Taekwondo, due iraniane si abbracciano sul podio, ma il regime di Teheran censura l’immagine perché una non porta l’hijab
dal nostro inviato Cosimo CitoPARIGI — Donna, vita, libertà, taewkondo. E un podio censurato dalla tv di stato iraniana, perché sconveniente. E infatti, lassù, con la medaglia d’argento e quella di bronzo al collo, Nahid Kiani e Kimia Alizadeh si sono strette fortissimo. Sono amiche, ma da quattro anni sono separate dalle convenzioni religiose del regime di Teheran. Alizadeh ora gareggia per la Bulgaria, il paese che l’ha accolta da rifugiata. Kiani è rimasta fedele al suo regime e gareggia, a differenza della sua ex compagna, con l’hijab sotto al caschetto. E così, negli ottavi del torneo dei 57 kg, le due si sono incontrate, scambiate uno sguardo d’intesa e combattute come si fa nello sport. Ha vinto Kiani, ha perso Alizadeh. Ma tra le due non è finita lì.
La fuga
Alizadeh è fuggita prima in Germania nel 2020 e poi in Bulgaria a inizio 2024 dopo aver avuto la sensazione di essere stata usata come strumento di propaganda dal regime islamico. A Rio, nel 2016, la ragazza nata a Karaj è diventata la prima medag…
PARIGI — Donna, vita, libertà, taewkondo. E un podio censurato dalla tv di stato iraniana, perché sconveniente. E infatti, lassù, con la medaglia d’argento e quella di bronzo al collo, Nahid Kiani e Kimia Alizadeh si sono strette fortissimo. Sono amiche, ma da quattro anni sono separate dalle convenzioni religiose del regime di Teheran. Alizadeh ora gareggia per la Bulgaria, il paese che l’ha accolta da rifugiata. Kiani è rimasta fedele al suo regime e gareggia, a differenza della sua ex compagna, con l’hijab sotto al caschetto. E così, negli ottavi del torneo dei 57 kg, le due si sono incontrate, scambiate uno sguardo d’intesa e combattute come si fa nello sport. Ha vinto Kiani, ha perso Alizadeh. Ma tra le due non è finita lì.
La fuga
Alizadeh è fuggita prima in Germania nel 2020 e poi in Bulgaria a inizio 2024 dopo aver avuto la sensazione di essere stata usata come strumento di propaganda dal regime islamico. A Rio, nel 2016, la ragazza nata a Karaj è diventata la prima medaglia olimpica al femminile di sempre per l’Iran. In una lettera aperta, nell’anno della sua fuga all’estero, Alizadeh ha affermato di essere "una delle milioni di donne iraniane oppresse”. Tre anni fa ha gareggiato alle Olimpiadi di Tokyo come parte della squadra dei rifugiati e anche allora fu battuta da Kiani, con la quale aveva condiviso vita, ritiri e allenamenti nei primi anni di carriera. Entrambe sono nate nel 1998. Nella sua lettera aperta, Alizadeh aveva condannato l'obbligo per le donne di indossare l'hijab, una questione che ha scatenato diffuse manifestazioni politiche in tutta la Repubblica islamica soprattutto dopo l’uccisione di Mahsa Amini. Le medaglie olimpiche al femminile dell’Iran ora sono tre, tutte nel taekwondo. Le ultime due sono arrivate in due giorni a Parigi: nei 49 kg Mobina Nematzadeh si era portata a casa il bronzo.
Il podio censurato
Dopo un paio d’ore le due ragazze iraniane si sono ritrovate sul podio ed è scattato un abbraccio fortissimo. “Questo è sport, non è politica” ha detto Alizadeh. Ma l’abbraccio tra le due e la premiazione non è andata in onda in Iran. La tv di stato ha preferito glissare su quella ragazza senza hijab che ha sfidato il regime. “Dopo aver vinto la medaglia a Rio tutte le persone hanno iniziato a riconoscermi e per me è diventata molto dura. Sono andata all’estero per poter ritrovare la mia tranquillità e poter vivere e fare sport in maniera serena”.