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Imane Khelif, l’oro della boxe vinto insieme a tutta l’Algeria

Imane Khelif (reuters)

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La vittoria contro la cinese Liu Yang ha scatenato l’entusiasmo di un popolo
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PARIGI - La medaglia d’oro è andata alla ragazza che ha fatto paura al mondo. Si chiama Imane Khelif ed è la campionessa olimpica della boxe 66 chilogrammi: tre riprese su tre vinte contro la sua avversaria, la cinese Liu Yang. La notte di Parigi, ieri, è stata la sua. She. She. She. Comincia a cantare piano, un ragazzo, in posa davanti a un fotografo. She. She. She. Grida più forte Safia, 25 anni, parigina di nascita, algerina di origine, commessa. She, She, She, continua Kaina, 31 anni, gli occhiali da sole a forma di cuore, l’hijab, lavora nella moda. She. She, she, alla fine è un coro collettivo, sono cinquanta almeno quelli che cantano qui fuori al centrale del Roland Garros trasformato per l’occasione in un enorme palazzetto della boxe, ma in realtà sono milioni in tutto il mondo, sono vecchi, giovani e donne, sono di destra e di sinistra, tradizionalisti e sognatrici.

Tutto un popolo per Imane

E sono tutti per She, Imane Khelif, la storia di queste Olimpiadi di Parigi 2024…

PARIGI - La medaglia d’oro è andata alla ragazza che ha fatto paura al mondo. Si chiama Imane Khelif ed è la campionessa olimpica della boxe 66 chilogrammi: tre riprese su tre vinte contro la sua avversaria, la cinese Liu Yang. La notte di Parigi, ieri, è stata la sua. She. She. She. Comincia a cantare piano, un ragazzo, in posa davanti a un fotografo. She. She. She. Grida più forte Safia, 25 anni, parigina di nascita, algerina di origine, commessa. She, She, She, continua Kaina, 31 anni, gli occhiali da sole a forma di cuore, l’hijab, lavora nella moda. She. She, she, alla fine è un coro collettivo, sono cinquanta almeno quelli che cantano qui fuori al centrale del Roland Garros trasformato per l’occasione in un enorme palazzetto della boxe, ma in realtà sono milioni in tutto il mondo, sono vecchi, giovani e donne, sono di destra e di sinistra, tradizionalisti e sognatrici.

Tutto un popolo per Imane

E sono tutti per She, Imane Khelif, la storia di queste Olimpiadi di Parigi 2024. Perché se è vero lo sport è il più grande processo di identificazione collettiva, lei Imane, «la figlia del nostro popolo» come la chiama Chanez, 30 anni, parrucchiera, è diventata qualcosa di più di un simbolo per la gente di Algeria. «La sua storia» ha detto nei giorni scorsi Dhikra Boukhavouba, una giovane donna che è venuta a Parigi come studentessa dopo aver studiato a lungo negli Stati Uniti, «è iniziata quando Imane ha dovuto affrontare un’ingiustizia sul suo genere. Hanno messo in dubbio la sua identità sessuale soltanto perché è una donna africana, algerina. E forse per questo non aveva alcun diritto di vincere». Quarantaquattro milioni di pugni, è scritto sulla maglietta di Ikken. «Dovevo essere qui per Imane perché Imane siamo tutti noi: noi ce la facciamo da soli, contro le ingiustizie di tutti. Imane è forza e resistenza. Un esempio del nostro Paese e delle nostre donne». Non c’è pagina social algerina che non racconti di Imane che in pochi giorni è passata da qualche migliaio a un milione e seicentomila follower su Instagram. Le hanno dedicato canzoni, realizzato murales. Ci sono magliette con la sua faccia e centinaia di meme.

Un tifoso su Angela Carini: “Perché lo show?”

Con i tifosi di Imane c’è imbarazzo a parlare d’Italia. «Perché?» chiedono. Perché l’Italia si è svegliata all’improvviso una mattina così cupa? «Com’è possibile che un Paese come il mio, da cui i miei genitori mi hanno sempre voluto tenere lontana, si stia mostrando migliore del vostro?» ci chiede Fahima. Cosa ci ha fatto Imane? Aveva sempre combattuto con le donne, era stata ospite in Italia più volte, per allenarsi. Aveva incrociato i guantoni con le ragazze della nostra nazionale. «Perché lo show?» si chiede un tifoso avvolto nella bandiera algerina, ci mostra il video del combattimento con Angela Carini, quel pugno incassato, dice di essere un grande esperto di boxe ed è sicuro, una guardia così bassa non si può tenere, «perché lo show?» ripete.

Un viaggio iniziato nella povertà a Tiaret

She ha una storia che se non fosse vera, andrebbe inventata. È nata a Tiaret, un villaggio rurale dell’est dell’Algeria. «Una famiglia povera che faceva molta fatica» hanno raccontato in questi giorni i quotidiani algerini. “La nostra eroina” l’hanno definita, scandagliando la sua storia, quella di una ragazza che vendeva pane e rottami per pagarsi gli allenamenti. «Vengono da lì, da Tiaret, da quella dignità e sofferenza, la forza e la serenità con cui lei sta attraversando le polemiche» ha detto il suo allenatore, il cubano Pedro Diaz, un celebrato coach di pugili professionistici che ha preso sotto la sua ala l’algerina da qualche tempo. «Imane non era mai scoppiata a piangere dopo un combattimento». Non ha pianto ieri sera dopo il verdetto. Ha ballato, prima di essere portata in trionfo sulle spalle del suo allenatore, il pubblico era impazzito, come sottofondo Abdel Kader , una canzone ce in Algeria vale un inno nazionale. Oggi volerà nel suo Paese, la attende il presidente Abdelmadjid Tebboune, che tra qualche settimana dovrà affrontare le presidenziali (non ci sono rischi di una mancata elezioni: ha di fatto impedito la candidatura degli avversari) ma che comunque ha capito la forza di Imane. La forza di She, la donna di Algeria che ha fatto paura a Trump. E ha spaventato il mondo.

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