Imane Khelif: “Sono una donna forte con poteri speciali. Il mio oro è un messaggio al mondo”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Una donna, sì una donna, è diventata il simbolo del regime dei generali, dove l’islamismo è forte, la religione non si discute e non esiste alcuna propaganda woke. Sul ring del Roland Garros si combatte la nuova Battaglia di Algeri. Senza scomodare il film di Pontecorvo e la lotta per l’indipendenza, la pugile Imane Khelif, 25 anni, è diventata il simbolo del paese del Magreb in cerca di riscatto. "Grazie Imane Khalif” ha detto il presidente Tebboune. "Tutti gli algerini e le algerine sono con te”. Nel centrale Philippe Chartier trasformato per accogliere la finale del pugilato, tutto lo stadio è per lei. Un tifo immenso. Sorridente, emozionata, Imane arriva in sala stampa quando è passata mezzanotte. Medaglia d'oro al collo, è seduta accanto alla sua avversaria, la cinese Yang Liu, 32 anni. Al gong finale si sono abbracciate, hanno posato per i fotografi, poi di nuovo insieme hanno fatto il gesto di mordere le medaglie per un selfie. Imane ha trattenuto le lacrime, non ha pi…
PARIGI - Una donna, sì una donna, è diventata il simbolo del regime dei generali, dove l’islamismo è forte, la religione non si discute e non esiste alcuna propaganda woke. Sul ring del Roland Garros si combatte la nuova Battaglia di Algeri. Senza scomodare il film di Pontecorvo e la lotta per l’indipendenza, la pugile Imane Khelif, 25 anni, è diventata il simbolo del paese del Magreb in cerca di riscatto. "Grazie Imane Khalif” ha detto il presidente Tebboune. "Tutti gli algerini e le algerine sono con te”. Nel centrale Philippe Chartier trasformato per accogliere la finale del pugilato, tutto lo stadio è per lei. Un tifo immenso. Sorridente, emozionata, Imane arriva in sala stampa quando è passata mezzanotte. Medaglia d'oro al collo, è seduta accanto alla sua avversaria, la cinese Yang Liu, 32 anni. Al gong finale si sono abbracciate, hanno posato per i fotografi, poi di nuovo insieme hanno fatto il gesto di mordere le medaglie per un selfie. Imane ha trattenuto le lacrime, non ha pianto. Si aggiusta un nastro blu sui capelli prima di cominciare a rispondere ai giornalisti in arabo (“Scusatemi il mio francese non è buono”).
Come ha vissuto la pressione di questi giorni?
"Per otto anni ho inseguito il mio sogno e adesso sono medaglia d'oro. Vorrei ringraziare tutti coloro che sono venuti a sostenermi. Tutte le persone dell'Algeria che erano qui a Parigi o che mi supportavano da lontano. Ho ricevuto messaggi dal mondo intero. Certo, ero sotto pressione, ma come tante mie altre mie colleghe. Devo ringraziare le persone con cui mi sono allenata e mi hanno permesso di arrivare fin a qui».
Algeria, la folla esulta in piazza per l'oro vinto da Imane Khelif
E ora che farà?
«Voglio tornare in Algeria, ritrovare la mia famiglia e riposare. Sono stata aiutata da chi mi ha sostenuto e, grazie a Dio, ho vinto. Per il futuro, si vedrà. Le Olimpiadi sono un sogno per qualsiasi atleta. A Tokyo non ero ancora pronta. Questa volta ero preparata. Tutti in Algeria sapevamo quanto ho lavorato in questi anni. Mi sono allenata in gran parte negli Stati Uniti con il mio coach. Volevamo arrivare esattamente a questo».
Cosa risponde a chi ha continuato ad attaccarla negli ultimi giorni, definendola troppo maschile, o addirittura un uomo?
"Non penso ci siano dubbi sul fatto che fossi pienamente idonea a partecipare. Sono una donna come tante. Sono nata donna, ho vissuto come donna e ho gareggiato come donna. Questi attacchi però danno un sapore particolare al mio successo. Sono diventata una donna forte con poteri speciali. E dal ring ho mandato un messaggio a coloro che erano contro di me".
E' anche la sua storia che rende questo successo così particolare?
«Ormai tutto il mondo conosce la mia storia. Vengo da un piccolo villaggio dell'Algeria, un posto molto povero, ma dove ho potuto contare sull’affetto della mia famiglia che mi è stata vicino. I miei genitori sono sempre stati fieri di me. Ora il mio messaggio al mondo è rispettare il messaggio olimpico. Contro di me c'è stato molto bullismo, e questo è contro i precetti olimpici. Spero almeno che dopo questa vittoria non ci saranno più attacchi simili in futuro».
Cosa significa il gesto di saluto che ha fatto dopo la vittoria?
«L'ho ripreso dal mio amico Ismael Bennacer. Lui gioca a calcio, io faccio la pugile, ma ci conosciamo. Mi sono ispirata a lui».
Rispetto a quello che ha detto di lei la federazione Iba, ora può dire che il suo onore è salvo?
«Il mio onore è salvo ma gli attacchi che ci sono stati sui social, anche se non li ho visti tutti, sono stati violenti e immorali. L’impatto è stato forte. C'è stata una campagna feroce contro di me. Dal 2018 ho gareggiato sotto l'autorità dell'Iba. Mi conoscevano da tempo, sanno tutto di me. Non riconosco questa Iba. Alcuni membri mi odiano e non so perché».
Molte donne in Algeria si rispecchiano in lei. Cosa ne pensa?
«Le donne algerine sono note per la loro forza. Le ringrazio per avermi sostenuto. Ho visto che tante sono venute per sostenermi in questa finale. Insieme abbiamo lanciato un messaggio al mondo: il nostro onore è al di sopra di tutto”.