Boxe, Vianello domina il gigante Makhmudov e ora può pensare in grande

Guido Vianello
Guido Vianello 

Splendida prova del peso massimo romano, che si impone per ko tecnico all'ottavo round. Una svolta per provare la scalata ai vertici della categoria regina

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In una estate devastante a causa del fallimento olimpico, ci ha pensato Guido Vianello a rilanciare in maniera decisa il pugilato italiano. Sul ring di Quebec City il peso massimo romano ha fornito una prestazione straordinaria, dominando il gigante russo naturalizzato canadese Arslanbek Makhmudov. Una vittoria per ko tecnico all'inizio dell'ottavo round, quando l'arbitro dopo aver consultato il medico ha posto fine al match. Makhmudov aveva infatti l'occhio sinistro completamente chiuso e dava la sensazione di essere destinato comunque a una sconfitta prima del limite. È stato il miglior Vianello di sempre, pari forse solo a quello dell'ultimo match perso ai punti con verdetto assai discutibile con il nigeriano Efe Ajagba.

Una svolta attesa da tempo

E la vittoria rappresenta una svolta attesa da tempo dal romano per posizionarsi in alto nella categoria dei pesi massimi. A dicembre Fury e Usyk disputeranno la rivincita con in palio le cinture Wbc, Wba e Wbo. A settembre Anthony Joshua si giocherà l'Ibf con Dubois. Vianello può inserirsi in quella seconda fascia in attesa di una grande chance, insieme ai vari Zhang, Bakole (che recentemente ha distrutto Anderson), Parker, al ragazzino terribile Itauma, tanto per citarne qualcuno.

La rivincita dopo 9 anni

La vittoria di Quebec City chiude in ogni caso il primo cerchio della carriera di Vianello. Con Makhmudov si era incontrato nel marzo di 9 anni fa a Milano, in un match di World Series (la formula ibrida tra boxe dilettantistica e pro) e il russo canadese aveva avuto la meglio per ko tecnico al quarto round in virtù di una ferita. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Vianello nella sua trasferta americana è andato in costante crescita guadagnandosi il rinnovo contrattuale con la Top Rank di Bob Arum, non uno qualunque ma uno dei punti di riferimento (da oltre 50 anni) della boxe mondiale. E in quel giro, una volta dimostrato di poterci stare, non esistono match facili.

I limiti di Makhmudov

Di sicuro Vianello ha studiato molto. Il russo aveva impressionato con una serie di conclusioni prima del limite, poi si era imbattuto nel tedesco di origine turca Agit Kabayel, che gli aveva inflitto una vera lezione di boxe fatta di tecnica e velocità. Un ko al quarto round dopo tre atterramenti che ha dato a Vianello il vantaggio di poter conoscere i punti deboli dell’avversario, potente ma poco mobile e soprattutto tecnicamente grezzo.

Il match

Detto fatto. Il montante destro, portato spesso di primo acchitto, ha sempre fatto breccia nella difesa dell'avversario. Stesso discorso per il diretto, preceduto spesso da un jab efficace. Buona anche la fase difensiva, che ha neutralizzato la potenza devastante del russo. Makhmudov è stato anche scorretto, beccandosi un punto di penalità al sesto round per un colpo dietro la nuca. Al settimo, toccato duro da Vianello, ha anche poggiato il guantone per terra. C'erano gli estremi per un conteggio non avvenuto, ma era solo l'anticamera dell'episodio chiave giunto poco dopo.

Vianello: “Punto uno della carriera”

"Per me questa vittoria rappresenta, se non il punto zero, il punto uno della carriera. La Top Rank di Bob Arum ha grandi progetti per me e il bello viene adesso". Guido Vianello prima di lasciare il Canada ci racconta le sue impressioni sul match. "È stato meno complicato del previsto, con il maestro Simone D'Alessandri abbiamo preparato alla perfezione la strategia. Inoltre la preparazione fatta a 50 gradi a Las Vegas nella palestra di Fransis Ngannou si è rivelata fruttuosa. Ho fatto i guanti con lui, con Michael Hunter e con altri massimi del Nevada. Non è stato insomma lasciato nulla di intentato".

D’Ambrosi: “Il risultato di Vianello dice che il movimento è in salute”

"Guido Vianello - commenta il presidente federale, Flavio D'Ambrosi - ha dimostrato che il pugilato italiano può competere ad alti livelli perché ha un tessuto di società che svolgono per tutto l'anno un'intensa attività pugilistica - supportata e ben gestita da questa Federazione - e dei maestri che hanno la capacità di insegnare la nobile arte coltivando, quotidianamente, talenti. Mi preme evidenziare, tuttavia, che il risultato di Vianello non è episodico e non è isolato. Sono stati ben 26 i Titoli europei, assoluti e silver, che i pugili italiani hanno conquistato dal 2021 a oggi. Nello stesso periodo, per 6 volte i pugili italiani sono stati ai vertici mondiali (3 Ibo e 3 silver Wbc). Ben 18 pugili italiani, uomini e donne, sono nei primi 40 posti delle classifiche generali delle maggiori sigle internazionali Pro. Ecco, una visione d'insieme eviterebbe gli accessi di pensiero sia in negativo con visioni catastrofiche sul futuro del pugilato Ricordiamoci una cosa: al futuro del movimento pugilistico italiano non servono frustrazioni, pseudo "profeti" e "stregoni" ma determinazione, volontà, esperienza, passione e competenza.

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