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Caterina Banchelli, la portiera del Setterosa lascia la pallanuoto a 23 anni: “Scelgo lo studio”

Caterina Banchelli 

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Titolare ai Giochi di Parigi, ora si dedicherà al design industriale: “Vorrei fare un master all’estero. L’Olimpiade esperienza travolgente”
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A 23 anni Caterina Banchelli dice basta. “Lascio la pallanuoto e apro un nuovo capitolo della mia vita”. La portiera titolare del Setterosa, sesto ai Giochi di Parigi, bronzo mondiale nel 2023, appende la calottina al chiodo per dedicarsi allo studio. “All’inizio non è stato facile immedesimarmi in una nuova me, dopo una vita in piscina. Ma sono convinta di aver fatto la scelta giusta”.

Quando ha maturato questa decisione?
“Sapevo che dopo le Olimpiadi avrei rimesso tutto sul tavolo e ho deciso di tirare una riga con il cuore in mano. In realtà io ho sempre avuto le idee chiare sul mio futuro. Non è stato facile. Ma è stata una decisione totalmente mia, i miei genitori mi hanno sempre appoggiato, la decisione stava a me e a nessun altro”.

Lascia per dedicarsi ai suoi studi.
“Mi sono laureata a settembre 2023 in design industriale e comunicazione grafica al Design campus di Firenze. Ho messo tutto in pausa per un anno per dedicarmi nell’anno olimpico anima e corpo alla pallanuoto. Ora vo…

A 23 anni Caterina Banchelli dice basta. “Lascio la pallanuoto e apro un nuovo capitolo della mia vita”. La portiera titolare del Setterosa, sesto ai Giochi di Parigi, bronzo mondiale nel 2023, appende la calottina al chiodo per dedicarsi allo studio. “All’inizio non è stato facile immedesimarmi in una nuova me, dopo una vita in piscina. Ma sono convinta di aver fatto la scelta giusta”.

Quando ha maturato questa decisione?
“Sapevo che dopo le Olimpiadi avrei rimesso tutto sul tavolo e ho deciso di tirare una riga con il cuore in mano. In realtà io ho sempre avuto le idee chiare sul mio futuro. Non è stato facile. Ma è stata una decisione totalmente mia, i miei genitori mi hanno sempre appoggiato, la decisione stava a me e a nessun altro”.

Lascia per dedicarsi ai suoi studi.
“Mi sono laureata a settembre 2023 in design industriale e comunicazione grafica al Design campus di Firenze. Ho messo tutto in pausa per un anno per dedicarmi nell’anno olimpico anima e corpo alla pallanuoto. Ora voglio andare avanti negli studi con un master”.

Che carriera lavorativa le piacerebbe intraprendere?
“Mi piacerebbe entrare nel mondo del branding. Il design ha mille sfaccettature. Oggi tutto è design, ne siamo permeati anche involontariamente. Mi piacerebbe un’esperienza all’estero e fare qualche stage per fare esperienza. Mi vedo in Inghilterra o Spagna, dove ci sono scuole all’avanguardia”

Impossibile conciliare le due attività, studio e sport?
“Sono sempre riuscita a vivere una doppia vita tra studio e sport. E non sono l’unica. Domitilla Picozzi, la mia compagna di nazionale, si è laureata in medicina ed era con me alle Olimpiadi. Volere è potere. Sono scelte. Stare in nazionale richiede grande impegno, avrei potuto continuare certamente, con un po’ di sacrificio, ma ora è tutta una scelta mia. Voglio rendere il design protagonista della mia vita”.

Ha pesato nella sua scelta la delusione per il risultato non straordinario del Setterosa a Parigi?
“Non credo. Al di là del risultato esco da quelle due settimane arricchita. L’Olimpiade è stata un coronamento di una carriera e sono felice di aver chiuso così. Se avessimo vinto l’oro non so cosa avrei fatto, sinceramente. Ma, conoscendomi, credo che avrei preso la stessa decisione e avrei optato per lo studio”.

Le sue compagne di nazionale e alla Florentia cosa le hanno detto?
“Tutte sapevano del mio altro interesse e tutte hanno capito. Sono dispiaciute naturalmente, ma è bello così. Lo sport di squadra ti dà la possibilità di creare amicizie forti che rimarranno anche in un domani”.

Lei è famosa anche per essere stata una portiera goleador.
“Negli ultimi anni avevano messo la regola del portiere volante, e qualche gol da porta a porta era uscito, anche l’anno scorso in Europa con la calottina della Sis Roma, dove ho giocato in prestito nell’ultimo anno. Mi chiamano stramba perché sono una ragazza allegra, una che anima uno spogliatoio. Un portiere è sempre un personaggio sui generis. Al di là del mio fisico – sono alta 179 cm – ho proprio il carattere adatto al ruolo”.

Le resterà dunque Parigi.
“L’impatto è stato impressionante. Nel campionato italiano abbiamo di norma 100 persone in tribuna, a Parigi ce n’erano 16 mila. Questo ti tocca, ti travolge, è bellissimo. Il nostro è un piccolo sport, non è il calcio, non è il tennis, ma la fatica, gli allenamenti e l’impegno richiesti sono identici, se non superiori. Anche solo avere tutto quel pubblico ti ripaga e ti appaga”.

Ha detto addio o solo arrivederci alla pallanuoto?
“Non voglio mettere un muro, la pallanuoto è stata parte della mia vita e lo sarà sempre. Se tra cinque anni mi tornerà la voglia, tornerò. Vedremo come andrà la vita e chissà”.

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