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Gillo Nobili, l’intervista: “Una fanta Luna Rossa, ma l’uomo resta decisivo”

Luna Rossa 

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Parla il capo della meccatronica della barca italiana impegnata a Barcellona nella finale della Louis Vuitton Cup. Oggi terza e quarta regata, si riparte da 1-1
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BARCELLONA - Gillo Nobili, Luna Rossa ha sorpassato i 100 all’ora nel primo giorno di finale della Louis Vuitton Cup: la tecnologia sta superando il fattore umano in Coppa America?
“Non è così, l’uomo conta ancora di più, e c’è un perché”.

Gilberto Nobili detto “Gillo” è un colosso che vive nella base di Barcellona con la moglie artista Elena e il figlio Brando nato ad Auckland. Capo della meccatronica di Luna Rossa, in passato Nobili è stato tante cose. Sciatore e canoista sull’Appennino reggiano, ingegnere elettronico, componente di Luna Rossa nel 2003 e 2007, vincitore della Coppa America 2010, 2013, 2017 a bordo di Oracle e New Zealand, grinder e specialista in system performance di nuovo su Luna Rossa nel 2021, infine operations manager e n.1 del settore che unisce meccanica, idraulica ed elettronica nella sfida di Barcellona che riprende oggi, per la terza e quarta regata tra Luna Rossa e Ineos Britannia dopo l’1-1 di giovedì.

BARCELLONA - Gillo Nobili, Luna Rossa ha sorpassato i 100 all’ora nel primo giorno di finale della Louis Vuitton Cup: la tecnologia sta superando il fattore umano in Coppa America?
“Non è così, l’uomo conta ancora di più, e c’è un perché”.

Gilberto Nobili detto “Gillo” è un colosso che vive nella base di Barcellona con la moglie artista Elena e il figlio Brando nato ad Auckland. Capo della meccatronica di Luna Rossa, in passato Nobili è stato tante cose. Sciatore e canoista sull’Appennino reggiano, ingegnere elettronico, componente di Luna Rossa nel 2003 e 2007, vincitore della Coppa America 2010, 2013, 2017 a bordo di Oracle e New Zealand, grinder e specialista in system performance di nuovo su Luna Rossa nel 2021, infine operations manager e n.1 del settore che unisce meccanica, idraulica ed elettronica nella sfida di Barcellona che riprende oggi, per la terza e quarta regata tra Luna Rossa e Ineos Britannia dopo l’1-1 di giovedì.

Insomma, perché l’uomo è ancora padrone su queste barche da fantascienza?
“Perché è il velista che decide come e quando fare certe cose, anche se abbiamo migliaia di variabili e aiuti visuali per fare un lavoro migliore”.

È possibile spiegare?
“I computer industriali ricevono sempre il comando iniziale dai velisti a bordo. La comunicazione tra il sistema idraulico e quello dotato di tutti i sensori necessari alla valutazione dello stato della barca viene interrotta a tre minuti dalla partenza da una BlackBox dell’organizzazione, di fatto impedendo ogni possibilità di avere autopiloti in regata”.

Non la sorprende la velocità che raggiungete?
“Superare abbondantemente i 50 nodi non è l’aspetto più sorprendente: queste barche sono disegnate per dare il massimo durante l’intera regata e in una finestra di vento tra i 6 e i 22 nodi. Navigano di bolina a oltre 40 nodi e di poppa a oltre 50, ad angoli impensabili per imbarcazioni normali. Fanno manovre velocissime e in rapida sequenza”.

Gilberto Nobili 

Ma perché lei è sceso da Luna Rossa?
“Perché come diceva mio padre “impara l’arte e mettila da parte”: continuo sempre a cercare qualcosa di nuovo, prima un atleta faceva fatica a entrare in un container dell’elettronica, ora un ex grinder come me guida la meccatronica”.

Rispetto a tre anni fa cos’è Luna Rossa?
“Un team che non ha chiuso, abbiamo mantenuto il core group, rafforzandolo con nuove energie, idee, risorse. Il più grande limite è morire a fine coppa per poi rinascere mesi dopo, quando alcuni se ne sono già andati”.

Teme l’alleanza tra Ineos e Mercedes di F1 che sostiene i vostri avversari?
“Ineos ha un budget importante, l’organico è il triplo del nostro, il team si prepara da anni. Come si parla dell’indotto della motorvalley italiana, anche loro hanno un bacino da cui prendere idee, uomini, risorse. Ma attenzione, la vela non è la F1, ci sono menti pensanti che ragionano bene solo nel loro mondo”.

Lo spauracchio si chiama Ben Ainslie, timoniere di Ineos con 4 ori olimpici: lei è stato suo compagno su Oracle, che tipo è?
“Un grande campione, ma bisogna capire: Oracle era un insieme di grandi professionisti uniti per vincere, ma il rapporto finiva lì. A Luna Rossa invece l’atmosfera è più mediterranea, siamo un gruppo, usciamo in compagnia”.

Ad Auckland sua moglie Elena dipingeva i caschi dei suoi compagni con animali che li rappresentavano: lo fa ancora?
“Anche questa volta Jimmy Spithill avrà un canguro con guantoni, e Checco Bruni un’aquila. Gli animali ci aiutano a fidarci dell’istinto per affrontare Ineos”.

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