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Karate, Davide Benetello: “Sul tatami si impara a vivere. Il nostro sport merita le Olimpiadi”

Davide Benetello 
L’ex campione del mondo, vicepresidente Fijlkam e responsabile del settore karate della Fijlkam, accoglie a Jesolo giovani atleti per i mondiali Cadet-Junior-U21: “Il karate da noi è in crescita, con il 60% dei praticanti minorenni”
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VENEZIA - Davide Benetello, ex campione del mondo di karate, dopo avere combattuto sui tatami di tutto il mondo, questa volta gioca in casa. Il presidente del settore karate della Fijlkam (di cui è vicepresidente) si prepara infatti ad accogliere a Jesolo, sua città natale, i duemila giovani atleti provenienti da 113 Paesi che prenderanno parte ai mondiali Cadet-Junior-U21, da oggi al 13 ottobre al Palazzo del Turismo. “Sarà una manifestazione inedita, per dimensioni, spirito e organizzazione. E una grande occasione per il nostro sport”, dice Benetello.

Come sta il movimento italiano del karate?
“Benissimo. È rigoglioso. Abbiamo superato i numeri pre-Covid come iscritti, strutture e società. La nostra federazione, la Fijlkam, comprende tutte le arti marziali maggiori, è attiva in tutte le regioni”.

Negli anni Ottanta, il karate era molto popolare nelle scuole, anche grazie a idoli come Chuck Norris e film culto come Karate Kid. Oggi come si avvicinano i ragazzini alla disciplina?
“La serie Netflix Kobra Kai, spin-off proprio di Karate Kid, può avere un piccolo ruolo e ne siamo felici. Tutto ciò che aiuta il karate a farsi conoscere è benvenuto. Ma sono i genitori il vero motore del movimento. Il 60 per cento dei nostri praticanti è minorenne, anche se si può andare avanti ad allenarsi fino a cent’anni”.

Cosa insegna il karate ai giovani?
“Il rispetto. Per l’avversario, anzitutto. Ogni incontro inizia e finisce con il saluto. E per le regole”.

Cosa deve fare, e non fare, un maestro?
“Deve insegnare agli allievi a convivere e collaborare con i compagni di palestra. Più ci si impegna quando si fa sparring per un compagno, più si cresce come gruppo. Quello che bisogna evitare invece è l’eccessiva rigidità, che oggi non è apprezzata. Il concetto di marzialità si è modificato nel tempo. Essere rigidi è giusto, essere immobili no”.

Un augurio e una raccomandazione alle ragazze e ai ragazzi che si sfideranno al mondiale?
“Da presidente della commissione atleti mondiale, dico loro di vivere il momento. Hanno dai 14 ai 21 anni, hanno molto da scoprire, anche fuori dagli incontri. È come un Erasmus, per conoscere persone e culture diverse. Non si esaurisce tutto sul tatami”.

Niente plastica, giusto?
“Per noi è molto importante. Sarà il primo evento totalmente plastic-free promosso dalla nostra federazione. Abbiamo bandito le bottigliette. E anche i tatami sono stati fabbricati con un materiale riciclabile”.

Tradizione e tecnologia. Per segnare i punti si useranno i clicker automatici al posto delle bandierine. Cosa cambia?
“Si guarda avanti, è inevitabile. I quattro arbitri hanno in mano ciascuno un joystick, il clicker appunto, con cui possono assegnare da 1 a 3 punti per ogni colpo a segno, in base all’importanza”.

Come sarà possibile seguire le gare da casa?
“Avremo la diretta streaming per tutti i tatami, in full HD. Basterà collegarsi al sito web della Fijlkam per vedere tutto, anche se si è lontani dal Veneto”.

Lei con Jesolo ha un legame speciale.
Sono cresciuto sulla sabbia del lido. Il fatto che il mondiale giovanile si svolga proprio lì, per me è un sogno che si realizza. Ringrazio il Comune, la Regione Veneto e ministero dello Sport e i Giovani, senza cui organizzare i Mondiali non sarebbe stato possibile”.

La generazione di Busà e Busato ha superato i trent’anni. Chi sono oggi le promesse del karate?
“Abbiamo 1.500 società e 60.000 tesserati, fra ragazze e ragazzi. Tanto per il femminile quanto per il maschile, il ricambio è continuo. Abbiamo vinto gli Europei a squadre senior, e nel gruppo dei grandi c’erano tre atleti sotto i 23 anni. Sono segnali bellissimi”.

I bambini, nelle palestre dove si imparano gli sport di combattimento, sono sempre più affascinati dalle arti marziali miste. Evoluzione naturale o deriva negativa?
“È una disciplina molto spettacolare ma brutale, che a me sinceramente non piace, ma è un fatto personale. Nelle arti marziali miste la salvaguardia della salute degli atleti dipende molto dalla qualità degli arbitraggi. Un problema che noi non abbiamo. Nel karate si va al lavoro senza occhi neri. I nostri regolamenti rendono questo sport uno dei meno traumatici in assoluto, anche meno del calcetto e del tennis, per dire”.

Alle ultime Olimpiadi, il karate è stato escluso.
“Non è stato incluso, diciamo così. Il comitato del Paese organizzatore ha sempre il potere di proporre sport aggiuntivi rispetto a quelli sempre ammessi. A Tokio ovviamente il karate è stato aggiunto, a Parigi no. I francesi hanno preferito altre discipline che garantivano un maggiore ritorno commerciale e di immagine. Una scelta legittima, ma che dispiace”.

Che probabilità ci sono di vedere di nuovo il karate ai Giochi?
“L’orizzonte è Brisbane 2032. Stiamo lavorando per esserci e siamo molto fiduciosi che questo accadrà. Ma l’obiettivo è più ambizioso: inserire stabilmente il karate tra gli sport olimpici. Se lo merita”.

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