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Banti: “Addio onde, torno a studiare. La vela è dominata dal maschilismo”

Caterina Banti dopo il secondo oro olimpico a Parigi

 

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Intervista alla due volte campionessa olimpica di vela: “Tita è tra i finalisti per i premi annuali, in quelli femminili io non ci sono: ha vinto da solo? Perché a un certo punto le donne scompaiono?”
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ROMA — Arriva in bicicletta, come al solito. Maglia a manica corta, occhi chiari, belle spalle e pure il sorriso. Sembra sempre spinta dal vento. Se Luna Rossa ha ammainato le vele, lei proprio no. Caterina Banti, 37 anni, ha vinto tutto: europei, mondiali, ma soprattutto due ori olimpici di fila nel catamarano misto (Nacra 17). Non solo sport, parla quattro lingue, si è laureata a Roma in Storia e civiltà dell’Oriente e del Mediterraneo e poi all’Orientale di Napoli dove oltre all’arabo e al turco moderno si è appassionata alla storia dell’impero ottomano. È un misto tra una cow-girl del mare e una Indiana Jones.

Banti, lei dopo Parigi è scesa a terra.

"Sono un caso piuttosto anomalo, anzi tardivo. Ho iniziato lo sport agonistico già da grande, a 23 an…

ROMA — Arriva in bicicletta, come al solito. Maglia a manica corta, occhi chiari, belle spalle e pure il sorriso. Sembra sempre spinta dal vento. Se Luna Rossa ha ammainato le vele, lei proprio no. Caterina Banti, 37 anni, ha vinto tutto: europei, mondiali, ma soprattutto due ori olimpici di fila nel catamarano misto (Nacra 17). Non solo sport, parla quattro lingue, si è laureata a Roma in Storia e civiltà dell’Oriente e del Mediterraneo e poi all’Orientale di Napoli dove oltre all’arabo e al turco moderno si è appassionata alla storia dell’impero ottomano. È un misto tra una cow-girl del mare e una Indiana Jones.

Banti, lei dopo Parigi è scesa a terra.

"Sono un caso piuttosto anomalo, anzi tardivo. Ho iniziato lo sport agonistico già da grande, a 23 anni. A 34 ho vinto con Ruggero Tita il primo oro olimpico e a 37 sempre con lui ci siamo riconfermati campioni. Con grande sacrificio, impegno e lavoro. Ho dovuto da prodiera prendere 10 chili in due anni, perché è un ruolo che richiede forza, esplosività, resistenza. Dallo sport ho ricevuto molto, ma gli ho anche dato tutto: ginocchia, schiena, mani, polsi, caviglie. Non mi sono risparmiata infortuni, sono abbonata a cervicale e pubalgia. La vela è performance, oggi sull’acqua si va sempre più veloci e in barca si prendono botte. Ma c’è un tempo per tutto e io ho un compagno, vorrei un figlio, ho genitori che invecchiano e due fratelli. Devo costruirmi un altro pezzo di vita lontano dalle onde, anche perché non appartengo ai corpi militari, sono tesserata per il Circolo Canottieri Aniene".

Delusa dallo sport?

"Da una certa mentalità molto maschilista della vela. Faccio un esempio: World Sailing ha annunciato i finalisti del Premio dell’anno, nella categoria maschile c’è il nome di Ruggero Tita, ne sono contenta, ma in quella femminile non c’è il mio. Insieme siamo nominati nella categoria a squadra. Ma Ruggero non gareggia da solo, i titoli li abbiamo vinti insieme. Tra i giovani c’è Vittorio Bonifacio, ma non la timoniera, Lisa Vucetti. Eppure sono un equipaggio misto. La Fiv ha subito chiesto spiegazioni. Mi chiedo: perché le donne a un certo punto scompaiono dalla vista? In un momento in cui il mondo olimpico, le istituzioni, federazioni e Coni e persino la Coppa America si aprono alla parità di genere?".

Paris 2024 Olympics - Sailing - Mixed Multihull Medal Race - Marseille Marina, Marseille, France - August 08, 2024. Ruggero Tita of Italy and Caterina Marianna Banti of Italy celebrate after winning gold. REUTERS/Luisa Gonzalez (reuters)

Bertelli non vuole team misti su Luna Rossa.

"Lui è un uomo d’altri tempi, quando le donne mettevano paura, portavano disturbo e disgrazie. Ma è veramente così o sono solo pregiudizi? L’uomo è più diretto e pratico? Spesso sì. La donna forse sarà meno concreta, ma ha grande forza e resistenza mentale. Dico questo: se non ci date l’opportunità di provare, come potete dire che siamo inadatte. Mettete alla prova i nostri meriti e poi scartateci. Ma dopo, non prima. Come possiamo diventare brave se non ci viene data un’occasione? Se non s’inizia mai come in F1 è un’esclusione dettata dal pregiudizio. Tita e io abbiamo vinto molto insieme, lui prenderà il timone nella prossima Coppa America, se lo merita davvero. Ma la vela non è solo una questione fisica. Se poi per i media l’attrazione è solo se lui e lei stanno insieme è un’altra storia. Ai Giochi di Tokyo ce lo chiedevano sempre: come mai tu e Ruggero non siete fidanzati? La relazione sessuale: solo quella sembrava interessare. Non la collaborazione vincente nonostante le diversità dei caratteri, non i ruoli interscambiali, non i percorsi di vita, non le personalità".

Dove navigherà ora?

"Voglio crescere, capire, informarmi. Mi sono iscritta alla Luiss, al Master in Public Affairs and External Relations e al corso di management olimpico del Coni. E sono candidata di genere al consiglio nazionale della Federvela in rappresentanza degli atleti. Quello che dico alle donne è: studiare è importante, ti dà strumenti e metodo. Io non sarei quella che sono, se non avessi imparato a ragionare con la mia testa, se non avessi viaggiato in Africa con mio padre Giorgio, glottologo, se dopo il liceo classico mia madre Annita non mi avesse spinta ad andare per un anno a Tunisi a studiare la lingua. Credo che gli atleti debbano allargare il loro sguardo, non si può più dire: io penso solo a gareggiare, il resto non è di mia competenza. Non puoi accorgerti a fine luglio che la Senna è inquinata, perché poi sarai tu a pagarne le conseguenze, devi organizzarti e far sentire la tua voce collettiva prima. Lo sport è riscatto personale, sociale, culturale, politico. Devi imparare ad adattarti, a canalizzare le energie, a controllare gli impulsi. E deve insegnare empatia, solidarietà, tolleranza. Allora sì che può aiutare a cambiare il mondo".

È sempre stata così evangelica?

"Ma va là, da piccola ero cicciottella. Mi chiamavano bantenottera. Ho sofferto di bulimia. Confrontarsi con il proprio corpo è la prima tua gara, accettare sé stessi, superare i tuoi limiti, sono tutti passi importanti. La medaglia non la vinci se non risolvi il tuo problema come persona. Perché una cosa è chiara: nessuno sarà mai perfetto, il successo è un percorso di crescita, una condivisione delle diversità, non un’ipertrofia dell’io. C’è sempre da imparare dagli altri e soprattutto mai vergognarsi di chiedere: tu come hai fatto? Il mondo va avanti, noi che vogliamo fare, continuare con gli stereotipi? Uomini e donne possono viaggiare e vincere insieme in barca e nella vita. Lo abbiamo dimostrato. Quaggiù a terra interessa a qualcuno?".

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