Roland Fink, il campione nascosto dalla Ddr che inventò il Fosbury prima di Fosbury
di Mattia ChiusanoÈ una foto seppiata, lontanissima nel tempo. L’atleta salta in alto con una sola scarpa, il piede destro non ha nemmeno un calzino, l’asticella è scavalcata ampiamente, lo stile è chiaramente quello di Fosbury. Ma non si tratta di Richard Douglas detto “Dick” Fosbury. Siamo nella Germania Est degli anni Sessanta, a scattare la foto nel 1963 è Peter Riedel, che in futuro sarebbe diventato padre del cinque volte campione del mondo del disco Lars, ma in quel momento, oltre a lanciare il disco come il figlio, è anche compagno di squadra dell’uomo che salta mezzo scalzo. Si chiama Roland Fink, e quella foto riemersa dal passato potrebbe trasformarlo, ad anni dalla sua morte, nel vero inventore dello stile che ha rivoluzionato il salto in alto. Legato per sempre al gesto che permise a Fosbury di vincere l’oro a Città del Messico 1968 e dare il suo nome alla tecnica con cui saltano ancora oggi Tamberi e Barshim.
Addio Di…
È una foto seppiata, lontanissima nel tempo. L’atleta salta in alto con una sola scarpa, il piede destro non ha nemmeno un calzino, l’asticella è scavalcata ampiamente, lo stile è chiaramente quello di Fosbury. Ma non si tratta di Richard Douglas detto “Dick” Fosbury. Siamo nella Germania Est degli anni Sessanta, a scattare la foto nel 1963 è Peter Riedel, che in futuro sarebbe diventato padre del cinque volte campione del mondo del disco Lars, ma in quel momento, oltre a lanciare il disco come il figlio, è anche compagno di squadra dell’uomo che salta mezzo scalzo. Si chiama Roland Fink, e quella foto riemersa dal passato potrebbe trasformarlo, ad anni dalla sua morte, nel vero inventore dello stile che ha rivoluzionato il salto in alto. Legato per sempre al gesto che permise a Fosbury di vincere l’oro a Città del Messico 1968 e dare il suo nome alla tecnica con cui saltano ancora oggi Tamberi e Barshim.
Addio Dick Fosbury: la tecnica rivoluzionaria che cambiò la storia del salto in alto
"Uno stile comico”
Ma perché non si parla di salto alla Fink? Perché nella Germania Est non era facile, anzi quasi impossibile imporre uno stile rivoluzionario, fuori dai canoni, contrario alla linea che si imponeva in tutte le squadre destinate alle Olimpiadi (e quanto si scoprirà dopo la caduta del Muro dei programmi doping imposti agli atleti). Riedel oggi ha 82 anni e ricorda alla Frankfurter Allgemeine come fosse definito “uno stile comico” quello del saltatore. Un giorno Fink si lamentò ("Hanno detto che salto in modo così strano") coi compagni della Dynamo Meiningen, il gruppo sportivo con cui vinse vinse la medaglia di bronzo ai campionati a squadre 1963 della Ddr allo Stadio della Pace di Lipsia. Aveva capito che la sua intuizione non l’avrebbe portato da nessuna parte.
Fotografato dal compagno di squadra
In quell’epoca i saltatori usavano lo scavalcamento ventrale imposto per la prima volta da Valery Brumel, nato in Siberia da una famiglia di origini ucraine, pluriprimatista del mondo. Veniva visto come un freak l’adolescente Dick Fosbury, che si definiva “il peggior saltatore in alto del suo liceo”, si rompeva una mano cercando di saltare oltre una sedia di pelle, e a forza di cercare un equilibrio in volo provò a saltare al contrario, con le spalle verso l’asticella. Nella Germania comunista c’era invece Peter Riedel con la sua passione per le immagini e la macchina fotografica che lo seguiva ovunque, anche al campo sportivo. Dove immortalò Fink che interpretava a modo suo la regola base di saltare con una gamba sola. Era nato a Stettino nel 1942, in piena guerra, i genitori si erano trasferiti a Prenzlau dove lui aveva cominciato a vincere gare, superare gli 1,80 metri, diventare campione giovanile della Ddr. Aspirare a un posto nella potente Dynamo Berlino, prima di essere respinto a causa del suo stile di salto anomalo. Diventerà artigiano, seguendo la strada del padre stuccatore invece di aspettare altri segnali dal mondo dello sport.
È praticamente impossibile che Fosbury l’abbia copiato, in un’epoca in cui internet non era nemmeno immaginabile e Fink non partecipò a nessun meeting internazionale. Sta di fatto che se il tedesco orientale abbandonò la sua utopia l’americano invece continuerà a coltivarla, lavorando in segreto a Portland, fino ad arrivare in Messico dove il pubblico prima riderà, poi esulterà per la sua vittoria. Agevolata dalla tecnologia di quegli anni: “Se non avessero inventato i materassi quello stile lì se lo sarebbe sognato. Cadere sulla sabbia, come si faceva ai miei tempi, spezzava la schiena” spiegherà Ottavio Missoni, stilista e atleta. Quel che non capirà mai Peter Riedel, atleta, padre, fotografo e “giustiziere” del campione sepolto, sarà il commento televisivo della tv di stato: la leggenda del giornalismo della Ddr Heinz Florian Oertel esultava per la rivoluzione di Fosbury, eppure conosceva da anni il modo in cui saltava Roland Fink.