Mattia Furlani: “A mamma devo il bronzo alle Olimpiadi. Se ci ripenso non dormo, non sono un robot”
di Emanuela AudisioMONTECARLO — Il suo è il salto più lungo del mondo. Nessuno della sua generazione ha fatto meglio del suo 8,38. Altro che Spiderman, c’è un ragazzino italiano che ha vinto l’Oscar dell’atletica. Premio «Stella nascente». Mattia Furlani avrà vent’anni il 7 febbraio. L’età giusta per volare sul mondo. All’inizio di dicembre a Montecarlo è diventato il primo italiano a vincere il World Athletics Awards. Nessuno mai ci era riuscito. Bronzo nel salto in lungo ai Giochi di Parigi, nonostante fosse il più giovane tra i dodici concorrenti, argento agli Europei di Roma.
Olimpiadi a parte, un anno di successi: patente, maturità, Il premio di Men’s rising star del 2024.
«Si ma l’ordine è proprio questo. Con la patente ho svoltato, per me che vivo a Rieti poter guidare l’auto dà un’indipendenza che prima non avevo, mi evita le due ore di pullman se voglio andare a Roma a trovare la mia fidanzata. La maturità, ho fatto il liceo sportivo privato, mi ha davvero emozionato, come sempre quando arrivi …
MONTECARLO — Il suo è il salto più lungo del mondo. Nessuno della sua generazione ha fatto meglio del suo 8,38. Altro che Spiderman, c’è un ragazzino italiano che ha vinto l’Oscar dell’atletica. Premio «Stella nascente». Mattia Furlani avrà vent’anni il 7 febbraio. L’età giusta per volare sul mondo. All’inizio di dicembre a Montecarlo è diventato il primo italiano a vincere il World Athletics Awards. Nessuno mai ci era riuscito. Bronzo nel salto in lungo ai Giochi di Parigi, nonostante fosse il più giovane tra i dodici concorrenti, argento agli Europei di Roma.
Olimpiadi a parte, un anno di successi: patente, maturità, Il premio di Men’s rising star del 2024.
«Si ma l’ordine è proprio questo. Con la patente ho svoltato, per me che vivo a Rieti poter guidare l’auto dà un’indipendenza che prima non avevo, mi evita le due ore di pullman se voglio andare a Roma a trovare la mia fidanzata. La maturità, ho fatto il liceo sportivo privato, mi ha davvero emozionato, come sempre quando arrivi alla fine di un percorso. C’è chi non riesce a godere delle cose, io invece ci provo, mi prendo il mio tempo. Ma sia chiaro, sono contento di essere stato premiato con un riconoscimento che tante volte è andato a Usain Bolt, anche lui talento giovanile».
Per lei nel 2025 si apre una nuova fase: due mondiali e un’Olimpiade nei prossimi tre anni.
«Sí, sono la generazione che arriva. Ma a tutti chiedo pazienza, bisogna rispettare la crescita biologica, per i lavori di forza massima c’è tempo. Parigi è stata una delle migliori gare della mia carriera dal punto di vista della tecnica. È la dimostrazione che per i risultati bisogna dare tempo ai giovani e fiducia ai ragazzi della mia età. Spero solo che la medaglia sia la prima di una lunga serie».
Dovrà superare il greco Tentoglou che a 26 anni ha vinto tutto.
«A Glasgow ai mondiali indoor gli ho tenuto testa, sono stato un argento quasi oro perché ho saltato la sua stessa misura, 8,22. Per me un’emozione fortissima. E a Parigi sono rimasto 14 centimetri dietro. Chiaro che io sono il futuro e lui si avvia a essere il passato, ma ci tengo a dire che ho imparato tanto da lui. Quando gareggi con un campione olimpico, mondiale ed europeo che domina le gare da molti anni se gli arrivi dietro non casca il mondo. Io scendo in pedana con la voglia di superarlo, ma per l’età che ho, per il percorso che sto facendo, guardo a lui come a un esempio. È un avversario che bisogna sempre ringraziare perché ti stimola a dare il meglio. Resta l’uomo da battere, ha una tecnica mostruosa, tra me e l’oro c’è di mezzo lui».
Lei ha sempre ringraziato sua madre Khaty Seck, ex sprinter senegalese, sua allenatrice.
«Sì le devo tutto e anche alla mia famiglia che è sempre stata coinvolta nell’atletica. Mi chiedono tutti: ma quella medaglia di bronzo, come quella dell’argento degli europei, non pesano al collo di un ragazzino? Come devo rispondere? Pesa realizzare un’utopia e riuscire in quello che si è sempre voluto e pensato di fare? Non mi sarei mai immaginato di partecipare alle Olimpiadi e di prendere una medaglia. È stato il percorso perfetto. E lo devo a mamma che mi segue e che riesce a separare il ruolo della genitrice da quello di allenatrice».
Non è poco in un anno i cui i padri-allenatori di molti campioni sono stati contestati dai figli.
«Tra noi c’è rispetto, ci parliamo e discutiamo. Nessuna violenza, lei non invade i miei spazi e ci divertiamo anche. Nella vita di tutti i giorni è importante fare qualcosa che ci renda liberi e felici. Cercare la propria strada, intraprenderla al meglio, essere meticolosi nella preparazione comporta magari qualche serata senza amici e la consapevolezza che basta poco per mettere a rischio il proprio corpo e restare infortunati».
Accidenti che maturità.
«Non è che se si è giovani allora bisogna per forza vincere. Non funziona così, un ragazzo ha bisogno di costruirsi con esperienza, tecnica, allenamento. Non c’è una bacchetta magica, ci vuole pazienza, e se capita il brutto risultato non bisogna cadere in depressione, né sentirsi colpevole di avere deluso le aspettative altrui. A me secca tradire me stesso, mi infastidisce molto non essere all’altezza di quello che mi aspetto».
I mondiali 2025 saranno a Tokyo dove Mike Powell realizzò nel ’91 il record mondiale del lungo.
«Ma l’ho appena detto, pensare che a 20 anni riesco a saltare 8,96, un centimetro in più del primato mondiale più che sogno è fantasia. Sarò elastico, ma non così tanto da allungarmi fino a lì, non ora. Ripeto, voglio dare il tempo alle cose. E infatti quest’anno mi dedico solo al salto, per adesso lascio perdere l’università dove sono molto interessato al giornalismo sportivo. A Parigi, la notte del bronzo, non riuscivo ad addormentarmi, sono rimasto a guardare fuori dalla finestra e a mettere in ordine le emozioni. Se ci ripenso non dormo nemmeno adesso e vado di melatonina e di camomilla. Resto un ragazzo, non un robot».