Diego Pettorossi, 200 metri in solitaria: “Per le Olimpiadi ho preso l’aspettativa. Ho due Master negli Usa, ora vorrei una chance in Italia”
dal nostro inviato Mattia ChiusanoPARIGI — Diego Aldo Pettorossi, 27 anni, bolognese, duecentometrista. Primo dei non qualificati alle semifinali, rappresentante insieme a Filippo Tortu e Fausto Desalu di una specialità che per gli italiani rievoca subito Pietro Mennea. Ma la storia del velocista che vive in Texas è unica rispetto a tutti i suoi compagni della nazionale di atletica.
Pettorossi, com’è stata la sua prima esperienza ai Giochi?
“Ho dato tanto per questo Olimpiadi, anche dal punto di vista personale perché per esserci, per fare i punti necessari per qualificarmi attraverso il ranking, ho preso un’aspettativa dal lavoro di due mesi. Essere uno dei pochi non professionisti della Nazionale è un motivo d'orgoglio per me e molte persone come me, che danno tutto quello che hanno per esserci”.
Lei vive, studia e lavora da anni negli Stati Uniti.
“Ho fatto due Master in business administration, poi mi sono dedicato alla specializzazione in analisi dati, e da due anni lavoro per una ditta che si chiama Steves …
PARIGI — Diego Aldo Pettorossi, 27 anni, bolognese, duecentometrista. Primo dei non qualificati alle semifinali, rappresentante insieme a Filippo Tortu e Fausto Desalu di una specialità che per gli italiani rievoca subito Pietro Mennea. Ma la storia del velocista che vive in Texas è unica rispetto a tutti i suoi compagni della nazionale di atletica.
Pettorossi, com’è stata la sua prima esperienza ai Giochi?
“Ho dato tanto per questo Olimpiadi, anche dal punto di vista personale perché per esserci, per fare i punti necessari per qualificarmi attraverso il ranking, ho preso un’aspettativa dal lavoro di due mesi. Essere uno dei pochi non professionisti della Nazionale è un motivo d'orgoglio per me e molte persone come me, che danno tutto quello che hanno per esserci”.
Lei vive, studia e lavora da anni negli Stati Uniti.
“Ho fatto due Master in business administration, poi mi sono dedicato alla specializzazione in analisi dati, e da due anni lavoro per una ditta che si chiama Steves & Sons, a San Antonio in Texas. Studio dati di vendita, analizzo i prodotti che vanno e quelli che non vanno. Oltre a questo sviluppo software per loro, per risparmiare sulle risorse del magazzino, “matchare” i camion con i loro prodotti”.
Mica facile qualificarsi così per le Olimpiadi, senza un corpo militare.
“Ho preso l’aspettativa e adesso, dopo queste Olimpiadi, ho capito che posso fare buoni risultati lavorando e allenandomi da solo a distanza. Il mio allenatore Leonardo Righi mi segue da Modena, lo chiamavo anche alle due di notte per rivedere un po’ di cose. Ho un visto lavorativo, ormai sono quasi madrelingua ma un minimo di accento straniero si sente. Inserirmi nella società americana senza nessun aggancio, solo con le mie energie, mandando 400 application in qualche mese dopo aver fatto Europei, Mondiali, Assoluti, senza avere neanche un gruppo sportivo, un progetto, niente… Insomma, più di così che si può fare?”.
Quando è entrato nello Stade de France le è venuto in mente un momento della sua vita?
“Ho pensato a quando mi allenavo al buio, da solo, senza allenatore, e mi dicevo: “ma che cosa sto facendo?”. Sono stato travolto dal pubblico, dai tanti italiani, questo è un momento molto emozionante per me”.
Ha sempre vissuto a San Antonio?
“Sempre in Texas, diciamo. Prima ero a San Angelo, una cittadina della Texas molto piccola dove hanno investito su di me. Quando ho fatto i primi risultati mi hanno preso alla San Antonio University, con un allenatore come Kareem Streete-Thompson, lunghista sotto i 10 secondi nei 100, grandissimo coach che mi ha preso sotto la sua ala”.
Sta già pensando alle Olimpiadi di Los Angeles?
“L'obiettivo dei prossimi quattro anni è di tornare in Italia e trovare il modo di preparare qualcosa di importante per Los Angeles. Perché se mi danno anche solo un part time e la possibilità di allenarmi, fare solo quello con un allenatore sul campo, insomma io ci credo, vorrei investire su di me. E magari campare bene”.