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Giulio Gaetani: “In pedana contro il diabete. La legge mi penalizza, io voglio le Olimpiadi”

Giulio Gaetani, 24 anni (foto Augusto Bizzi) 

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Intervista allo spadista azzurro in corsa per un posto a Los Angeles 2028, ma escluso dai gruppi militari per la sua malattia: “A 22 mesi entrai in coma, il mio corpo non produce insulina. Sono stato escluso dal gruppo sportivo dei Carabinieri dopo gli esami del sangue”
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ROMA — Vuole andare ai Giochi di Los Angeles 2028, e ci sta lavorando. Ha già battuto campioni olimpici e mondiali, più un avversario ancora più insidioso: il diabete. Ma Giulio Gaetani, ventiquattrenne spadista leccese trapiantato a Torino, due baffi a manubrio e gli infradito anche in pieno inverno, ha davanti a sé un ostacolo insormontabile: la legge italiana, che gli impedisce di entrare in un corpo militare a causa della sua malattia. Rendendo più complicato il suo cammino verso Los Angeles. Senza lo stipendio e le tutele che avevano tutti gli azzurri della scherma ai Giochi di Parigi.

Giulio Gaetani, da quanti anni convive col diabete?

"A 22 mesi sono andato in coma per un’iperglicemia diabetica. Dopo la varicella il mio organismo è impazzito e il pancreas ha smesso di produrre insulina e glucagone. Da quel momento, prima nell’ospedale di Lecce poi in quello di Bari, è iniziata la mia vita con il diabete. Venti anni fa la gestione di un bambino così piccolo e ammalato non e…

ROMA — Vuole andare ai Giochi di Los Angeles 2028, e ci sta lavorando. Ha già battuto campioni olimpici e mondiali, più un avversario ancora più insidioso: il diabete. Ma Giulio Gaetani, ventiquattrenne spadista leccese trapiantato a Torino, due baffi a manubrio e gli infradito anche in pieno inverno, ha davanti a sé un ostacolo insormontabile: la legge italiana, che gli impedisce di entrare in un corpo militare a causa della sua malattia. Rendendo più complicato il suo cammino verso Los Angeles. Senza lo stipendio e le tutele che avevano tutti gli azzurri della scherma ai Giochi di Parigi.

Giulio Gaetani, da quanti anni convive col diabete?

"A 22 mesi sono andato in coma per un’iperglicemia diabetica. Dopo la varicella il mio organismo è impazzito e il pancreas ha smesso di produrre insulina e glucagone. Da quel momento, prima nell’ospedale di Lecce poi in quello di Bari, è iniziata la mia vita con il diabete. Venti anni fa la gestione di un bambino così piccolo e ammalato non era facile. I miei genitori dovevano mescolare l’insulina in una fiala, oggi invece ci sono le penne usa e getta che porto sempre con me".

Com’è arrivato alla scherma?

"Nell’estate del 2008 c’erano in tv le Olimpiadi di Pechino e ho visto Tagliariol vincere l’oro nella spada. Ho trovato questo sport bellissimo ed è iniziata la mia avventura. Prima a Lecce, poi a Taranto, ora a Torino dove vivo. Ho trovato un maestro vecchia scuola, scomparso da poco a 94 anni. Si chiamava Paolo Cazzato, da giovane faceva i duelli al primo sangue, bendati, come si usava in quell’epoca. Ha continuato a lanciarsi col paracadute fino a sei mesi prima di morire".

Come avete unito la sua malattia e l’irruenza del suo maestro?

"Lui mi ha dato tanto, coi suoi racconti, la visione della scherma, la rigidità nel rapporto maestro-allievo. Se arrivavo in ritardo facevo 10 minuti in più di corsa o prendevo una sciabolata sulle gambe: è stata un’impostazione dura, ma ci voleva in quel momento della mia vita. Lui non voleva apparire assillante, ma certo se mi vedeva con la palpebra viola, vicino all’ipoglicemia, mi faceva “Giulio, ti serve qualcosa?”".

Qual è stato il momento più duro nella sua carriera di atleta?

"Il diabete mi ha dato uno schiaffo nel 2017, quando al concorso per il gruppo sportivo dei Carabinieri ero nelle prime posizioni per meriti sportivi, ma poi sono stato escluso dopo gli esami del sangue. Mi sono detto che non sarebbe stato quello a fermarmi".

I tornei di scherma sono estenuanti, durano anche dodici ore: come si gestisce?

"Un sensore monitora l’andamento del glucosio nel sangue, e passa i dati sul mio smartphone. In gara subentra l’adrenalina, lo stress, la glicemia è un po’ ballerina. Quando gli zuccheri si abbassano mi sento debole, come se fossi in ritardo nel capire, mi vengono le occhiaie, sudo freddo. Ma la malattia non mi ha impedito di battere campioni olimpici come Yamada, o mondiali come Di Veroli. Nelle difficoltà ho sempre cercato di tirare fuori il meglio, il mio obiettivo è partecipare alle Olimpiadi, il mio sogno è vincerle. Nonostante tutti gli ostacoli".

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