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Tamberi: “Parigi il momento più brutto della mia vita, ho deciso di continuare grazie a mia moglie”

Il campione olimpico di Tokyo parla all’indomani della performance all’Ariston
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SANREMO – All’indomani della performance con Lorenzo Jovanotti sul palco del Festival di Sanremo, Gimbo Tamberi ha ancora quell’adrenalina addosso. La presentazione del nuovo spot Bmw (brand di cui il campione olimpico 2021 di salto in alto è partner dal 2017) che lo vede protagonista è l’occasione per un’escursione profondissima nel Gimbo-pensiero. A partire, proprio, dal Festival. “Mi sono reso conto dopo essere arrivato a Sanremo a cosa andavo incontro. Mi hanno chiesto prima di salire sul palco “vuoi dell’acqua?”. E io ho detto “no, no”, ma poi mi sono trovato con la gola completamente secca”. Sul palco dell’Ariston Tamberi ha ufficializzato di puntare all’Olimpiade di Los Angeles 2028 e di cancellare le voci di un ritiro imminente, sparse da lui stesso sui social in questi mesi. “Dare una notizia così importante su un palco così importante è una cosa grandissima. Averlo fatto con Jovanotti è stato bellissimo: mi ha scritto lui, ho visto subito l’opportunità di essere accanto di u…

SANREMO – All’indomani della performance con Lorenzo Jovanotti sul palco del Festival di Sanremo, Gimbo Tamberi ha ancora quell’adrenalina addosso. La presentazione del nuovo spot Bmw (brand di cui il campione olimpico 2021 di salto in alto è partner dal 2017) che lo vede protagonista è l’occasione per un’escursione profondissima nel Gimbo-pensiero. A partire, proprio, dal Festival. “Mi sono reso conto dopo essere arrivato a Sanremo a cosa andavo incontro. Mi hanno chiesto prima di salire sul palco “vuoi dell’acqua?”. E io ho detto “no, no”, ma poi mi sono trovato con la gola completamente secca”. Sul palco dell’Ariston Tamberi ha ufficializzato di puntare all’Olimpiade di Los Angeles 2028 e di cancellare le voci di un ritiro imminente, sparse da lui stesso sui social in questi mesi. “Dare una notizia così importante su un palco così importante è una cosa grandissima. Averlo fatto con Jovanotti è stato bellissimo: mi ha scritto lui, ho visto subito l’opportunità di essere accanto di un’icona. Bello sia accaduto nel momento di picco degli ascolti. Con Jova sul palco non c’erano dubbi che sarebbe stato quello il momento di massimo ascolto”.

Il messaggio

Tamberi prosegue: “Ho voluto dare un messaggio su quanto le difficoltà vadano affrontate: è più importante provarci che vincere. Dopo Parigi tanti mi hanno detto “grazie Gimbo per avermi dato la forza di affrontare le mie difficoltà". Sono stati mesi difficili, gli ultimi, in cui non avevo il coraggio di pensare a rimettermi in gioco. Quando si prende una botta così pesante è difficile trovare il coraggio di riprovarci. Ma non poteva finire così, in quel modo. Dopo Parigi non sono stato così convinto e per diversi mesi, fino ai primi di gennaio, ogni giorno cambiavo idea. Anche dopo gennaio non tutto è andato così liscio. La decisione è stata di famiglia: quando dicevo a Chiara che volevo andare avanti la vedevo con un’altra luce. Lei sa che era importante per me non chiudere la carriera con l’immagine di Parigi. Vedere la paura nei suoi occhi nei giorni in cui ero più sul no, vedere i commenti dei miei tifosi mi ha spinto: tanti per strada mi hanno chiesto di non smettere. Non è solo una cosa personale, dentro c’è una grande voglia di riscatto”.

La lezione di Parigi

“Ora” spiega Tamberi, “devo capire come rendere fattibile un percorso di altri quattro anni: ho sempre chiesto a me stesso più di quello che potevo dare. Sono riuscito a raggiungere gli obiettivi grazie a chi era vicino a me. Andando avanti le cose cambiano: bisogna capire come cambieranno adesso. Ho 32 anni e probabilmente per le Olimpiadi di Parigi forse sarebbe servito anche un pochino meno. Quella ricerca della perfezione è dovuta sempre al rispetto totale dell’evento. Non ritengo che quello che è successo a Parigi sia stato colpa dell’averci “tenuto” troppo. Lo sport resterà una priorità, ma renderla gestibile sarà la nuova sfida”.

La lezione di Parigi

"Devo capire come rendere fattibile un percorso di altri quattro anni” aggiunge, serio, Tamberi, “ho sempre chiesto a me stesso più di quello che potevo dare. Sono riuscito a raggiungere gli obiettivi grazie a chi era vicino a me. Andando avanti le cose cambiano: bisogna capire come cambieranno adesso. Non ritengo che quello che è successo a Parigi sia stato colpa dell’averci “tenuto” troppo. Lo sport resterà una priorità, ma renderla gestibile sarà la nuova sfida”.

La paura

“La paura di smettere, la paura di continuare? Esistono entrambe, quella di ritirarmi è legata alla paura di stare di nuovo male. Nella mia carriera è successo più di una volta. Nella mia carriera ho avuto batoste che ho impiegato mesi a rimettere a posto. A Parigi ero in una forma stratosferica, tutto era perfetto. E io devo tantissimo all’atletica, ma ciò che mi ha spinto di più sono le persone. All’inizio c’era chi si chiedeva cosa fosse il salto in alto. E ieri abbiamo portato il salto in alto sul palco di Sanremo. Il mio obiettivo stagionale sarà il Mondiale di Tokyo, ma devo ragionare sul quadriennio, su Los Angeles.Tutto deve andare in quella direzione”.

Mattarella e Sanremo

"Davanti al presidente Mattarella, al Quirinale, quando ho ricevuto il Tricolore per Parigi, mi tremavano le gambe. Ho avuto paura di sbagliare anche a Sanremo. Ma Ieri le gambe non mi tremavano. Con Lorenzo Jovanotti abbiamo tanto in comune: ci siamo incontrati dopo il suo infortunio davanti al nostro fisioterapista Fabrizio Borra. Abbiamo avuto questo percorso parallelo in questo anno. Devo dire che le somiglianze che ci sono in mondi così contrapposti sono infinite. La ricerca della perfezione è il punto comune. Noi cerchiamo sempre di alzare l’asticella. Lorenzo è il numero 1. Aveva una voglia di spaccare il palco e mi ha dato una carica incredibile. Mi sono sentito questa mattina con Paltrinieri, mi ha scritto un bellissimo messaggio di supporto. Lui è quello che merita più di tutti di portare la bandiera a Los Angeles.

Il momento più difficile

"A Parigi ho vissuto il momento più brutto della mia vita: se Rio è stato difficilissimo da superare, a Parigi ho avuto la possibilità di provarci, ci ho messo in pieno la faccia. Ero convinto di potercela fare. Quando ci credi, fai più male fallire. Dopo le Olimpiadi sono tornato a gareggiare, ma non ho vinto a Roma. Dopo Parigi ho avuto un rifiuto per il salto in alto, ho smesso di allenarmi. Ho chiesto al mio mental coach e al mio allenatore di non seguirmi nelle gare. Era un rifiuto rispetto a quello che è successo. Non volevo vedere i video dei miei salti. Volevo semplicemente saltare. A Roma, un mese dopo, ho fatto errori tecnici importanti, ero perso. Quando sono arrivato terzo al Golden Gala, aver deluso le persone che erano venute a sostenermi mi ha fatto dire a Chiara “basta, smetto. Allargare la famiglia, ora? È qualcosa che io e Chiara desideriamo, speriamo di avere presto quello che consideriamo il dono più grande. Speriamo che sia femmina. Una piccola Chiara: vederla camminare per casa diventerebbe un “problema”, là dovranno venire a prendermi per andare al campo”.

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