Le medaglie di Parigi si sbriciolano. La Zecca italiana: “Ve le ripariamo noi”
di
Emanuela Audisio
Lo skateboarder Nyjah Huston mostra la sua medaglia di bronzo rovinata
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Soprattutto i bronzi si sono deteriorati per colpa del ferro della Tour Eiffel. Ma nel nostro Paese esistono
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Qui dove fabbricano monete l’hanno capito. È la faccia della gloria. E lo è per sempre. Anzi lo era. Se svanisce, se si cancella, è come se sparisse la tua storia. Più di 100 medaglie olimpiche di Parigi si sono già usurate, soprattutto quelle di bronzo. Gli atleti hanno contattato il Cio e protestato: “Abbiamo lavorato per anni, ci sono costate sudore, ora in mano ci resta un pezzo di metallo appannato e sbiadito. Meritavamo più rispetto e qualità”. L’americano Nyjah Huston, terzo a Parigi nello skateboard, ha aggiunto:”Sembra siano state in guerra”.
Parigi 2024, ecco come diventano le medaglie olimpiche dopo una settimana
La figuraccia della Monnaie de Paris
La produzione di ori argenti e bronzi per Parigi 2024 era stata affidata alla Monnaie de Paris, una delle istituzioni più antiche di Francia. Fondata nell’864 da Carlo II, aveva già prodotto medaglie per i Giochi d…
Qui dove fabbricano monete l’hanno capito. È la faccia della gloria. E lo è per sempre. Anzi lo era. Se svanisce, se si cancella, è come se sparisse la tua storia. Più di 100 medaglie olimpiche di Parigi si sono già usurate, soprattutto quelle di bronzo. Gli atleti hanno contattato il Cio e protestato: “Abbiamo lavorato per anni, ci sono costate sudore, ora in mano ci resta un pezzo di metallo appannato e sbiadito. Meritavamo più rispetto e qualità”. L’americano Nyjah Huston, terzo a Parigi nello skateboard, ha aggiunto:”Sembra siano state in guerra”.
Parigi 2024, ecco come diventano le medaglie olimpiche dopo una settimana
La figuraccia della Monnaie de Paris
La produzione di ori argenti e bronzi per Parigi 2024 era stata affidata alla Monnaie de Paris, una delle istituzioni più antiche di Francia. Fondata nell’864 da Carlo II, aveva già prodotto medaglie per i Giochi di Atene del 1896 e di Parigi 1924. Ma la grandeur stavolta non ha funzionato, forse i pezzi di ferro della Tour Eiffel all’interno hanno fatto il danno. E dopo appena dieci giorni hanno iniziato a sgretolarsi. Lo smacco, la figuraccia, è stata mondiale. “Fosse successo nel nostro paese saremmo alla gogna” ha detto PT Usha Ji, presidente dell’Associazione Olimpica Indiana. Lo scandalo ha portato all’allontanamento di tre alti funzionari responsabili della produzione della Zecca di Parigi, il Cio ha dichiarato che sostituirà le medaglie, la Zecca dello Stato italiano che è parte del Poligrafico invece ha una proposta: “Ve le ripariamo noi”.
Sono 15 i bronzi azzurri di Parigi. E questo è un messaggio allo sport: non crucciatevi, possiamo curare e far tornare alla vita i vostri trofei, portateceli. Il lifting è gratuito. Nessuna competizione con la Monnaie di Parigi, solo la voglia di restituire agli atleti quello che per loro non è un pezzo di metallo, ma di vita. Nello stabilimento di via Gino Capponi a Roma, nel ’97 i tecnici hanno completato la copia bronzea del Marco Aurelio collocato in piazza del Campidoglio. Da qui non sono uscite finora medaglie olimpiche, ma mondiali sì. Quelle dei campionati di nuoto a Roma 2009, finite al collo (tra gli altri) di Federica Pellegrini, Michael Phelps, Alessia Filippi. Esposte in una teca, dopo sedici anni sono perfette. Il Cio ha spiegato che le medaglie di bronzo sono state realizzate con una lega di rame, stagno e zinco, e che un cambiamento normativo dell’ultimo minuto (il divieto del triossido di cromo) da parte della direzione della Monnaie ha portato alla sostituzione con una nuova vernice, senza il tempo per testarla.
L’ingegner Cascelli: “Ve le aggiustiamo noi”
L’ingegnere Antonio Cascelli, direttore della Zecca italiana, spiega: “Senza presunzione, pensiamo di poter restituire alle medaglie la loro faccia originale e agli atleti la loro giusta ricompensa. Abbiamo la macchina e la tecnologia adatta, i processi di lavorazione hanno bisogno di passaggi corretti. I metalli si ossidano, tutti. Agli atleti dico: non nascondete le vostre medaglie in cantine e in luoghi bui, l’umidità fa male, va bene il barattolo del riso, non gli altri, non le case al mare, non il pianterreno”. In questa cucina e fucina dove si cammina tra secchielli, forni, polvere di pomice triturata e si parla di fusione, capsule, temperature a 80°, di doratura flash, uscirà forse il volto metallico di Milano-Cortina 2026. Sono in corso trattative, l’ultima parola spetta al Mef, e si sa già che ori argenti e bronzi non verranno tassati dal fisco. L’ingegnere Federico Fratini, responsabile della produzione della Zecca, assicura: “Se toccherà a noi produrle, vi assicuriamo trofei senza difetti di fabbricazione. Abbiamo i chimici, gli specialisti della Scuola dell’Arte della Medaglia, una delle più antiche istituzioni del settore, fondata nel 1907, abbiamo la tecnica per renderle inossidabili, cianuro-free, tra l’altro un anno e mezzo prima dei Giochi una delegazione francese venne proprio qui a chiederci informazioni su un nostro macchinario in grado di lavorare sul bimetallico”. Promettono: l’altra faccia della medaglia made in Italy non si scioglierà sotto la neve.