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Gli allenatori e i presidenti federali, quando il tempo scorre in maniera diversa

Il tecnico del Milan Sergio Conceiçao 

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In Italia i tecnici possono bruciare velocemente (vedere Conceiçao) ogni tipo di emozione. Invece, quando si tratta di cariche politiche, nessuno sembra scalfibile
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Se solo Einstein potesse assistere, misurare, trarne conclusioni. Sosteneva l’inclito fisico che il tempo passa più rapidamente per un uomo in montagna rispetto a un uomo in pianura. Figurarsi verificasse quel che accade in Italia a uno in panchina e a uno a una presidenza federale. Il primo vive in un vortice temporale, la sua esistenza sta a una normale come gli highlight alla partita. Un caso di scuola illuminante è quello di Conceiçao, l’allenatore pro tempore del Milan. In due mesi ha consumato le emozioni di una vita. È arrivato, ha vinto, è stato idolatrato, ha fumato poi si è fumato, ha cambiato la squadra, ha perso, è stato sbalzato. E’ ancora lì, ma non c’è già più: se lo fotografi viene mosso.

La reincarnazione di Fonseca a Lione

Oppure ingrandisci e scopri un piede di Fabregas che sta entrando in scena, l’ombra di De Zerbi, lo strascico di Conte. Quello che c’era prima di lui, Fonseca, si è già reincarnato altrove, a Lione, dove vive una seconda vita nello stesso lasso (un…

Se solo Einstein potesse assistere, misurare, trarne conclusioni. Sosteneva l’inclito fisico che il tempo passa più rapidamente per un uomo in montagna rispetto a un uomo in pianura. Figurarsi verificasse quel che accade in Italia a uno in panchina e a uno a una presidenza federale. Il primo vive in un vortice temporale, la sua esistenza sta a una normale come gli highlight alla partita. Un caso di scuola illuminante è quello di Conceiçao, l’allenatore pro tempore del Milan. In due mesi ha consumato le emozioni di una vita. È arrivato, ha vinto, è stato idolatrato, ha fumato poi si è fumato, ha cambiato la squadra, ha perso, è stato sbalzato. E’ ancora lì, ma non c’è già più: se lo fotografi viene mosso.

La reincarnazione di Fonseca a Lione

Oppure ingrandisci e scopri un piede di Fabregas che sta entrando in scena, l’ombra di De Zerbi, lo strascico di Conte. Quello che c’era prima di lui, Fonseca, si è già reincarnato altrove, a Lione, dove vive una seconda vita nello stesso lasso (un campionato) che ne dovrebbe contenere una sola. Motta doveva realizzare un ciclo, ma sarà stato uno di quelli veloci in lavatrice perché è già alla centrifuga e nell’oblò vedi le facce impazzite dei giocatori che passano e vanno. Il solo che era riuscito a fermare il tempo, Gasperini a Bergamo, ha deciso di adeguarsi: si è spinto in avanti da solo, comunque vada è già fuori, in una storica “grande” in cui, per far prima, possiamo già dire che non ha funzionato, non era la sua dimensione (provi a perderne 4 nelle prime 5 come all’esordio nel 2016 e vedrà come corre la lancetta).

Il tempo diverso dei presidenti federali

Dall’altro lato dello spettro temporale ci sono i presidenti federali, le cui stagioni si susseguono, i cui sport vivono fasi alterne senza che questo ne scalfisca il ruolo. Passano a raccogliere gli allori, lasciano che il vento spazzi via le foglie morte degli insuccessi. Si attribuiscono un ruolo nei primi, nessuno nei secondi. Si permettono il lusso supremo: aspettare la rivincita. Perfino i rais mediorientali a inizio millennio ebbero avvisaglie della fine e uno di loro (lo yemenita Saleh) pronunciò la profetica frase: «Tagliamoci i capelli, prima che arrivi un barbiere». Per i presidenti è sempre lunedì: sulla serranda è scritto “chiuso per turno”, poi ci mettono “per ulteriore mandato”, “proroga eccezionale”, “ad personam” e “ad libitum”. Se davvero il tempo fosse galantuomo si concederebbe un po’ di più da un lato e di meno dall’altro. Un paio di mandati, diciamo. A volte lo scrivono negli accordi costituenti. «Siamo sicuri?», chiede Trump. E diventa Crono, divinità pre-olimpica, ma anche post.

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