“Federica, solo chi sta sul divano non ha un infortunio del genere” le ha scritto una persona molto vicina, dell’entourage che la segue da anni. Nel momento stesso del dramma di Federica Brignone, delle prime notizie frammentarie sul suo grave infortunio, è partita l’operazione Milano Cortina 2. Molto diversa da tutto quel che era stato deciso nelle ultime settimane trionfali di Coppa del mondo, ma nemmeno disperata come si potrebbe immaginare di fronte a una diagnosi così pesante.
La telefonata di Sofia Goggia
Nello sci alpino ci sono state tante resurrezioni, servono esempi virtuosi, e il caso vuole che una delle prime telefonate a cui ha risposto Federica sia stata quella di Sofia Goggia, che ha voluto contattarl…
“Federica, solo chi sta sul divano non ha un infortunio del genere” le ha scritto una persona molto vicina, dell’entourage che la segue da anni. Nel momento stesso del dramma di Federica Brignone, delle prime notizie frammentarie sul suo grave infortunio, è partita l’operazione Milano Cortina 2. Molto diversa da tutto quel che era stato deciso nelle ultime settimane trionfali di Coppa del mondo, ma nemmeno disperata come si potrebbe immaginare di fronte a una diagnosi così pesante.
La telefonata di Sofia Goggia
Nello sci alpino ci sono state tante resurrezioni, servono esempi virtuosi, e il caso vuole che una delle prime telefonate a cui ha risposto Federica sia stata quella di Sofia Goggia, che ha voluto contattarla subito. Non c’era nemmeno bisogno di raccontare l’ultimo anno di Sofia, il suo precedente è una sferzata di energia per la campionessa ferita: frattura scomposta della tibia il 5 febbraio, secondo posto e vittoria in Coppa del mondo il 14 e 15 dicembre. Dieci mesi di un percorso doloroso cominciato in un allenamento di gigante, la stessa specialità amata dalle due e costata carissimo prima a Sofia poi a Federica.
La caduta nella gara meno importante
In circostanze anomale, anzi quasi assurde per la valdostana che dopo aver vinto addirittura due discese libere e la coppa della specialità in teoria più pericolosa, dopo aver dominato un’intera stagione Mondiali compresi si va a schiantare proprio nella gara meno importante: gli Assoluti, in cui lei, orgogliosa carabiniera promossa vice brigadiere, gareggiava per il gruppo sportivo che l’ha sostenuta anche quando era in crisi nera. Un prezzo che gli atleti pagano volentieri, nel sistema Italia in cui sono i gruppi militari a garantire stipendio e tranquillità anche ai meno famosi.
Il primo grave infortunio della carriera
L’incredibile è successo davvero, una delle atlete più integre del Circo Bianco, arrivata a quasi trentacinque anni con un solo infortunio penalizzante, un ciste al tendine del 2013, si è fatta male su una neve primaverile, col fuso orario americano non ancora assorbito. Quando doveva ancora festeggiare le tre coppe nella sua La Salle. L’osso “rotto in maniera significativa” descritto dal dottor Panzeri è una prospettiva di sofferenza nelle prossime settimane che Sofia Goggia ha raccontato lo scorso anno attraverso varie storie social. Ma, come ha detto il medico, Federica è forte. Anzi, è già proiettata in una stagione olimpica diversa da quella che aveva pianificato. Sugli sci sarebbe salita solo a fine estate, in vista delle trasferte americane.
La riabilitazione
Dopo una stagione così logorante voleva rimandare il momento in cui riallacciarsi gli scarponi e ritrovare la fame. Prima voleva fare altro in estate, attività che saranno ridotte a zero o quasi dopo l’infortunio: la scalata in bicicletta del Colle del Piccolo San Bernardo, a 2188 metri. Le partite di tennis, sport in cui vorrebbe incrociare le racchette con Jannik Sinner. Il surf, che pratica col fratello allenatore Davide, e a aiuta nel trovare stabilità sugli sci. “Ma io ad agosto la vedo già in mountain bike, e magari in qualche arrampicata” dice Federico Colli, il preparatore che nella Tana delle Tigri ha aiutato la sua ricostruzione dal 2015 ai successi di oggi. “In base a quel che dirà l’ortopedico decideremo l’iter della riabilitazione, ma io credo che da questi infortuni si possa tornare, anche a 35 anni: la testa di Federica sarà decisiva. Ai Giochi potrà arrivare sciando ad alto livello”.
Il messaggio di Malagò
Se lo augurano in tanti, a partire dal presidente del Coni Giovanni Malagò: “Tornerai a farci gioire più di prima, da vera Tigre delle nevi. Scriverai altre pagine indelebili dello sci alpino: ti aspettiamo presto, per prenderti quel sogno a Milano Cortina 2026 che la sfortuna non può negarti”.