Vianello, frenata al sogno americano: Torrez vince ai punti

Vianello, frenata al sogno americano: Torrez vince ai punti

A Las Vegas il romano non conferma le ultime brillanti prestazioni e viene sconfitto in maniera netta dal vice campione olimpico di Tokyo

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Va avanti Richard Torrez. Guido Vianello invece si ferma nel match che doveva costituire la svolta definitiva di una carriera costruita faticosamente ma con efficacia negli Stati Uniti. Bob Arum, il leggendario promoter che ha gestito parte della carriera di Muhammad Ali, aveva messo uno di fronte all’altro due dei massimi più interessanti della sua organizzazione, la Top Rank. Ha vinto ai punti il californiano di Tulare, località nel cuore della Central Valley. Successo netto e verdetto che non fa una piega in forma e sostanza: due giudici hanno visto un 98-91, il terzo 97-92. Il rammarico però c’è, anche perché con il Vianello visto – pur nella sconfitta – contro Ajagba e quello sontuoso che ha battuto il russo canadese Makhmudov, il match probabilmente avrebbe avuto un’altra storia.

buttare il match sulla bagarre

Torrez è sicuramente un buon pugile (la medaglia d’argento alle Olimpiadi non si vince per caso) che sa interpretare i match. Una forza mentale che forse gli deriva dalla passione per gli scacchi e che gli ha suggerito la tattica giusta. Più basso del romano e senza una tecnica raffinata, ha buttato il match sulla bagarre sin dalle prime battute. Ha fatto prendere al match una piega che Vianello, subito sotto nel punteggio anche per un richiamo ufficiale dovuto alle troppe trattenute, non è riuscito più a raddrizzare.

Vianello veramente efficace solo nel quinto round

La tattica che Guido avrebbe dovuto adottare era abbastanza scontata. Jab sinistro portato per offendere e uso del montante destro contro un avversario che cercava sempre di entrargli nella guardia. Lo ha fatto nella maniera giusta solo nel quinto round, quando Torrez, che la mascella non ce l’ha d’acciaio (ricordiamo un terrificante ko subito da Jalolov da dilettante) ha dato la sensazione di accusare. Per il resto invece, quel jab è stato timido e il destro è scattato troppo raramente. Più efficaci invece i gancioni larghi e tutto sommato prevedibili del californiano, che però più di una volta hanno raggiunto il bersaglio.

Vianello ora dovrà ricominciare la scalata

Insomma, il match è stato trampolino di lancio per il 25enne Torrez, che in una categoria al momento ricchissima di elementi di spicco ma povera di americani, è chiamato al rilancio di una nazione che una volta dominava nei massimi. Circa Vianello, 30 anni non sono tanti. C’è tempo per ripartire anche se la notte del Palms Casino Resort di Las Vegas (che ha segnato anche il ritorno in chiaro della boxe sugli schermi della Rai) lascia tanta amarezza.

“Non è stata la mia serata, grazie agli italiani che si sono alzati di notte per vedermi”

“Non è stata la mia serata – ci dice Vianello – ma la boxe è dura, come la vita. Ora lavorerò per capire cosa non ha funzionato sia a livello mentale che tecnico. Anche l’arbitro non mi ha aiutato, non mi ha permesso di legare quando Richard mi si buttava addosso, poi quando una volta stanco a legare è stato lui, lo ha lasciato fare. Comunque io i piccoli aggressivi li soffro, devo lavorare anche su questo aspetto. Ora cercherò di rimettermi presto in carreggiata, e mando un abbraccio a tutti gli italiani che si sono alzati nella notte per seguirmi”

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