Ambra Sabatini: “Ora sono sola contro il mondo. Non so ancora perché a Parigi sono caduta”
di Mattia Chiusano“Addio Charlie’s Angels: Martina Caironi si è ritirata, Monica Contrafatto ha lasciato i 100 metri. Sono rimasta io contro il mondo, e aspetto che arrivi qualche nuova italiana per farmi concorrenza alle Paralimpiadi. Intanto punto a Los Angeles 2028, non farò più solo i 100 metri ma anche il lungo”.
La caduta di Ambra Sabatini davanti a Monica Contrafatto alle Paralimpiadi di Parigi
Ambra Sabatini, otto mesi dopo la caduta che l’ha privata della medaglia d’oro a Parigi. La sua storia sin da quando era bambina si è condensata in un docufilm di 60 minuti, che passa per l’incidente stradale che le è costato la gamba sinistra e la medaglia d’oro vinta a Tokyo nella storica tripletta azzurra legata per sempre alla posa cinematografica delle tre al traguardo. Il docufilm si chiama Ambra Sabatini – A un metro dal traguardo, è stato diretto da Mattia Ramberti e coprodotto da Giffoni Inn…
“Addio Charlie’s Angels: Martina Caironi si è ritirata, Monica Contrafatto ha lasciato i 100 metri. Sono rimasta io contro il mondo, e aspetto che arrivi qualche nuova italiana per farmi concorrenza alle Paralimpiadi. Intanto punto a Los Angeles 2028, non farò più solo i 100 metri ma anche il lungo”.
La caduta di Ambra Sabatini davanti a Monica Contrafatto alle Paralimpiadi di Parigi
Ambra Sabatini, otto mesi dopo la caduta che l’ha privata della medaglia d’oro a Parigi. La sua storia sin da quando era bambina si è condensata in un docufilm di 60 minuti, che passa per l’incidente stradale che le è costato la gamba sinistra e la medaglia d’oro vinta a Tokyo nella storica tripletta azzurra legata per sempre alla posa cinematografica delle tre al traguardo. Il docufilm si chiama Ambra Sabatini – A un metro dal traguardo, è stato diretto da Mattia Ramberti e coprodotto da Giffoni Innovation Hub e BlackBox Srl. Giovedì 8 maggio al The Space Cinema Roma Moderno di Roma è in programma la prima alla presenza di alcune scuole.
Sabatini, partiamo da Parigi: perché è caduta, con un’altra medaglia d’oro a portata di mano?
“Non ho tabù parlando di eventi scioccanti: non lo so ancora, forse è stata una coincidenza di tanti fattori. Non aver potuto gareggiare d’estate, provare delle situazioni di gara spalla a spalla dopo che mi ero rotta due costole. Sono entrata in pista dopo un problema alla protesi nel riscaldamento che mi ha destabilizzato, poi ci ho messo troppa foga perché volevo spaccare tutto. Nella corsa invece bisogna essere rilassati”.
Come ha reagito nei mesi successivi?
“Ho iniziato un percorso nuovo. Nuova la città, da Ostia a Livorno dove ho affittato un appartamento. Nuovo l’allenatore, nientemeno che Fabrizio Mori, campione mondiale dei 400 ostacoli a Siviglia 1999: con lui c’è il giusto feeling. Il mio obiettivo ora sono i Giochi di Los Angeles 2028, non solo nei 100 ma anche nel lungo che mi aiuta a provare nuove sensazioni. Porterò il mio nuovo programma ai Mondiali in India a settembre”.
Il suo docufilm sembra che abbia cambiato copione strada facendo.
“È proprio così. Parigi è stata qualcosa di diverso rispetto a quel che ci aspettavamo, ma c’è sempre un dopo, si può sempre combattere per tornare a fare quel che più ci piace. La troupe mi ha seguito durante un anno in cui ne sono successe di tutti colori, il film ha preso forma strada facendo e forse ne è uscito un messaggio ancora più grande. È stata una delle esperienze più incredibili che abbia mai vissuto”.
Ha raccontato il grave incidente che le è costato l’amputazione della gamba, l’auto che invade la corsia dello scooter di suo padre, il “lago di sangue”, ma allo stesso tempo lei si reputa fortunata.
“Sono una sopravvissuta, è stata una questione di minuti. I dottori dissero che se non fossero intervenuti subito i vigili del fuoco che seguivano lo scooter non ce l’avrei fatta: l’arteria femorale era stata recisa, in tre minuti avrei perso troppo sangue. Per questo sono orgogliosa testimonial di Autostrade, vorrei che la gente prestasse più attenzione sulla strada perché non sono tante le storie a lieto fine come la mia”.
Cosa l’ha emozionata di più rivedendosi nel docufilm?
“I miei genitori in tribuna a Parigi: ho capito che vivono la gara come me, sono dentro di me. Nella tragicità del momento è stato bellissimo”.