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Andrew Howe fa 40 anni: l’eterno ragazzo che ha inventato l’atletica pop tra musica e tv

Andrew Howe abbracciato dalla madre allenatrice René Felton 

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Il compleanno del primatista italiano e argento mondiale del salto in lungo, che ha ispirato Furlani e la nuova generazione. Dalla madre allenatrice alla moda, un personaggio che non tramonta mai anche se non ha ottenuto tutti i risultati che voleva
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L’eterno ragazzo compie quarant’anni. È tutto vero, Andrew Howe il 12 maggio entra negli “anta”, anche se l’aria rilassata e glamour resta sempre la stessa. La sua pagina Instagram sembra quella di un modello, di un tenero padre di famiglia, addirittura di un aspirante marinaio di Luna Rossa durante il viaggio a Barcellona per l’America’s Cup. Difficile capire quel che è stato ed è ancora adesso: il primatista italiano del salto in lungo, 8,47 (con 0,2 di vento contro), in occasione dei Mondiali di Osaka del 2007. Ma Andrew Howe è stato molto di più. Non solo un predestinato, come lo chiamò l’amico di famiglia Carl Lewis quando lo vide in pista. Non solo uno che a diciannove anni correva con l’istinto i 200 in 20”28 e si qualificava per le Olimpiadi di Atene, e nemmeno la medaglia d’argento mondiale del lungo su un podio stellare Saladino-Howe-Phillips. Andrew Howe è stato l’immagine pop dell’atletica italiana, molto prima che arrivassero Marcell Jacobs, Gianmarco Tamberi, Larissa Iap…

L’eterno ragazzo compie quarant’anni. È tutto vero, Andrew Howe il 12 maggio entra negli “anta”, anche se l’aria rilassata e glamour resta sempre la stessa. La sua pagina Instagram sembra quella di un modello, di un tenero padre di famiglia, addirittura di un aspirante marinaio di Luna Rossa durante il viaggio a Barcellona per l’America’s Cup. Difficile capire quel che è stato ed è ancora adesso: il primatista italiano del salto in lungo, 8,47 (con 0,2 di vento contro), in occasione dei Mondiali di Osaka del 2007. Ma Andrew Howe è stato molto di più. Non solo un predestinato, come lo chiamò l’amico di famiglia Carl Lewis quando lo vide in pista. Non solo uno che a diciannove anni correva con l’istinto i 200 in 20”28 e si qualificava per le Olimpiadi di Atene, e nemmeno la medaglia d’argento mondiale del lungo su un podio stellare Saladino-Howe-Phillips. Andrew Howe è stato l’immagine pop dell’atletica italiana, molto prima che arrivassero Marcell Jacobs, Gianmarco Tamberi, Larissa Iapichino. E Mattia Furlani, che in un confronto a distanza (“senza rosicare” ha sempre ripetuto Howe) gli ha strappato il record italiano indoor portandolo a 8,34, dopo averlo preso come punto di riferimento e amico di famiglia, visto che le mamme dei due sono in ottimi rapporti da tempo.

Il ritiro annunciato dopo la malattia della madre

Difficile scindere il campione dalla madre René Felton, sempre presente negli snodi più importanti della sua vita. Dal momento della nascita a Los Angeles, dove Andrew prende nome e cognome del padre calciatore. Poi la decisione di trasferirsi a Rieti, dove la madre ostacolista si sposa in seconde nozze con l’astista Ugo Besozzi, che legherà il suo cognome alla prima fase della carriera del “predestinato” Howe-Besozzi. E ancora, gli anni dell’ascesa folgorante, in cui René Felton è allenatrice tra non poche critiche, in un’epoca in cui le donne coach sono poche. Infine, ai giorni nostri, la malattia, l’ictus nell’ottobre 2022 che paralizza la parte destra del corpo e spinge Andrew ad annunciare il ritiro. Una decisione ritrattata non appena la madre si riprende, torna a fare la fisioterapista per gli stuntman di Hollywood, e il figlio si dedica di nuovo alle gare. Senza i risultati attesi, quelli non torneranno più. Ma nemmeno negli anni d’oro si esprimerà pienamente “un potenziale molto superiore a quell’8,47”, dirà Andrew di quell’indimenticabile gara ad Osaka.

Andrew Howe sul podio del Mondiale di Osaka con Irving Saladino e Dwight Phillips 

Da Ballando con le stelle alla musica elettronica

Quel giorno la pedana dei Mondiale diventa palcoscenico del più grande salto eseguito da un italiano, celebrato con un’esultanza selvaggia e spettacolare, con la maglietta azzurra gettata più volte per terra e la madre in lacrime in tribuna. È l’anno 2007, sembra la consacrazione di un fuoriclasse ma gli infortuni non solo rovinano l’Olimpiade di Pechino (fuori in qualificazione) ma costringono a un intervento chirurgico per la rottura del tendine d’Achille. “Ci ho messo sei o sette anni per saltare di nuovo otto metri” dirà. In questo lasso di tempo sfuma anche la qualificazione a Londra 2012 nei 200, il tempo passa e gli anni migliori finiscono alle spalle. Eppure Andrew Howe non tramonta mai: è diventato personaggio. Cita Bukowski e Kobe Bryant. Fa il modello di intimo e l’ospite a Scherzi a parte e Miss Italia nel mondo. Finisce secondo a Ballando con le stelle. Diventa simbolo sorridente della lotta al razzismo, è ironico e commenta così il fallimento di Pechino: “Quando torno in Italia mi fanno bianco...". Suona la batteria e lavora a progetti di musica electro pop. È testimonial adulto di merendine come Larissa Iapichino da piccola. Si allena nel centro di Roma, accanto alle Terme di Caracalla, ma nella sua Rieti vede fiorire il talento del suo successore, Mattia Furlani, che a 19 anni conquisterà la medaglia olimpica mancata al maestro. Continua a sognare di tornare agli Europei di Roma (“Ho i superpoteri, una sensazione bella ma frustrante che ti spinge a lottare contro te stesso” dice in un’intervista a Repubblica), fallisce l’obiettivo, ma nel frattempo la sua compagna Ilaria gli regala una figlia, Anna. La sua passione per la moda lo fa diventare “creative director di una capsule collection disegnata da me”. Anche ora che ha quarant’anni e sembra un personaggio del mondo dello spettacolo ha una certezza: “Io mi allenerò a vita, perché a me piace fare fatica”.

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