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Morto Nino Benvenuti, le reazioni. Oliva: “Il più grande”. Damiani: “Idolo di una generazione”

Il mondo del pugilato e dello sport ricorda l’ex campione olimpico e mondiale scomparso a 87 anni. Malagò: “Rimarrai una leggenda”
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"Lascia un grande vuoto nel pugilato". Così Francesco Damiani, ex campione del mondo dei pesi massimi, ricorda Nino Benvenuti, l’ex campione olimpico e mondiale morto oggi a 87 anni. "Era una grande persona, da bambino lo guardavo sempre e i primi ricordi che ho della boxe sono proprio gli incontri di Nino che vedevo con mio padre – aggiunge Damiani -. Era un eroe degli anni '60, l'idolo di una generazione. Ho avuto la fortuna di conoscerlo quando ho intrapreso la carriera da pugile, come nella Coppa del Mondo a Roma, quando lui era ospite della Federazione e io un dilettante: ci premiò e ci fece i complimenti, lo ricordo ancora adesso". E ancora: “Eravamo tutti molto orgogliosi di Benvenuti - unico pugile italiano ad aver detenuto il titolo mondiale unanimemente riconosciuto di due categorie di peso, medi e superwelter - lascia un grande vuoto”.

Oliva: “Il più grande pugile italiano di sempre”

Per Patrizio Oliva la scomparsa di Benvenuti “è una notizia tristissima, sono avvilito. Nino era il più grande pugile italiano di sempre. E' stato il mio faro e la mia luce, mi ha ispirato a boxare in quella maniera. Mi piaceva come persona, era elegante ed aveva un linguaggio forbito. Era un uomo colto in un periodo in cui i pugili non riuscivano a mettere due parole in fila", il pensiero dell'ex campione napoletano, oro olimpico a Mosca 1980 nei superleggeri, che poi racconta anche un episodio particolare: “A 17 anni, quando divenni campione italiano dilettanti a Torino, Nino era presente e, vedendomi combattere, disse ai giornalisti che io ero il suo erede. Ci aveva visto lungo”.

Benvenuti con Cammarelle (al centro) e Oliva (a destra) 

Cammarelle: “Era punto riferimento per chi sognava Olimpiadi”

“Benvenuti è stato un grande campione, un grande punto di riferimento per tutti gli atleti italiani che hanno cominciato a sognare le Olimpiadi. Me compreso”, il ricordo di Roberto Cammarelle, oro ai Giochi di Pechino. “Ho un grande ricordo di lui, soprattutto olimpico e nella fattispecie quello di Pechino, dove ho vinto, perché siamo stati insieme per un po', poi lui ha commentato la mia vittoria in Rai e quindi ho un buonissimo ricordo del Nino post carriera. Benvenuti era per ogni pugile lo zio di famiglia, perché lo conoscevano tutti, e tutti ne avevano sempre sentito parlare”.

Malagò: "Rimarrai una leggenda”

“Sei entrato nell'Olimpo e hai dominato sul ring diventando un'icona senza tempo. Hai conquistato il Mondo, vincendo i Giochi di Roma '60 e poi i titoli iridati, regalando al pugilato e a tutto lo sport italiano un esempio sinonimo di orgoglio”, ha scritto sui social il presidente del Coni Giovanni Malagò. “Ciao Nino. Le tue gesta, il tuo sorriso, la tua classe rimarranno un marchio di fabbrica intramontabile. Sei stato un campione straordinario, rimarrai una leggenda, un Mito per sempre”.

Benvenuti con la seconda moglie Nadia Bertorello, scomparsa nel 2023 

Russo: “Con Coppi ha cambiato immagine sport italiano”

"Era un grande atleta anche in età avanzata. Dopo il Covid fummo ospiti insieme in una manifestazione pugilistica, quando lo chiamarono salì sul ring saltellando e passando tra le corde", ricorda Clemente Russo, attuale dt delle Fiamme Azzurre e due volte argento olimpico. “Il pugilato è sempre un po’ considerato uno sport minore, ma negli anni Sessanta Benvenuti e Coppi erano considerati degli eroi nazionali, prima dei calciatori. Questi due campioni hanno dato un'immagine diversa dei loro sport e anche io ho cercato di modificare l'idea che hanno del pugilato i neofiti della materia”.

La federpugilato: “La boxe italiana perde il suo monumento”

“Oggi la boxe italiana perde il suo monumento, e mi viene da dire 'ciao immenso Nino'”, il pensiero di Flavio D’Ambrosi, presidente della federpugilato. “I grandi uomini fanno grande lo sport, Nino ci ha lasciato, ha lasciato il suo ring, la sua nobile arte e quanti lo hanno amato. Tuttavia, il suo ricordo rimarrà indelebile, la sua figura è già mito e leggenda. L'Italia pugilistica e tutto il mondo sportivo lo ricorderanno per sempre: lui era stile, eleganza e raffinatezza dentro e fuori dalle 4 corde. Nino è stato quel raggio di sole che ha illuminato il pugilato italiano anche all'imbrunire dei tempi moderni. Nino tu sei nella storia e nei cuori di tutti coloro, tanti, che ti hanno amato”.

Benvenuti con Irma Testa 

De Carolis: “Era un esempio”

“E' una notizia bruttissima perché Nino è sempre stato un esempio, sotto ogni aspetto. Ha portato il pugilato italiano nel mondo”, dice Giovanni De Carolis, ex campione del mondo dei supermedi e attuale direttore tecnico della nazionale. “Quando iniziai con questo sport e conversavo con gente più grande di me, tutti parlavano di Benvenuti. E' riuscito a fare qualcosa di incredibile ed è sempre stato un punto di riferimento per noi più giovani. Anche quando faceva le telecronache è sempre stato di grande ispirazione. Dava sempre consigli agli atleti. L'averlo conosciuto diverse volte mi fa sentire il vuoto enorme che senti quando apprendi che persone a cui tieni non ci sono più”.

Abodi: “Perdiamo pilastro dello sport italiano”

“Nino Benvenuti ci ha lasciati, ma resta impresso nella memoria e nel cuore di chi lo ha conosciuto e seguito nel suo percorso sportivo, suggellato dall'oro olimpico a Roma 1960 e dalle vittorie mondiali. Le poche volte che ha perso, lo ha fatto con onore ed è stato grande anche quando è sceso dal ring, senza mai tradire l'amore per la boxe, l'eterna passione”, ha detto il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. “Talento puro sul ring che fu il suo primo palcoscenico, dominato con tecnica e velocità, diventando un'icona della "nobile arte". Oggi perdiamo un pilastro della storia dello sport italiano, che entra nel Pantheon degli immortali”.

Abdon Pamich: “Perdo un amico, era la nostra bandiera”

“Perdo un amico simpatico, un campione, un vero fenomeno. Era la nostra bandiera”, ha detto il campione olimpico di Tokyo nella 50 km di marcia Abdon Pamich. “Ci siamo conosciuti alle Olimpiadi di Roma nel 1960, lui 22enne e io 27enne, è nata un'amicizia che è durata una vita, con frequentazioni non particolarmente assidue ma sempre molto calorose. Ci legava la passione per lo sport e i natali istriani. Sapevo fosse malato e questa triste notizia non mi ha sorpreso, l'Italia perde una delle sue bandiere, uno dei suoi sportivi più grandi”.

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