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Jury Chechi: “Il salto di Bonicelli non era un azzardo, bisogna accettare anche la fatalità”

Jury Chechi 

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Intervista all’oro agli anelli di Atlanta 1996: “Seguo i ragazzi con passione, lui è uno che stava lavorando bene. Quel tipo di uscita era in grado di farla, spero si riprenda”
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ROMA — Dico la verità: la notte scorsa ho dormito pochissimo e malissimo: tanti pensieri, episodi che erano rimasti sopiti e sono riaffiorati all’improvviso». In Italia gli anelli sono legati e identificati con Jury Chechi: dai primi ori mondiali dopo la rottura del tendine d’Achille che lo privò di Barcellona 1992 fino al trionfo ai Giochi di Atlanta, dal ritiro dopo la lesione del tendine del bicipite sinistro fino al rientro con la medaglia di bronzo ad Atene 2004. Per sempre “Il Signore degli Anelli”, anche adesso che ha due figli grandi, ha un’accademia ed è un’icona della ginnastica calisthenics, non ha incarichi sportivi ma al mondo della ginnastica resta legato visceralmente.

Chechi, cosa ha fatto quando ha saputo dell’incidente a Bonicelli?

«Ho subito chiamato il consigliere federale Paolo Principi, volevo sapere come stava il ragazzo. Il mio pensiero va a lui, ai genitori, con la speranza che tutto si possa risolvere nel miglior modo possibile. Lo stesso incidente l’ho vis…

ROMA — Dico la verità: la notte scorsa ho dormito pochissimo e malissimo: tanti pensieri, episodi che erano rimasti sopiti e sono riaffiorati all’improvviso». In Italia gli anelli sono legati e identificati con Jury Chechi: dai primi ori mondiali dopo la rottura del tendine d’Achille che lo privò di Barcellona 1992 fino al trionfo ai Giochi di Atlanta, dal ritiro dopo la lesione del tendine del bicipite sinistro fino al rientro con la medaglia di bronzo ad Atene 2004. Per sempre “Il Signore degli Anelli”, anche adesso che ha due figli grandi, ha un’accademia ed è un’icona della ginnastica calisthenics, non ha incarichi sportivi ma al mondo della ginnastica resta legato visceralmente.

Chechi, cosa ha fatto quando ha saputo dell’incidente a Bonicelli?

«Ho subito chiamato il consigliere federale Paolo Principi, volevo sapere come stava il ragazzo. Il mio pensiero va a lui, ai genitori, con la speranza che tutto si possa risolvere nel miglior modo possibile. Lo stesso incidente l’ho vissuto in prima persona: Federico Chiarugi».

Il ginnasta paralizzato agli arti superiori e inferiori durante un incidente in allenamento, costretto alla sedia a rotelle e scomparso nel 2008.

«Accadde davanti a me, sono passati tanti anni ma resto molto sensibile all’argomento».

Ci sono analogie?

«Vorrei pensare positivamente, perché allora, quando ero lì, il corpo non mandava più segnali. Stavolta invece mi dicono che la sensibilità degli arti superiori è rimasta, un segnale importante».

Conosce Lorenzo Bonicelli?

«Anche se non ho incarichi in federazione — non è polemica, solo dispiacere — io continuo a seguire i ragazzi con passione, e lui è uno che stava lavorando molto bene».

Ha rischiato troppo?

«Non è stato un azzardo, se in una gara importante come le Universiadi ha presentato il triplo in uscita ad anelli vuol dire che era in grado di farlo».

Cosa lo avrebbe spinto a presentare un’uscita così difficile?

«Purtroppo questo nuovo codice di punteggi dà un’importanza notevole alle uscite, quindi il triplo salto in uscita vale molto e questi ragazzi giustamente provano a farlo. Non so se ci sia stato un errore tecnico, certo quello è un passaggio complesso. Dobbiamo anche accettare che in questo sport esista la fatalità».

Nei giorni dei campioni vincenti e milionari come Sinner, è un dramma che ricorda quanti atleti rischiano in cambio di guadagni molto limitati.

«Io, come Bonicelli e tanti atleti di altre discipline, abbiamo fatto questi sport con la speranza di guadagnare bene ma certamente non è stata mai la priorità. La ginnastica si fa per altri motivi, se poi le cose vanno bene siamo tutti contenti. Fa parte del gioco.Mi auguro che Lorenzo possa continuare, altrimenti sarebbe davvero un’ingiustizia».

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