Anita Bottazzo: “Per nuotare a rana ho scelto gli Usa, studio la genetica ricordando papà”
dalla nostra inviata Alessandra ReticoSINGAPORE — La ranista garibaldina. Anita Bottazzo, 21 anni, veneta, cittadina del mondo: da Oderzo (Treviso), passando per Imola, da un anno vive, studia e si allena (con Annie Lazor) a Gainesville con i Florida Gators del tecnico Anthony Nesty. Ryan Lochte tra gli ex, oggi ci nuotano tra gli altri Katie Ledecky, Caeleb Dressel, Bobby Finke. A Singapore farà i 100 (domani) con Lisa Angiolini e i 50 rana (sabato 2) con Benedetta Pilato.
Cominciamo dal nome: perché Anita?
«È la protagonista di un libro portoghese, piaceva ai miei».
Le hanno detto che somiglia a Federica Pellegrini?
«Milioni di volte, sin da bambina».
Perché la rana?
«È lei che ha scelto me, come direbbe Martinenghi. Facevo stile libero ma a una Coppa Brema, a 12 anni, mancava una ranista nei 100, mi hanno buttato in acqua. Andai forte. E dire che ero destinata al rugby».
Rugby?
«Nonno, zio e mio padre, tutti rugbisti. Ci ho provato anch’io, ma non faceva per me. Ho praticato ginnastica artistica e giocato a …
SINGAPORE — La ranista garibaldina. Anita Bottazzo, 21 anni, veneta, cittadina del mondo: da Oderzo (Treviso), passando per Imola, da un anno vive, studia e si allena (con Annie Lazor) a Gainesville con i Florida Gators del tecnico Anthony Nesty. Ryan Lochte tra gli ex, oggi ci nuotano tra gli altri Katie Ledecky, Caeleb Dressel, Bobby Finke. A Singapore farà i 100 (domani) con Lisa Angiolini e i 50 rana (sabato 2) con Benedetta Pilato.
Cominciamo dal nome: perché Anita?
«È la protagonista di un libro portoghese, piaceva ai miei».
Le hanno detto che somiglia a Federica Pellegrini?
«Milioni di volte, sin da bambina».
Perché la rana?
«È lei che ha scelto me, come direbbe Martinenghi. Facevo stile libero ma a una Coppa Brema, a 12 anni, mancava una ranista nei 100, mi hanno buttato in acqua. Andai forte. E dire che ero destinata al rugby».
Rugby?
«Nonno, zio e mio padre, tutti rugbisti. Ci ho provato anch’io, ma non faceva per me. Ho praticato ginnastica artistica e giocato a calcio. Il nuoto c’è stato sempre ma a 8 anni, a Preganziol, la mia strada era già segnata».
Tradimento di famiglia.
«Nessuna pressione dai miei. Mio papà non c’è più dal 2014, una malattia genetica, si chiamava Adriano, faceva l’agronomo. Mia madre, Nicoletta, è arredatrice di interni. Le devo molto: mi ha seguita quando a 15 anni ho deciso di trasferirmi a Imola per allenarmi con Cesare Casella».
Anita Bottazzo al Settecolli
In Nazionale nel 2023, quinta ai Mondiali di Fukuoka.
«Bellissimo tutto, anche il Giappone. Poi le cose sono andate male: non stavo bene, con me stessa e in acqua. Solo semifinale ai campionati a Doha. Avevo bisogno di qualcosa di diverso, di altre esperienze. Ad agosto 2024 ero già in Florida: ambiente eccellente, si gareggia tanto anche nelle yards. Ci si confronta con i più forti e si fa squadra. Ledecky? Genuina, non una star, si allena più di tutti. Cosa mi manca? Amatriciana e carbonara».
Cosa studia?
«Biotecnologie: per modificare, con regole, il patrimonio genetico e curare alcune malattie. C’entra mio padre? Sì».
Cosa si aspetta a Singapore? La rana è molto competitiva.
«È un campo molto stretto, anche in Italia il posto bisogna guadagnarselo. Ho lavorato molto, vorrei che si vedessero i frutti. E poi viverla bene, divertirmi».
Con Benedetta Pilato come sono i rapporti?
«Buoni. Ha avuto successo da molto giovane, non credo sia stata poca cosa gestirlo».
Si parla sempre di più di salute mentale.
«Io vedo uno psicologo, in America facciamo terapia di gruppo. La testa è importante quasi più del fisico».
Non sembra molto social.
«Mi piace vivere il momento, nella realtà».