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Caso Pilato e Tarantino: l’ambasciatore pallanuotista che ha evitato il caso internazionale

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Due boccette di olii essenziali nel duty free di Singapore hanno trattenuto le due nuotatrici azzurre. Un fermo che ha messo in moto ambasciata, Farnesina e Federnuoto
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Un caso lieve per entità, ma capace di generare un imbarazzo che ha costretto la diplomazia italiana a muoversi con discrezione. Le due boccette di olii essenziali finite nella borsa sbagliata al duty free di Singapore non hanno prodotto un arresto formale, ma hanno trattenuto due atlete della nazionale di nuoto, Benedetta Pilato e Chiara Tarantino, in un ufficio della polizia aeroportuale e innescato una catena di interventi istituzionali che ora rischia di avere strascichi anche politici.

Cosa è successo

La cronaca si conosce: Pilato, 19 anni, bronzo ai Mondiali, e Tarantino, 22, tesserata per le Fiamme Gialle, fermate allo scalo di Singapore dopo le vacanze a Bali, interrogate e private temporaneamente del passaporto. Al loro fianco a…

Un caso lieve per entità, ma capace di generare un imbarazzo che ha costretto la diplomazia italiana a muoversi con discrezione. Le due boccette di olii essenziali finite nella borsa sbagliata al duty free di Singapore non hanno prodotto un arresto formale, ma hanno trattenuto due atlete della nazionale di nuoto, Benedetta Pilato e Chiara Tarantino, in un ufficio della polizia aeroportuale e innescato una catena di interventi istituzionali che ora rischia di avere strascichi anche politici.

Cosa è successo

La cronaca si conosce: Pilato, 19 anni, bronzo ai Mondiali, e Tarantino, 22, tesserata per le Fiamme Gialle, fermate allo scalo di Singapore dopo le vacanze a Bali, interrogate e private temporaneamente del passaporto. Al loro fianco altre due compagne di squadra, Anita Bottazzo e Sofia Morini, rilasciate immediatamente. La differenza tra le quattro atlete azzurre è stata segnata dalle telecamere: a Tarantino viene contestata la sottrazione delle boccette, riposte nella borsa della compagna.

Il ruolo dell’ambasciatore

Dietro le quinte, però, si è aperto un fronte che spiega quanto la vicenda sia stata presa sul serio dalle autorità. La prima telefonata parte direttamente dalle famiglie delle ragazze, che contattano l’ambasciata italiana. A raccogliere la segnalazione è Dante Brandi, ambasciatore a Singapore ed ex pallanuotista, presente peraltro durante i Mondiali di nuoto. Brandi segue con attenzione la squadra, frequenta allenamenti e cene con gli azzurri, e si fa carico del caso. Non essendo in sede, affida la gestione al suo vice, che si interfaccia con la polizia aeroportuale fino a ottenere, dopo le verifiche, la restituzione dei documenti.

Evitato il caso internazionale

È stato questo pressing, più che un intervento politico di alto livello, a evitare che il fermo diventasse un caso internazionale. Alla Farnesina tengono infatti a precisare che il ministro Antonio Tajani non è mai stato coinvolto. Paolo Barelli, presidente della Federnuoto e capogruppo di Forza Italia, ha bollato come «stupidaggini» le versioni di un suo diretto appello al vicepremier. Anche perché i rapporti personali avrebbero alimentato sospetti: Barelli è il suocero di Gianpaolo Tajani, marito della figlia del ministro, Flaminia.

Il danno d’immagine

Resta il danno d’immagine. Non solo per le due ragazze, chiamate ora a rispondere davanti alla Federnuoto e, nel caso di Tarantino, alle Fiamme Gialle. Alla fine, le atlete sono rientrate in Italia, libere di gareggiare e allenarsi. Ma anche per la politica, impegnata a limitare l’effetto di una brutta figura nata da due flaconcini di profumo.

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