TOKYO – Da oggi sarà un altro (e nuovo) mondo. Molto in movimento. Ci sarà bellezza nei salti, nelle corse, nei lanci e sulla strada. Una giornata inaugurale che nemmeno Kirsty Coventry, nuova presidente Cio, vuole perdersi per poi fare rotta su Milano-Cortina. Da oggi non contano più le parole, i dubbi, i like, i piccoli grandi dolori. Ma solo la voglia di volare nel futuro. Sotto il selciato c’è la spiaggia, recitava il titolo di un film tedesco degli anni ’70. Sopra la sabbia ci sarà l’impronta ambiziosa della Giovane Italia, a calpestarla Larissa Iapichino (oggi) e Mattia Furlani (lunedì mattina) impegnati nelle qualificazioni del lungo. Per la serie attenti a quei due: 23 e 20 anni. Belle facce pulite, leggerezza, nessun complesso di inferiorità. Papà e mamma non li mandano soli. We are family verrebbe voglia di cantare. Mattia è allenato da Khaty Seck, ex velocista, Larissa da Gianni Iapichino, ex astista. La mamma, Fiona May (è rimasta a casa con la figlia più piccola, Anastasi…
TOKYO – Da oggi sarà un altro (e nuovo) mondo. Molto in movimento. Ci sarà bellezza nei salti, nelle corse, nei lanci e sulla strada. Una giornata inaugurale che nemmeno Kirsty Coventry, nuova presidente Cio, vuole perdersi per poi fare rotta su Milano-Cortina. Da oggi non contano più le parole, i dubbi, i like, i piccoli grandi dolori. Ma solo la voglia di volare nel futuro. Sotto il selciato c’è la spiaggia, recitava il titolo di un film tedesco degli anni ’70. Sopra la sabbia ci sarà l’impronta ambiziosa della Giovane Italia, a calpestarla Larissa Iapichino (oggi) e Mattia Furlani (lunedì mattina) impegnati nelle qualificazioni del lungo. Per la serie attenti a quei due: 23 e 20 anni. Belle facce pulite, leggerezza, nessun complesso di inferiorità. Papà e mamma non li mandano soli. We are family verrebbe voglia di cantare. Mattia è allenato da Khaty Seck, ex velocista, Larissa da Gianni Iapichino, ex astista. La mamma, Fiona May (è rimasta a casa con la figlia più piccola, Anastasia, che inizia la scuola) conquistò per l’Italia il suo primo titolo mondiale trent’anni fa a Goteborg. Mattia ha una leggera barbetta sotto il mento («I peli mi crescono solo in questo punto»), dice che ancora non ha provato la pedana e che le qualificazioni nascondono sempre qualche insidia. «Sono ottimista, cercherò di piazzare subito un bel salto, è importante risparmiare energie, anche nervose, non litigare con sé stessi e con la pedana. Ho molto lavorato sulla rincorsa e nelle indoor ho dominato. Con me nel borsone porterò scarpe chiodate e un cambio nel caso piova». Invece Larissa è più superstiziosa: «Con me ho un portachiavi che mi ha regalato Elisa Molinarolo, mia compagna di stanza, un piccolo trofeo della Diamond League e un portafortuna giapponese con un tempio, oltre ai soliti chatra, e anche io un ricambio».
Tokyo tra temporali e caldo tropicale
Tokyo ha vissuto la sua estate più calda dall’89 e non mancano i temporali che si aggiungono all’umidità. A nessuno dei due piace il mondiale che chiude la stagione, lo preferivano d’agosto, in mezzo al calendario, come di consuetudine, ma tocca adattarsi. Iapichino: «La mia prima uscita è stata a fine maggio a Palermo con 7,06, è stata una stagione lunga, ma ho fatto le scelte giuste». È stato un anno intenso anche per Furlani: argento agli europei indoor, oro ai mondiali indoor, bronzo in Coppa Europa, e primo posto mancato in Diamond League per due centimetri. Gli avversari sono quelli: il greco Miltiadis Tentoglou, l’australiano Liam Adcock, lo svizzero (decatleta) Simon Ehammer. Mattia non fa pronostici: «Qui c’è il mondo, ma io sono determinato, faccio i complimenti alle azzurre del volley, io non potrei mai scegliere un gioco di squadra, voglio dipendere solo da me stesso». Larissa la pensa nello stesso modo: «Le ragazze di Velasco sono un gruppo magnifico, ma bisogna essere predisposte al collettivo, io non lo sono, non ho quel tipo di carattere». A Larissa lui ruberebbe la regolarità (e ha ragione): «Fa salti in fotocopia». A Mattia lei invidia: «La decisione ipnotica che ha quando si mette in azione, è come se facesse scintille in pedana». Nessuno dei due vuole liberarsi o considera il genitore-allenatore troppo impiccione. Larissa: «L’ho scelto io».
Il record di Mike Powell nel 1991
Per chi salta in lungo Tokyo vuol dire una notte immensa dei mondiali ’91 e un volo infinito a 8,95, record del mondo che dura tuttora. 23 anni dopo l’8,90 di Bob Beamon a Mexico City un altro americano allungava i confini. Carl Lewis aprì con 8,68, Mike Powell rispose con 8,54. Lewis piazzò un 8,83 e un 8,91 (ventoso). Allora Powell, che giocava basket, scelse una parabola più alta, sembrò quasi parcheggiarsi in aria, per atterrare a 8,95. Quasi fuori dalla buca. L’altro, imbattuto da 10 anni, tirò fuori due capolavori: 8,87 (record personale) e 8,84, ma non bastarono. Fu l’unica volta in cui Powell riuscì a superarlo. Furlani dice che quella gara se la vede spesso: «Non ero ancora nato, ma il gesto tecnico è incredibile e mi è d’insegnamento». Anche per Larissa quella notte continua a meravigliare: «È la storia della nostra specialità». Ora tocca ai ragazzi spaccare. Jacobs torna per le batterie dei 100 nella pista dove s’inventò padrone. I pesi del mondo sono nelle mani di Leo Fabbri e Nadia Battocletti sui 10.000 è in formissima per piazzare l’Italia tra le ragazze africane degli altopiani. Ma bisogna volare.