TOKYO – Nadia e Antonella. 25 e 34 anni. Silver girls, sotto gli occhi di Kirsty Coventry, presidente Cio. Il grande nord (Trentino) e il grande sud (Puglia). Sorelle d’Italia e d’argento nello stesso giorno. Una chiude la sera, l’altra apre la mattina. La buonanotte è azzurra come l’alba. Se le bambine potessero capire che non bisogna aver paura di tener testa a qualcuno, di studiare, di migliorarsi. Hai l’Africa contro? Sei sola contro quattro gazzelle degli altopiani? E tu esaltati, fai girare le gambe, che nel paese dove sei cresciuta a Cavareno in Trentino hanno messo il maxi-schermo e hanno detto alle scuole che oggi la materia di studio sei tu. La nostra Africa. Perché 25 giri di pista possono trasformare il dolore in una grande possibilità e 35 chilometri di marcia hanno nelle lacrime la gioia della vita. Guardatele le gambe di Nadia alla fine dei 10 mila metri, piene di graffi e di sangue: «Hanno provato a fermarmi in tutti i modi, a ogni metro, a ogni giro un colpo, ma io ve…
TOKYO – Nadia e Antonella. 25 e 34 anni. Silver girls, sotto gli occhi di Kirsty Coventry, presidente Cio. Il grande nord (Trentino) e il grande sud (Puglia). Sorelle d’Italia e d’argento nello stesso giorno. Una chiude la sera, l’altra apre la mattina. La buonanotte è azzurra come l’alba. Se le bambine potessero capire che non bisogna aver paura di tener testa a qualcuno, di studiare, di migliorarsi. Hai l’Africa contro? Sei sola contro quattro gazzelle degli altopiani? E tu esaltati, fai girare le gambe, che nel paese dove sei cresciuta a Cavareno in Trentino hanno messo il maxi-schermo e hanno detto alle scuole che oggi la materia di studio sei tu. La nostra Africa. Perché 25 giri di pista possono trasformare il dolore in una grande possibilità e 35 chilometri di marcia hanno nelle lacrime la gioia della vita. Guardatele le gambe di Nadia alla fine dei 10 mila metri, piene di graffi e di sangue: «Hanno provato a fermarmi in tutti i modi, a ogni metro, a ogni giro un colpo, ma io vedevo che grondavano sudore anche loro e mi sono detta: appena si voltano a guardarmi io sorrido». Ma brava, ottima tattica. «Papà che mi allena è stato profeta: soffrirai, ma anche loro, E mi ha rassicurato: tu sei un’atleta dai mille scenari. Sono felice di aver tenuto testa ai loro strappi e attacchi, di aver tenuto il loro ritmo, ero quarta alla campana, forse son rimasta un po’ imbottigliata, ma quando Beatrice Chebet negli ultimi 200 metri è partita, io l’ho seguita, sapevo che le altre non hanno il mio sprint».
L’intelligenza di Nadia Battocletti
Non è il cielo che ti fa segno di andare, ma la tua intelligenza tattica, la tua capacità di resistere e due magnifici piedi che sanno come far vibrare la pista. Così Nadia Battocletti arriva sfiatata, con la bocca aperta, ma seconda e con il record italiano (30’38”23) preceduta di neanche un secondo dalla keniana Chebet, campionessa olimpica al suo primo titolo mondiale e seguita dall’etiope Tsegay. Nadia riconferma l’argento di Parigi (ma lì aveva sfiorato il sorpasso) e di essere tosta, lucida, con il desiderio di sperimentare e di conoscere. «Mi sono messa un po’ avanti perché c’era un leggero venticello, avevo bisogno di rinfrescarmi, anche perché prima della gara ero stato un po’ male». Dopo il traguardo si inginocchia, si batte il petto, cerca con gli occhi mamma, papà e fidanzato: «Devo ancora crederci, stavolta piango di felicità non come ai mondiali di Budapest quando arrivai ultima. Emotivamente quella sconfitta mi ha distrutto, ma mi ha portato a questo argento e a quello di Parigi. Tornerò in gara per i 5 mila. Contentissima per la medaglia di Antonella, non mi sono voluta perdere la sua gara».
L’argento di Antonella Palmisano
Palmisano dopo due bronzi è argento in 2 ore 42’24” nella 35 km dietro alla spagnola Maria Perez, al suo terzo titolo mondiale, che la precede di 3’. L’azzurra in Giappone nel 2021 aveva vinto l’oro. «Sono felice, purtroppo dal ventesimo chilometro ho iniziato a soffrire di crampi ovunque e ho saltato il rifornimento di carboidrati, l’umidità era pazzesca, ho preferito non mangiare perché mi veniva da vomitare, però ho resistito, non avrei sopportato l’idea di ritirarmi come a Parigi. Lo confesso, il post-Olimpiade è stato brutto, ho quasi pensato di lasciare, poi con mio marito Lorenzo, che è anche mio allenatore, abbiamo ragionato, litigato, programmato. Ora farò anche la 20 km. Il fiore che porto come fermacapelli è quello che mia madre mi ha cucito per il 2020, si è rifiutata di farne altri. Dedico questo successo a Stefano, un nostro amico, in questo momento impegnato in una battaglia più grande. E dico grazie a Maria, ci siamo allenate insieme a Livigno, mi ha stimolato a non mollare, mi ha detto che l’ho ispirata e non potevo farmi da parte». Se non solo le bambine, ma anche i grandi volessero rivedere la scena: Perez, 29 anni, taglia il traguardo con un urlo pazzesco, arriva Antonella e crolla. Maria le si avvicina, l’abbraccia, la conforta, le porta bottiglie d’acqua, le slaccia le scarpe, l’assiste poi la prende in braccio e l’altra: no, per favore, che così mi distruggi. Due che si sfidano su ogni strada e sono amiche nella vita. Ieri notte hanno festeggiato con hamburger e patatine fritte. Lo sport quando cerca di raddrizzare le cose storte e insegna a salvare la dignità del tempo passato insieme.