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Aouani, i pensieri di un ragazzo di bronzo: “Chi insulta fa pena"

Iliass Aouani (afp)

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Cresciuto a Ponte Lambro tra le case popolari, mentre corre fa meditazione: “Chissenefrega se mi danno del marocchino”
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TOKYO – Magnifico, l’ingegnere civile Aouani. Con laurea e master in Usa, perché al Politecnico di Milano non si trovava. «Io medito quando corro». Magari potessimo tutti progettare le corse della nostra vita come fa lui. Si sciroppa nella sauna di Tokyo 42 chilometri e 195 metri, entra nello stadio, si volta a controllare, è bronzo (2h09’53”) nella prima maratona assegnata al fotofinish. E riporta dopo 22 stagioni l’Italia sul podio.

Una maratona decisa al fotofinish

Il tanzaniano Simbu, 33 anni, in volata regala al suo paese il primo oro (2h09’48”) e per tre centesimi precede il tedesco Alphonce Petros, 30, che era in testa, ma che non gliela fa a resistere. Iliass Aouani ha un copricapo nero, anzi una durag, resa famosa dal rapper Tupac Shakur come simbolo della comunità afroamericana e della cultura hip hop. «Per me è come l’elmo dei gladiatori». È «orgogliosamente italiano», viene da Milano, zona Ponte Lambro.

Cinque figli, tutti laureati o laureandi

«Quando ci sono arrivato a du…

TOKYO – Magnifico, l’ingegnere civile Aouani. Con laurea e master in Usa, perché al Politecnico di Milano non si trovava. «Io medito quando corro». Magari potessimo tutti progettare le corse della nostra vita come fa lui. Si sciroppa nella sauna di Tokyo 42 chilometri e 195 metri, entra nello stadio, si volta a controllare, è bronzo (2h09’53”) nella prima maratona assegnata al fotofinish. E riporta dopo 22 stagioni l’Italia sul podio.

Una maratona decisa al fotofinish

Il tanzaniano Simbu, 33 anni, in volata regala al suo paese il primo oro (2h09’48”) e per tre centesimi precede il tedesco Alphonce Petros, 30, che era in testa, ma che non gliela fa a resistere. Iliass Aouani ha un copricapo nero, anzi una durag, resa famosa dal rapper Tupac Shakur come simbolo della comunità afroamericana e della cultura hip hop. «Per me è come l’elmo dei gladiatori». È «orgogliosamente italiano», viene da Milano, zona Ponte Lambro.

Cinque figli, tutti laureati o laureandi

«Quando ci sono arrivato a due anni dal Marocco era un quartiere pericoloso, pieno di spacciatori. Abbiamo raggiunto papà che faceva il lavapiatti mentre ora lavora nei cantieri e a cui spero di aver regalato una giornata di fierezza». Dice che non bisogna mai mollare, l’anno scorso non era stato convocato per Parigi, ci è rimasto male, ha sofferto, però rialzarsi si può. «Siamo cinque figli, tre maschi, due femmine, tutti laureati o laureandi, non vengo dal privilegio, ma i nostri genitori non ci hanno fatto mancare niente». Legge molto, parla di spiritualità, di introspezione, di pazienza, del fatto che non bisogna sopravvalutarsi perché spesso paghi la sensazione di sentirti drago. E la maratona ti presenta subito il conto. «Al quindicesimo chilometro volevo mollare, a metà gara a uno spugnaggio ho perso una delle due lenti a contatto ma mi sono detto che me ne poteva bastare una, sono entrato nello stadio, è stato bellissimo, puntavo all’oro, ma gli altri sono stati più bravi di me».

L’aiuto dell’allenatore nei momenti più difficili

A Ferrara lo allena Massimo Magnani che gli ha anche prestato casa e che in lui ha visto qualcosa mentre per Iliass era pieno buio. «Ero depresso, con gli occhi spenti, gli sono riconoscente perché quando non sei nessuno e qualcuno ti convince che puoi essere un campione è una bella sfida e io l’ho accettata. Nel 2020 quando sono tornato in Italia c’era il Covid e sono andato da lui». L’Italia, che arriva a quota quattro medaglie, aveva vinto un argento con Modica nel ’99 e tre bronzi, con Gelindo Bordin nell’87 e con Stefano Baldini nel 2001 e 2003. Merito anche a Yohannes Chiappinelli, sesto. Aouani tra pochi giorni avrà 30 anni, è alla sua ottava maratona, si allena per 180 chilometri a settimana, per Magnani ha qualità organiche straordinarie. «Gli è servito anche il periodo americano perché lì nel programma universitario c’era una corsa di 35 km ogni dieci giorni, forse avrebbe potuto attaccare prima, prima dell’entrata del tunnel era in testa, ma il terreno era in leggera discesa e lui non ama il percorso verso il basso». Poi nell’autunno del 2023 tra i due c’è stata una discussione e si sono separati. A Iliass piaceva mangiare, non voleva fare rinunce a tavola, anche se Magnani gli faceva capire che anche un chilo in più da trasportare diventa un’eccedenza di bagaglio. Un anno dopo entrambi hanno chiesto scusa e si sono ritrovati.

Pena e compassione per chi non capisce l’integrazione

Aouani è campione europeo e ad aprile ha vinto anche gli Europei su strada in Belgio. Crede agli esempi, ha ammirato Baldini e lo sfortunato campione keniano Kiptum. «Se vedi qualcuno che riesce, ti dici caspita, ma allora si può fare. Non bisogna disperarsi, ma crederci, io sono stato folle a sognare in grande e questa medaglia non appaga la mia fame. Spero che qualche bambino abbia visto la mia gara e voglia iniziare l’attività». Ah sì, dice un’altra cosuccia, che a lui non interessa chi si metterà a urlare con disprezzo: un altro marocchino in Italia. «Non provo rabbia, ma pena e compassione per chi non sa nulla delle vite degli altri e insulta senza avere rispetto per i loro sacrifici». E già, lui quando corre, medita. Magari è un buon consiglio.

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