Per Erika, Mattia Furlani ha pianto le lacrime più calde e abbondanti. «Perché sono incinta, e il medico ha detto che è meglio che mi riposi» spiega la sorella del campione del mondo dalla sua casa di Rieti. «Ho pianto tantissimo anch’io, non so se per gli ormoni, o perché quando stai per diventare mamma vedi una storia come quella di Mattia da un altro punto di vista. Sapevo che non avrei potuto seguirlo, ma dopo il mio matrimonio del 27 aprile ho fatto il viaggio di nozze proprio in Giappone: e in ogni tempio di Kyoto, Tokyo, Kanazawa, ho fatto una preghierina affinché mio fratello potesse vivere una giornata così. Gli ho portato qualcosa da quella terra».
Furlani, una famiglia con lo sport nel sangue
Quando Khadidiatou Seck detta Khaty,…
Per Erika, Mattia Furlani ha pianto le lacrime più calde e abbondanti. «Perché sono incinta, e il medico ha detto che è meglio che mi riposi» spiega la sorella del campione del mondo dalla sua casa di Rieti. «Ho pianto tantissimo anch’io, non so se per gli ormoni, o perché quando stai per diventare mamma vedi una storia come quella di Mattia da un altro punto di vista. Sapevo che non avrei potuto seguirlo, ma dopo il mio matrimonio del 27 aprile ho fatto il viaggio di nozze proprio in Giappone: e in ogni tempio di Kyoto, Tokyo, Kanazawa, ho fatto una preghierina affinché mio fratello potesse vivere una giornata così. Gli ho portato qualcosa da quella terra».
Furlani, una famiglia con lo sport nel sangue
Quando Khadidiatou Seck detta Khaty, figlia di un diplomatico senegalese, sprinter agli Europei Master, allenatrice di Mattia Furlani, ha gridato al figlio “Fatti abbraccia’” in un romanesco addolcito dalla cadenza francese, ha in realtà abbracciato tutta una famiglia diventata sistema, fortino, nido accogliente. Un club esclusivo in cui lo slogan della mamma è “vi porto tutti al campo”, e i risultati sono una nidiata di figli con lo sport nel sangue.
Erika Furlani
Il papà e il fratello a fare il tifo in Giappone
La stessa Erika, argento mondiale under 18 nel salto in alto, nel 2013 a Donetsk, dieci volte campionessa italiana giovanile e una volta assoluta, un personale di 1,94: «Mattia diventerà zio di un maschietto, speriamo prima di Natale, io intanto continuo ad allenarmi perché voglio tornare». Poi il fratello Luca, calciatore che tra una partita e l’altra atterra a 7,19 metri nel lungo. Tutto straordinariamente normale, se si pensa che papà Marcello saltò 2,27 nell’alto nel 1985. Ma il bello dei Furlani è il legame che vincola l’uno all’altro nel segno dello sport. «Farò un corso di pilates e reformer, anche perché voglio aiutare Mattia, gli serve un po’ di posturale» continua Erika. «Mio fratello invece è bravissimo con la tecnologia, e cura il canale YouTube. A proposito, Luca e papà sono in Giappone per fare il tifo, è stato meglio anche per mamma che nei primi giorni ha sofferto per un’intossicazione ed è preoccupata per me: si sente già nonna».
Nato a Marino nei Castelli Romani, Mattia Furlani era troppo piccolo per allenarsi con la madre nel campo di Frascati, su cui si affaccia Villa Grazioli set de “Il Marchese del Grillo”. Dal 2010 la famiglia si è trasferita a Rieti, dove la vita del predestinato si è adattata alla perfezione: «A lui piace stare in casa, fare cene e pranzi in famiglia, giocare con gli amici alla playstation» ancora Erika.
Howe, amico e ispiratore
Dalla casa di Maianello sulla Salaria allo stadio “Guidobaldi” un chilometro di strada per il figlio e la madre reduce da notti insonni a studiare le ultime tendenze dell’allenamento. Sulla pedana del lungo c’è una fettuccia che segnala il record di Furlani e quello italiano di Andrew Howe, concittadino illustre, amico e ispiratore. Ma su quella stessa pedana appena rifatta saltano anche cento bambini, che incrociano le traiettorie del paziente campione e ogni volta che atterrano nella sabbia urlano: “Ecco Mattia Furlani!”.