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Battocletti bronzo, mai nessuna come lei Il pasticcio della staffetta chiude un’epoca

Nadia Battocletti

 (reuters)

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La medaglia di Nadia sui 5000 è la 7ª azzurra e la 2ª personale a Tokyo. Jacobs urta un avversario sulla pista del trionfo ai Giochi del 2021
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TOKYO – Se dovete fare un lungo viaggio portate sempre Nadia con voi. Vi farà arrivare in tempo, non sbaglierete strada, risolverà qualsiasi complicazione, si farà largo per trovarvi il miglior posto del mondo, si spolmonerà per offrirvi la vista migliore. È quello che ha fatto nei 5mila metri, sola soletta contro due immense specialiste keniane, Faith Kipyegon, 31 anni, 8 titoli olimpici e mondiali, e Beatrice Chebet, 25, primatista mondiale dei 5 e 10mila, soprannominata "il sorriso assassino".

Battocletti: "Amo le complessità"

C’è gente che quando vede una salita si ferma, Nadia invece accelera. "Amo le complessità". E così dopo l’argento nei diecimila ha vinto il bronzo nei cinquemila metri in 14’55”42 dietro a Chebet oro in 14’54”36 e a Kipyegon, argento in 14’55”07. La nostra Africa è Nadia. Prima delle europee. Infaticabile quando c’è da inseguire, alzare la testa, non mollare. "Il medico Pierluigi Fiorella mi aveva girato un brano di Ezio Bosso che si chiama Rain in your black…

TOKYO – Se dovete fare un lungo viaggio portate sempre Nadia con voi. Vi farà arrivare in tempo, non sbaglierete strada, risolverà qualsiasi complicazione, si farà largo per trovarvi il miglior posto del mondo, si spolmonerà per offrirvi la vista migliore. È quello che ha fatto nei 5mila metri, sola soletta contro due immense specialiste keniane, Faith Kipyegon, 31 anni, 8 titoli olimpici e mondiali, e Beatrice Chebet, 25, primatista mondiale dei 5 e 10mila, soprannominata "il sorriso assassino".

Battocletti: "Amo le complessità"

C’è gente che quando vede una salita si ferma, Nadia invece accelera. "Amo le complessità". E così dopo l’argento nei diecimila ha vinto il bronzo nei cinquemila metri in 14’55”42 dietro a Chebet oro in 14’54”36 e a Kipyegon, argento in 14’55”07. La nostra Africa è Nadia. Prima delle europee. Infaticabile quando c’è da inseguire, alzare la testa, non mollare. "Il medico Pierluigi Fiorella mi aveva girato un brano di Ezio Bosso che si chiama Rain in your black eyes che dura quasi quanto un 5mila e mi ha detto che dovevo eseguire lo stesso crescendo, così nell’ultimo giro ci ho messo il fuoco". Tutto vero, Nadia ha controllato ed è stata controllata. "Quelle due non mi mollavano, mi deviavano la corsa per impedirmi di uscire. Sapevo che avevo solo una scelta, non farle fuggire, sei stanca, mi ripetevo, ma lo sono anche loro. Alla campana, appena ho sentito dei movimenti da dietro mi sono messa avanti". Kipyegon è partita sul rettilineo, Chebet l’ha rincorsa e superata, Nadia si è allungata anche perché nello specchietto retrovisore vedeva l’etiope Tsegay che rimontava. Sul traguardo le due keniane si sono abbracciate, il pericolo Battocletti era stato arginato, Nadia invece si è sdraiata, con il torace che andava su e giù, poi ha mimato le mani sotto il mento, nella posizione di chi vuole finalmente dormire. Prima azzurra a festeggiare due medaglie (un argento e un bronzo) nella stessa edizione dei Mondiali: ci erano riusciti soltanto Pietro Mennea (argento nella 4x100 e bronzo nei 200 nell’83) e Francesco Panetta (oro nei 3000 siepi e argento nei 10mila nell’87). "Sono felice, per me è un sogno, ma non è stato semplice, in gara ho ripensato ancora a quella maledetta Budapest dove sono arrivata ultima. Però ai miei l’avevo anticipato, stavolta provo, non mi pongo limiti. Non chiamatemi leader, non mi ci sento, sono solo un’appartenente alla squadra che ha ancora molti talenti inespressi. Sono molto contenta per l’argento di Andrea Dallavalle nel triplo, ci conosciamo da tempo, anzi spesso gareggiamo nello stesso giorno e con gli stessi risultati. Ora voglio tuffarmi in una vasca piena di ghiaccio. La prossima meta sono le Olimpiadi di Los Angeles, per noi atleti tre anni sono domani. Voglio sognare in grande anche lì". L’ingegnera Nadia sta già costruendo il suo progetto, oggi festeggerà con la famiglia, padre, madre e fidanzato che ha utilizzato le sue ferie per venire a vederla a Tokyo. La sua medaglia è la numero 7 per la spedizione azzurra, quella del sorpasso: il massimo per l’Italia era di 6, a Goteborg ’95 con 2 ori, 2 argenti e 2 bronzi.

Fausto Desalu, Marcell Jacobs, Lorenzo Patta, Matteo Melluzzo

 (reuters)

La 4x100 eliminata in batteria

Dal successo del mezzofondo all’affondamento della velocità. La staffetta 4x100 azzurra corre in 38”52, chiude con il 6° tempo e viene eliminata in batteria. Proprio vero, non bisognerebbe mai tornare dove si è stati felici perché si sprofonda nell’amarezza. Tutto è diverso: il quartetto (niente Tortu), la sua composizione (Desalu, Jacobs, Patta, Melluzzo), le lacrime (di delusione). Succede che alla partenza Desalu si addormenti (0.235 il crono di reazione), al cambio Jacobs urta con il primo frazionista sudafricano Shaun Maswanganyi al suo esterno, in sesta, e rischia di cadere, rimane in piedi, ma il risultato è compromesso. L’Italia ricorre, il reclamo viene respinto: colpa del braccio destro di Jacobs troppo largo al momento del contatto con il sudafricano (che lo manda a quel paese con gesto plateale). Marcell: "Non ho fatto in tempo a fare il primo appoggio e ho sentito una botta, mi sembrava di essere nella mia corsia, non mi era mai capitata una cosa così". Desalu: "Non sono stato reattivo allo sparo perché ero concentrato sul cambio con Marcell, l’ultima volta che ci eravamo scambiati il testimone in quest’ordine era stata 5 anni fa". Sayonara.

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