Bonicelli: “Del mio incidente ricordo ogni istante. Sentire muoversi un braccio è già una conquista”
di Matteo PinciROMA – Lorenzo Bonicelli ha appena terminato la fisioterapia del pomeriggio. Il papà Simone è accanto a lui, aspettano il medico nella stanza dell’ospedale Niguarda di Milano: la foto su whatsapp li ritrae qualche anno fa, si vede Lorenzo bambino mentre fa la verticale reggendosi sui palmi del padre. L’amore per la ginnastica coltivato da quando aveva 6 anni. Fino al 23 luglio scorso. L’esercizio agli anelli alle Universiadi in Germania, il triplo salto raccolto, la caduta, l’inizio dell’incubo. “Sono sempre stato cosciente. E super lucido. Ricordo ogni momento, dalla caduta all’arrivo in sala operatoria. Dall’inizio alla fine”. Quel giorno è iniziato un presente senza certezze, in cui anche parlare è stato una conquista, più di quanto non dica la voce chiara, limpida, sicura. In cui ogni minuscolo movimento di un braccio fa esplodere l’emozione.
Lorenzo, ricordare quei momenti deve essere tremendo. Riesce a tenerne i pensieri lontani?
“Nei primi giorni, le immagini dell’incidente ven…
ROMA – Lorenzo Bonicelli ha appena terminato la fisioterapia del pomeriggio. Il papà Simone è accanto a lui, aspettano il medico nella stanza dell’ospedale Niguarda di Milano: la foto su whatsapp li ritrae qualche anno fa, si vede Lorenzo bambino mentre fa la verticale reggendosi sui palmi del padre. L’amore per la ginnastica coltivato da quando aveva 6 anni. Fino al 23 luglio scorso. L’esercizio agli anelli alle Universiadi in Germania, il triplo salto raccolto, la caduta, l’inizio dell’incubo. “Sono sempre stato cosciente. E super lucido. Ricordo ogni momento, dalla caduta all’arrivo in sala operatoria. Dall’inizio alla fine”. Quel giorno è iniziato un presente senza certezze, in cui anche parlare è stato una conquista, più di quanto non dica la voce chiara, limpida, sicura. In cui ogni minuscolo movimento di un braccio fa esplodere l’emozione.
Lorenzo, ricordare quei momenti deve essere tremendo. Riesce a tenerne i pensieri lontani?
“Nei primi giorni, le immagini dell’incidente venivano a trovarmi spesso. E non lo nascondo, mi hanno fatto vivere momenti di crisi. Profonda. Ma ho imparato che me li devo concedere. Ora piano piano sto entrando in una fase di elaborazione. Ci sono momenti in cui mi faccio tante domande, tante. L’unica risposta che ho è che questa situazione io devo prenderla di petto”.
Come la sta affrontando?
“Devo spezzettare il blocco. Affrontare ogni piccola parte della questione prendendola singolarmente. Poi parlando con altri pazienti: per accettare, accettarla”.
Ricorda i primi istanti dopo l’operazione?
“Ricordo i volti dei miei genitori, della mia ragazza Lisa, delle mie sorelle Gloria e Greta. Non riuscivo bene a parlare: cercavo di comunicare in qualche modo, la voce non era molto disponibile, all’inizio”.
Due mesi, un tempo infinito, da passare a letto. C’è stato in queste settimane un momento di luce?
“Ero ancora in terapia intensiva e per la prima volta ho sentito che nelle braccia avvertivo qualcosa: ho percepito un movimento, una contrazione. Una cosa impercettibile, ma ho pensato: “Oh, mio Dio...””.
Come sono le sue giornate?
“Sveglia presto: vengono dei fisioterapisti a muovermi, una sorta di risveglio muscolare, seppure a grandissime linee. Dopo i lavaggi intorno alle 10 scendo in palestra con i fisioterapisti occupazionali: sono quelli con cui lavoro al recupero delle funzioni per la vita di tutti i giorni. Poi, passo alla camera iperbarica: serve all’ossigenazione dei tessuti, dei muscoli. Aiuta anche a trattare le piaghe da decubito. Dopo quella, pranzo. Quindi nel pomeriggio, verso le tre, ancora fisioterapia. Poi lo sapete, qui si cena presto. Ma una o due volte a settimana vedo la psicologa: è importantissima per me. Anche durante gli allenamenti ho sempre avuto una attenzione all’aspetto psicologico”.
Ha provato a darsi degli obiettivi, in queste settimane?
“Non mi do nessun obiettivo. Ogni giorno cerco di focalizzarmi su uno o più punti positivi che ho raggiunto nella giornata. Non guardo mai ai giorni successivi, non mi do obiettivi la sera. Aspetto la mattina: apro gli occhi e vedo come va. Ogni punto che conquisto è un millimetro su una corsa di cento chilometri”.
Vedrà gli assoluti di ginnastica domenica?
“Li seguirò in streaming, certo. Come diciamo noi della ginnastica: Gamba a tutti!”.
I suoi amici sono stati a trovarla?
“Sì, vengono spesso. Domenica scorsa abbiamo visto insieme il gp di Formula 1. Io poi sono appassionatissimo: motori, MotoGp, rally. Quando c’è il Gran premio voglio vedere quello e che nessuno rompa le scatole. Per fortuna, ho amici e parenti che la pensano come me”.
Ha anche altre passioni?
“Il tennis. Ma forse vi deluderò, non sono un grande tifoso di Sinner, mi piace di più lo spagnoletto, Carlitos Alcaraz. Il calcio no, non lo seguo tanto”.
Pochi giorni dopo l’incidente, Sofia Raffaeli le ha dedicato il trionfo ai Mondiali.
“Mi ha sorpreso parecchio. Ci conosciamo un po’, ovviamente so chi è, una delle più grandi atlete al mondo non solo della ritmica. Sentirmi dedicare un oro mondiale, pensare che dal Brasile, abbia avuto un pensiero per me, mi ha emozionato, Non ci siamo ancora sentiti: rimedieremo”.
Non è stata l’unica.
“Tanti mi sono venuti a trovare, molti amici, compagni di palestra e anche tanta gente che non posso dire di conoscere ha voluto starmi vicino. Devo ringraziare il presidente della Federginnastica Andrea Facci, che conosco da anni: la federazione è stata super disponibile con me. E il professor Andrea Ferretti, che ha mediato il mio trasferimento al Niguarda”.
Ha visto sui social la foto postata dalla sua ragazza nei momenti iniziali, con le vostre mane unite?
“Sì, è stata un’emozione. Non ero cosciente quando l’ha scattata, ma vederla mi ha dato forza”.
Quando la sera, prima di dormire, chiude gli occhi, cose vede?
“Vedo i volti di mio papà e mamma, delle mie sorelle, di Lisa. E penso che ogni attimo, ogni singolo attimo del loro tempo libero lo passano qui, con me. Io posso ricambiarli in un modo solo: impegnandomi a far vedere loro, a convincerli, che sto bene, che sono forte. Se oggi mi guardo allo specchio, mi dico che sono fortunato”.