Niente Paralimpiadi per l'atleta Luca Venturelli. Non per colpa di un infortunio o di una prestazione negativa, ma di un quoziente intellettivo troppo alto, superiore ai limiti imposti dal regolamento. È la paradossale storia che riguarda il 21enne mezzofondista azzurro originario di Bellaria-Igea Marina (Rimini), affetto da disturbi dello spettro autistico da quando aveva due anni.
CPI: ''Non è una disabilità''
Lo scorso aprile Venturelli si è laureato campione europeo nella categoria 10.000 metri classe II3, con il superlativo crono di 32:01, nei Campionati Europei Virtus di Genova, riservati agli sportivi con disabilità intellettivo-relazionali. Nel giugno del 2024, ha partecipato agli Europei paralimpici outdoor ad Uppsala (Svezia), ottenendo tre medaglie d’oro e stabilendo un record del mondo negli 800 metri con il tempo di 2:04.77. In questi giorni Luca è impegnato a Brisbane, in Australia, per i Mondiali Virtus di atletica leggera, dove gareggerà nei 1500 e 5000 metri con la FISDIR (Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali). Ma per il sogno di prendere parte ad una Paralimpiade bisognerà ancora aspettare, e superare ostacoli più sociali che sportivi. Questo perché il Comitato Paralimpico Internazionale non ritiene l'autismo una disabilità (a differenza della comunità scientifica), quanto un condizione di salute. Secondo le norme ufficiali, infatti, possono prendere parte ai Giochi atleti con un Quoziente Intellettivo non superiore a 75. E il QI di Venturelli è di 97. Troppo elevato per realizzare il suo sogno.
''Da piccolo comunicavo correndo''
Un'autentica mazzata per chi, fin da piccolo, ha dovuto affrontare problemi certamente non semplici. Lui stesso ha raccontato di come lo sport lo abbia aiutato a parlare, ad inserirsi nella società, e di come la corsa sia stata una vera e propria "amica" quando i suoi coetanei gli voltavano le spalle. Nel suo profilo ufficiale Instagram, non a caso, ha inserito nella descrizione la frase: ''Da piccolo comunicavo correndo''. Ad accompagnarlo in questo percorso, nella speranza di un cambiamento delle regole, c'è la mamma Cristiana Delmonte. Ricevuto il pieno appoggio dell'allora presidente del Comitato Paralimpico Italiano, Luca Pancalli, nel 2022 la famiglia Venturelli si era rivolta ad Andrew Parsons, capo del International Paralympic Committee, che in una visita a Roma aveva lanciato un'apertura su una possibile revisione del codice di classificazione. Per Luca però la strada sembra ancora tremendamente in salita.