Il ritiro di Ariarne Titmus e quei campioni che cercano un altro respiro
di Emanuela AudisioL’acqua australiana è precoce in tutto: nei successi e negli addii. Galleggiare stanca. E la virata ti fa tornare indietro, mai andare avanti. Sei padrona del tuo mondo, ma tocchi sempre lo stesso bordo, mai che quel confine si allarghi un po’. Ariarne Titmus a 25 anni esce dalla piscina. Ha vinto tutto, migliorato record, ma ne ha abbastanza. Vuole un’altra vita, non un’altra corsia.
Barty, l'addio al tennis da numero 1
In Australia il nuoto (e il tennis) sono la religione della gioventù. Ha lasciato alla stessa età nel 2022 anche Ashleigh Barty, da numero 1 del tennis. Non ne poteva più, nemmeno della sua perfezione, le mancava qualcosa che non stava tra le righe del campo. Il male di vincere le procurava una sensazione tossica. Voleva evolversi: «Cercare la fe…
L’acqua australiana è precoce in tutto: nei successi e negli addii. Galleggiare stanca. E la virata ti fa tornare indietro, mai andare avanti. Sei padrona del tuo mondo, ma tocchi sempre lo stesso bordo, mai che quel confine si allarghi un po’. Ariarne Titmus a 25 anni esce dalla piscina. Ha vinto tutto, migliorato record, ma ne ha abbastanza. Vuole un’altra vita, non un’altra corsia.
Barty, l'addio al tennis da numero 1
In Australia il nuoto (e il tennis) sono la religione della gioventù. Ha lasciato alla stessa età nel 2022 anche Ashleigh Barty, da numero 1 del tennis. Non ne poteva più, nemmeno della sua perfezione, le mancava qualcosa che non stava tra le righe del campo. Il male di vincere le procurava una sensazione tossica. Voleva evolversi: «Cercare la felicità come persona e non come atleta. Lo sport è quello che fai, non quello che sei». Si è sposata, ha avuto due bambini.
Thorpe fuori dall’acqua a 24 anni
Un altro grande australiano, Ian Thorpe, è uscito dall’acqua a 24 anni. Era stato il primo a vincere 6 titoli in un Mondiale (nel 2001). Ma se entri in piscina da bambino e a 15 diventi il più precoce campione iridato (nei 400 sl) al maschile, ci sta che dopo un decennio ti senta un Moby Dick sfiatato.
Shane Gould la pioniera
La pioniera è stata il fenomeno Shane Gould, cinque record mondiali tra il ’71 e ’72, unica nuotatrice a detenere in simultanea i primati in tutte le distanze dello stile libero. Aveva 15 anni a Monaco ’72, partecipò a 12 gare in otto giorni portandosi a casa tre ori, un argento e un bronzo. Fece le foto con Mark Spitz e tornò in Australia piena di futuro: era giovane, sorridente, avrebbe continuato a strapazzare il mondo. Appena un anno dopo abbandonò. A 16 anni era già un’ex. Il nuoto all’improvviso le aveva dato nausea. «C’era una vita fuori dalla piscina, scoprirlo fu terribile».
A 18 anni si sposò con Neil Innes, si ritirò in una fattoria vicino a dov’era nata, nell’Australia Occidentale, si mise ad allevare i figli, quattro. E si dedicò a pecore e cavalli. Ogni volta che qualcuno lascia lo sport un po’ troppo presto tutti vanno da lei a farsi spiegare perché e se ha avuto rimorsi. E lei sempre paziente a rispondere che la narrativa sui campioni è monotona e assai noiosa: keep going and going, vincere sempre di più. «Ma in cima di interessante non c’è niente. Per la storia sono quella che si è ritirata giovane, a nessuno interessa che abbia ottenuto un PhD per il mio studio sulla cultura australiana del nuoto, che abbia un master in management dell’ambiente e in arte contemporanea, che abbia realizzato un documentario e che con il mio nuovo marito Milt con cui vivo in Tasmania, sia responsabile di un programma che aiuta le persone a non avere paura dell’acqua. Mi hanno detto che ero depressa, non è vero, ero solo dissociata tra le mie identità, tra la Shane atleta e la persona. E no, nessun rimpianto. Anzi a chi lascia oggi dico: mantenetevi in forma, siate fieri del vostro talento, non sottovalutatelo, impegnatevi nel cercare cose nuove». Gli ori non annegano, cercano solo un altro respiro.