✕

Dalia Kaddari, velocista e criminologa: “Voglio entrare nella mente del killer”

Dalia Kaddari con Beniamino Zuncheddu, condannato all’ergastolo per triplice omicidio poi scagionato dopo 33 anni di carcere 

Ascolta l'audio

La velocista, detentrice del record della 4x100: “Sono attratta dalla scena del delitto, vorrei capire come nasce quel gesto. Mi sono laureata con una tesi su Zuncheddu, 33 anni in carcere da innocente, vivo a 15 minuti da dove avvenne il triplice omicidio: al suo posto non avrei resistito”
2 minuti di lettura

Far parte della più grande 4x100 italiana di tutti i tempi non le basta. Dalia Kaddari è stata quarta ai Mondiali di Budapest 2023, dietro Stati Uniti, Giamaica e Gran Bretagna, insieme a Zaynab Dosso, Anna Bongiorni e Alessia Pavese ha stabilito pure il record italiano. Guarda lontano, a Los Angeles 2028 e Brisbane 2032, ma nel frattempo ha coltivato una passione che un giorno potrebbe diventare una professione: la criminologia. Radicandola nel suo territorio, la Sardegna di Quartu dove vive, di Cagliari dove è nata da padre marocchino e madre sarda, ma anche di Sinnai dove avvenne un triplice omicidio che ha ispirato la sua tesi di laurea.

Dalia Kaddari, quando ha scelto criminologia?

“Diciamo che sin da piccola guardo Un giorno in pretura. Mi piace tantissimo, con tutti quei casi in tribunale che mi hanno sempre appassionato. Poi i film crime, le serie come quella su Yara Gambirasio, quante ne ho viste. Quando sono entrata in Polizia ho voluto capire cosa fare della mia vita, …

Far parte della più grande 4x100 italiana di tutti i tempi non le basta. Dalia Kaddari è stata quarta ai Mondiali di Budapest 2023, dietro Stati Uniti, Giamaica e Gran Bretagna, insieme a Zaynab Dosso, Anna Bongiorni e Alessia Pavese ha stabilito pure il record italiano. Guarda lontano, a Los Angeles 2028 e Brisbane 2032, ma nel frattempo ha coltivato una passione che un giorno potrebbe diventare una professione: la criminologia. Radicandola nel suo territorio, la Sardegna di Quartu dove vive, di Cagliari dove è nata da padre marocchino e madre sarda, ma anche di Sinnai dove avvenne un triplice omicidio che ha ispirato la sua tesi di laurea.

Dalia Kaddari, quando ha scelto criminologia?

“Diciamo che sin da piccola guardo Un giorno in pretura. Mi piace tantissimo, con tutti quei casi in tribunale che mi hanno sempre appassionato. Poi i film crime, le serie come quella su Yara Gambirasio, quante ne ho viste. Quando sono entrata in Polizia ho voluto capire cosa fare della mia vita, e legare questa scelta alla mia appartenenza in un organo dello Stato. Tra tutte le facoltà la triennale di criminologia mi ha colpito più di tutte: alle Olimpiadi di Parigi mi ero portata dietro i libri e il computer, quest’anno sono riuscita a laurearmi”.

Si sente più interessata dal crimine di strada o dai casi intricati in cui interviene la scienza?

“Sono attratta soprattutto da come vengono condotte le indagini, quando si arriva sulla scena del delitto. Quello mi piacerebbe fare. Vorrei parlare col criminale, a tu per tu, capire perché ha fatto quel gesto, cosa l'ha spinto a commetterlo, e da dove nasce tutto questo”.

Ha avuto contatti diretti con questo tipo di operazione delle forze dell’ordine?

“Pattugliamenti non ne ho fatti, ma qui a Cagliari c’è la Polizia scientifica e non potevo non andare a visitarla, a fare domande che spesso non possono trovare risposta”.

Quale caso l’ha ispirata più di tutti?

“Quello di “Beniamino”, ormai lo chiamo per nome. Il caso di Beniamino Zuncheddu mi ha veramente colpito, al punto da scriverci sopra la mia tesi: è stato bello”.

La Corte d’Assise di Cagliari lo condannò all’ergastolo nel 1991 per triplice omicidio di tre pastori a colpi di fucile.

“È veramente clamoroso che sia stato condannato, per poi essere assolto e dichiarato innocente dopo trentatré anni. Ci sono tanti casi di errori giudiziari, ma questo mi ha sconvolto”.

Zuncheddu ha saputo della sua tesi?

“Volevo addirittura inviargliela, ma poi mi sono vergognata e non gliel’ho spedita. Ma lui sa, per il semplice motivo che ci siamo incontrati: per caso, all’aeroporto di Fiumicino, in fila al gate del volo per Cagliari. Avevo in mano il libro dedicato al suo caso, L’Errore: storia di un innocente condannato all’ergastolo di Maria Francesca Chiappe. Abbiamo fatto una foto insieme, gli ho detto che stavo scrivendo su di lui, sul caso che mi aveva impressionato tantissimo, e avevo preso a cuore visto che siamo conterranei. Si è messo a ridere, ha detto: "È un caso molto discusso, e sono contento che tu l’abbia scelto”.

Che rapporto ha con i luoghi di Zuncheddu?

“Strettissimo: Sinnai è a soli quindici minuti da casa mia a Quartu. Anche questo mi ha sconvolto”.

A parte l’errore giudiziaria, cosa l’ha impressionata di più?

“La perseveranza con cui “Beniamino” ha resistito trentatré anni. Sapendo di essere innocente, perdendo un pezzo della sua vita che nessuno gli ridarà indietro né economicamente né umanamente. Nei suoi panni io non avrei resistito”.

Che traccia lascerà nella sua vita tutto questo?

“Vorrei rimanere in Polizia, e fare la criminologa. Rimanendo in Sardegna, dove abbiamo il Reparto Mobile, la Scientifica, ma sono pronta a tutto. In attesa di quel giorno, possibilmente dopo le Olimpiadi di Los Angeles e Brisbane, ho cominciato un secondo corso di laurea: in giurisprudenza”.

Leggi i commenti