Maria Perez, l’intervista: “La mia marcia per i diritti, la felicità non è soltanto un oro”
di Emanuela AudisioMONTECARLO – Maria Perez è la prima spagnola a vincere il premio di miglior atleta dell’anno (su strada) assegnato da World Athletics. Due ori ogni volta (nella 20 e 35 km di marcia) in due mondiali consecutivi fanno 4 medaglie. Impresa riuscita solo a Carl Lewis, Mo Farah e Usain Bolt tra gli uomini: non è una brutta compagnia. Ha 29 anni, è alta 1,56 e pesa 48 chili. Ha anche un oro e un argento olimpico. Viene da un paesino andaluso, Orce, e si presenta come campesina. Gli occhi e i capelli sono scurissimi, il carattere è forte e aperto.
Viva Maria.
«Se è per gli ori non ci tengo, se è per la persona che sono accetto il complimento. Sono figlia di un muratore, a 15 anni sono andata a lavorare, ho sempre visto mio padre svegliarsi all’alba per far mangiare la famiglia. Rivendico il diritto a un posto nel mondo anche per chi è nato e cresciuto in un posto minuscolo. La parola felicità non può dipendere da un ordine d’arrivo, ma dal non perdere di vista l’essenza di ognuno di noi. Sop…
MONTECARLO – Maria Perez è la prima spagnola a vincere il premio di miglior atleta dell’anno (su strada) assegnato da World Athletics. Due ori ogni volta (nella 20 e 35 km di marcia) in due mondiali consecutivi fanno 4 medaglie. Impresa riuscita solo a Carl Lewis, Mo Farah e Usain Bolt tra gli uomini: non è una brutta compagnia. Ha 29 anni, è alta 1,56 e pesa 48 chili. Ha anche un oro e un argento olimpico. Viene da un paesino andaluso, Orce, e si presenta come campesina. Gli occhi e i capelli sono scurissimi, il carattere è forte e aperto.
Viva Maria.
«Se è per gli ori non ci tengo, se è per la persona che sono accetto il complimento. Sono figlia di un muratore, a 15 anni sono andata a lavorare, ho sempre visto mio padre svegliarsi all’alba per far mangiare la famiglia. Rivendico il diritto a un posto nel mondo anche per chi è nato e cresciuto in un posto minuscolo. La parola felicità non può dipendere da un ordine d’arrivo, ma dal non perdere di vista l’essenza di ognuno di noi. Soprattutto per riconoscenza verso tutte quelle persone che ci hanno permesso di essere quello che siamo oggi».
Accidenti che filosofa.
«Per la verità sono maestra e ho fatto le Magistrali. Sono contenta di questo premio, ma non mi fa essere più famosa di atlete spagnole come Arantxa Sanchez, Conchita Martinez, Paula Badosa nel tennis, o Alexia Putellas a Aitana Bonmatí che hanno vinto il Pallone d’oro. Non m’interessa la fama, ma condividere il riconoscimento con tutti quelli che marciano. Su di noi le luci si spengono presto, eppure io per sei mesi all’anno sono sempre fuori, come un soldato, con sveglie all’alba. Sembra che la marcia non sia attraente, che per la tv sia noiosa, eppure a Parigi l’oro della nostra staffetta mista è stata in Spagna la gara più vista di tutta l’atletica. Io e Álvaro Martín abbiamo avuto l’audience più alta».
A Los Angeles 2028 lei avrà 32 anni e Antonella Palmisano 36.
«Ci incoraggeremo a vicenda come sempre. Siamo simili, veniamo da due famiglie contadine, lei mi ha accolto nel suo gruppo, ci alleniamo insieme, sabato partiamo per uno stage a Tenerife, ringrazio anche il suo coach e marito Lorenzo. Come si fa a essere amiche e rivali? Si fa, soprattutto in una società competitiva e tossica come la nostra. Io conosco i suoi punti deboli e lei i miei, ma questo non ci impedisce di fare raduni insieme, di ballare la tarantella, di essere una la spalla dell’altra. È finito il tempo dell’esaltazione dell’inimicizia come motore del miglioramento. C’è già abbastanza stress nello sport, si può crescere anche dandosi una mano, con rispetto e allegria. Ho sempre detto: quando si ritirerà Antonella lo farò anche io. Perché è lei che mi ha sempre ispirato. Solo che lei è tesserata con le Fiamme Gialle e quando smette avrà un lavoro, io invece no. In Spagna nello sport i gruppi militari non esistono».
Lei aveva una moglie, Noe Morillas, dj.
«Ci siamo lasciate prima di Parigi, abbiamo divorziato dopo i mondiali di Tokyo. Ci eravamo sposate nel 2021, sei mesi prima dei Giochi, lei era stata operata di tumore. Tutti provano dolore quando le cose non funzionano e non è facile dopo che hai comprato casa con chi ami cambiare tutto e restare concentrata sullo sport. Ora sono single e mi piacerebbe diventare mamma dopo Los Angeles. Ma non sono cose che puoi programmare e non voglio crescere un figlio da sola. Ho una nonna con cui gioco a carte e ho i miei genitori, ma abitano a un’ora da me. Ho fatto anche un pensiero a Brisbane 2032: avrò 36 anni, chissà se verrà reintrodotta la 35 km. Però un conto sono i programmi che fai tu e un altro quelli che fa la vita che marcia pure lei, ma in direzione contraria».