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Avanzini: “L’oro nel karate grazie alla fede e la famiglia. E faccio un’ottima carbonara”

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Intervista al giovanissimo atleta, oro mondiale nei +84 kg di kumite al Cairo
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Prima di prendere il treno da una banchina della stazione Termini Matteo Avanzini mostra il simbolo che lo accompagna sul tatami: un crocifisso d’argento. «Lo bacio prima di ogni sfida». Il nuovo re del karate, oro mondiale nei +84 kg di kumite al Cairo, è ormai romano d’adozione: «Qui ho conosciuto la mia ragazza (Valentina Praticò, altista) e sono rimasto a vivere. Ma la carbonara la cucino meglio io».

Avanzini, dov’è diretto?

«Torno a Muggiò, provincia di Monza, perché non vedo l’ora di riabbracciare mamma Raffaella e papà Stefano. È più di un mese che non li vedo».

Le mancano?

«Tantissimo, anche nonna Maria. Quando parto, è un trauma. Lei si mette sempre a piangere».

Cosa fa quando è a casa?

«Non esco molto. Mi alleno e mi dedico alla famiglia. Vado anche in chiesa».

È credente?

«Molto. Dio ha sempre un piano».

Qual è il suo?

«Sono nato per fare karate. Sento di essere diventato la persona che sognavo di essere».

A chi ha pensato quando ha vinto?

«Ai miei genitori. Li ho chiamati,…

Prima di prendere il treno da una banchina della stazione Termini Matteo Avanzini mostra il simbolo che lo accompagna sul tatami: un crocifisso d’argento. «Lo bacio prima di ogni sfida». Il nuovo re del karate, oro mondiale nei +84 kg di kumite al Cairo, è ormai romano d’adozione: «Qui ho conosciuto la mia ragazza (Valentina Praticò, altista) e sono rimasto a vivere. Ma la carbonara la cucino meglio io».

Avanzini, dov’è diretto?

«Torno a Muggiò, provincia di Monza, perché non vedo l’ora di riabbracciare mamma Raffaella e papà Stefano. È più di un mese che non li vedo».

Le mancano?

«Tantissimo, anche nonna Maria. Quando parto, è un trauma. Lei si mette sempre a piangere».

Cosa fa quando è a casa?

«Non esco molto. Mi alleno e mi dedico alla famiglia. Vado anche in chiesa».

È credente?

«Molto. Dio ha sempre un piano».

Qual è il suo?

«Sono nato per fare karate. Sento di essere diventato la persona che sognavo di essere».

A chi ha pensato quando ha vinto?

«Ai miei genitori. Li ho chiamati, ma non mi hanno risposto. Probabilmente stavano piangendo di gioia. Nei momenti difficili, quando credevo poco in me stesso, mi hanno sostenuto loro».

Tanti sacrifici?

«Sì, la mia è una famiglia umile. I miei sono entrambi dipendenti. Papà lavora in un’azienda di bricolage, mamma in un negozio di porte e finestre. Quando avevo sei anni, hanno scelto di puntare sul karate».

Cosa facevano per lei?

«Papà mi accompagnava in palestra dopo un’intera giornata di lavoro. E mamma aspettava la sera tardi che rientrassi per prepararmi la cena».

Sentiva che un giorno tutto ciò avrebbe portato frutti?

«Mi sentivo diverso, non invincibile. Da piccolo, non ero portato come gli altri. Questo mi ha spinto a migliorarmi».

Non è il primo atleta di arti marziali che manifesta un forte senso della fede. Penso a Odette Giuffrida, nel judo.

«Nello sport è importante avere un credo, qualcosa a cui aggrapparsi. Immagino un Dio buono, che premia le persone buone».

Era così credente anche da bambino?

«Molto, andavo sempre in chiesa. Sul tatami porto con me il crocifisso che mi hanno regalato per la prima comunione. Non l’ho mai tolto. Ogni tanto l’ho perso, anche per strada, ma l’ho sempre ritrovato».

Lei è un milanese a Roma.

«Vivo qui da ormai due anni. Mi alleno nel centro sportivo della Guardia di Finanza a Castel Porziano, lì ho conosciuto Valentina, la mia ragazza».

Valentina le ha trasmesso un po’ di romanità?

«Sì, ma la carbonara la cucino meglio io».

Alle Olimpiadi ci pensa?

«Sono ottimista. Spero che il karate possa tornare già da Los Angeles 2028. E credo nella legge dell’attrazione…».

Ci spieghi meglio.

«Sto leggendo un libro dei coniugi Hicks. I pensieri determinano la realtà con l’energia positiva».

E funziona?

«Sì, ho iniziato a leggerlo prima del mondiale. Ho vinto l’oro».

Dove si vede tra dieci anni?

«Sposato, con due figli. Penso che la famiglia sia il fine ultimo dell’uomo».

La canzone della sua vita?

«Counting stars degli OneRepublic. Dice che un giorno non conteremo i soldi, ma le stelle».

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