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Dorothea Wierer: “Le Olimpiadi a casa mia. Ma basta polemiche sull’identità di noi altoatesini”

Dorothea Wierer, 35 anni

 (agf)

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Intervista all’azzurra del biathlon, tra le grandi protagoniste annunciate dei Giochi di Milano Cortina: “Dopo sarò libera dallo stress. Voglio diventare mamma”
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La ragazza con la carabina vivrà l’ultima danza della sua infinita carriera nel giardino di casa. Il biathlon metterà in palio le medaglie olimpiche ad Anterselva, dove Dorothea Wierer è cresciuta e si è innamorata di quel curioso sport che mette assieme sci di fondo e tiro a segno. Pronostico facilissimo: quelle dell’Arena di Antholz (il nome tedesco della cittadina e dell’omonima valletta perpendicolare alla Val Pusteria) saranno le gare a più alto tasso di tifo, tensione e spettacolo di tutta l’Olimpiade italiana.

La vittoria del 2 dicembre scorso a Östersund, a 35 anni, 10 stagioni dopo il primo dei suoi 19 successi in Coppa del mondo, in quale dimensione la pone, Wierer?

«Non mi aspettavo di essere così in forma. Tra l’altro non mi sentivo benissimo in quanto continuavo ad avere dolori alla schiena, il mio allenamento non procedeva come avrei voluto. È stata una bella sorpresa partire con il piede giusto a Östersund, una località alla quale sono molto legata».

Le Olimpiadi in cas…

La ragazza con la carabina vivrà l’ultima danza della sua infinita carriera nel giardino di casa. Il biathlon metterà in palio le medaglie olimpiche ad Anterselva, dove Dorothea Wierer è cresciuta e si è innamorata di quel curioso sport che mette assieme sci di fondo e tiro a segno. Pronostico facilissimo: quelle dell’Arena di Antholz (il nome tedesco della cittadina e dell’omonima valletta perpendicolare alla Val Pusteria) saranno le gare a più alto tasso di tifo, tensione e spettacolo di tutta l’Olimpiade italiana.

La vittoria del 2 dicembre scorso a Östersund, a 35 anni, 10 stagioni dopo il primo dei suoi 19 successi in Coppa del mondo, in quale dimensione la pone, Wierer?

«Non mi aspettavo di essere così in forma. Tra l’altro non mi sentivo benissimo in quanto continuavo ad avere dolori alla schiena, il mio allenamento non procedeva come avrei voluto. È stata una bella sorpresa partire con il piede giusto a Östersund, una località alla quale sono molto legata».

Le Olimpiadi in casa, nel vero senso della parola: Anterselva è proprio casa sua.

«Gareggiare davanti a tutti i miei fan sarà incredibile. Immagino un’atmosfera unica, un tifo indiavolato. Di sicuro il pubblico di casa sarà di grande stimolo per me e per le mie compagne. E io sto preparando l’Olimpiade da tempo».

Ha detto che non vede l’ora di sentirsi più libera: intende dire che lo sport in un certo senso la incatena?

«Per sentirmi libera intendo il fatto di smettere di avere pressioni. E poi ho avuto un anno molto impegnativo in funzione dei vari appuntamenti istituzionali, federali e con gli sponsor — compresi quelli legati ai Giochi Olimpici — che hanno realizzato tutta una serie di iniziative alle quali con molto piacere ho potuto partecipare».

Che vita immagina per il dopo biathlon?

«Una vita meno stressante, presa un po’ come viene. E poi voglio godermi la famiglia (è sposata dal 2015 con l’ex fondista Stefano Corradini ndr),diventare mamma. Il biathlon richiede uno sforzo immane: quasi 1000 ore di allenamento ogni anno tra palestra, skiroll, tiro, sci, anche bici e trekking. Quando ho iniziato non avrei pensato di poter partecipare alle Olimpiadi a quasi 36 anni, ora però mi rendo conto che fisicamente e mentalmente sono ancora a posto e che posso esprimermi ai massimi livelli».

Pensa anche a un futuro nel mondo dello spettacolo?

«È un contesto che ha di certo alcuni aspetti attraenti, per me. Ho vissuto anche l’esperienza di Parigi 2024 da inviata di Eurosport ed è stata molto gratificante, magari mi rivedrete con un ruolo simile in futuro».

Anterselva e Sesto sono lontane 25 km. Lei, come il suo conterraneo Jannik Sinner, ha dovuto spesso rispondere a domande sulla sua italianità: le dà fastidio?

«Continuo a non capire come mai all’alba del 2026 si fomentino ancora queste inutili polemiche sull’identità di uno sportivo nato in Alto Adige, quindi in Italia, nonostante sia di madrelingua tedesca. Io vivo benissimo il mio rapporto con le mie origini e ne sono orgogliosa, come lo sono di essere una cittadina italiana. La storia è stata quella che è stata, non possiamo cambiarla. Ma le tradizioni diverse sono un punto forte del nostro Paese».

Si è spesso anche parlato della sua rivalità con Lisa Vittozzi, vincitrice della Coppa del mondo nel 2024. Quali sono i vostri rapporti?

«La rivalità tra chi pratica sport individuali c’è sempre. Lisa e io gareggiamo per la stessa Nazionale, in staffetta siamo compagne e all’Olimpiade avremo ottime possibilità di medaglia. Siamo colleghe e ci rispettiamo».

Lei ha vinto due Coppe del mondo generali, 12 medaglie mondiali, ma dopo 3 bronzi le manca l’oro olimpico.

«Ci vogliono bravura e fortuna nel biathlon. Sarà un tour de force, faremo tante gare in pochi giorni. Sarà bellissimo. E io voglio ascoltare l’Inno di Mameli sul podio, ad Anterselva».

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