La più grande paura: sentirsi chiamare vecchio. Non il terrore di partecipare alla gara più dura che esista tra caldo asfissiante, quasi insopportabile, ottomila chilometri tra sabbia e dune, esclusione termica. A 63 anni (ne compie 64 ad aprile), 20 anni dopo la sua prima partecipazione alla Dakar, Carlos Sainz sr, padre dell’ex ferrarista pilota di Formula 1, pensa a correre, correre, correre. Anche contro il tempo. Non vuole sentirsi vecchio, vuole partecipare alla sua gara preferita e cercare il suo quinto titolo, come ha raccontato al quotidiano spagnolo ABC: “Finché avrò voglia lo voglio fare”. Sarà al via sabato prossimo a Yanbu, in Arabia Saudita. E assicura: sono in forma.
La preparazione per la Dakar
Il due volte campione del mondo di rally, vincitore del premio Principessa delle Asturie e quattro volte campione del Rally Dakar (2010, 2018, 2020 e 2024), per cercare il quinto trofeo "Tuareg" con cinque auto d…
La più grande paura: sentirsi chiamare vecchio. Non il terrore di partecipare alla gara più dura che esista tra caldo asfissiante, quasi insopportabile, ottomila chilometri tra sabbia e dune, esclusione termica. A 63 anni (ne compie 64 ad aprile), 20 anni dopo la sua prima partecipazione alla Dakar, Carlos Sainz sr, padre dell’ex ferrarista pilota di Formula 1, pensa a correre, correre, correre. Anche contro il tempo. Non vuole sentirsi vecchio, vuole partecipare alla sua gara preferita e cercare il suo quinto titolo, come ha raccontato al quotidiano spagnolo ABC: “Finché avrò voglia lo voglio fare”. Sarà al via sabato prossimo a Yanbu, in Arabia Saudita. E assicura: sono in forma.
La preparazione per la Dakar
Il due volte campione del mondo di rally, vincitore del premio Principessa delle Asturie e quattro volte campione del Rally Dakar (2010, 2018, 2020 e 2024), per cercare il quinto trofeo "Tuareg" con cinque auto diverse (quest'anno una Ford) ha spinto l’allenamento oltre il limite: sta facendo sessioni di palestra, ipossia intermittente e sta aumentando la sua energia con la creatina.
Questa la routine: il pilota si alza presto (alle 6.30) e va in palestra. Si allena sulla forza (con pesi e altri attrezzi) per prevenire infortuni e disturbi a collo, braccia e schiena. Pratica spinning in sauna dove, in alcune sessioni, ha perso più di due chili. Gli piace lavorare sul cardio usando la cyclette o il tapis roulant.
Viene controllato. Dice il suo allenatore Iván Rodríguez: “Carlos registra tutti i suoi movimenti sul suo Garmin. Se dedica più tempo al golf che all'allenamento fisico, lo scopro”. Nel pomeriggio fa sessioni sull'ipossia normobarica intermittente, il sistema di deficit di ossigeno che stimola il flusso sanguigno al cervello, facilita la creazione di connessioni neuronali e aumenta la produzione di globuli rossi. Simula la mancanza di ossigeno (in quota) per migliorare le prestazioni. Ne fa quattro sessioni: una o due pedalando sulla cyclette, due o tre settimanali sdraiati e immobili, accumulando ossigeno arricchito.
Ha iniziato ad assumere creatina convinto che migliori le prestazioni atletiche e la massa muscolare.
Quando inizia la Dakar
E così Sainz si è presentato in Arabia Saudita dove gli organizzatori hanno creato un percorso inedito che metterà a dura prova i concorrenti attraverso un prologo e 13 impegnative tappe tra pianure desertiche e dune. Cinquemila chilometri saranno prove speciali. Ci sarà una novità: l’eliminazione della tappa a cronometro di 48 ore, scartata poiché spingeva i piloti a rallentare strategicamente per ottenere posizioni di partenza migliori il giorno successivo. Al suo posto tornerà il formato marathon di due giorni, difficile perché proibirà l’assistenza meccanica al bivacco. Al via oltre 800 concorrenti di 69 diverse nazionalità su 431 veicoli.