Simona Quadarella: “In Australia comincio una nuova vita, in acqua rinasco sempre”
di Alessandra ReticoSimona Quadarella
Uno squalo di nome Quadarella. «Non chiamatemi più “veleno”, non ne posso più». Era il soprannome che mamma Marzia le diede per sintetizzare la cattiveria agonistica della sua bambina. Una vita fa. Simona è ormai in un’altra dimensione: la nuotatrice romana, 27 anni, campionessa del mezzofondo azzurro, dopo la separazione con l’allenatore di sempre e col fidanzato convivente, ha tradotto il dolore in record e voglia di altre rotte. Ai mondiali di Singapore l’estate scorsa ha divorato i 1500 stile d’argento con un primato europeo che ha affondato per 7 secondi il precedente (2013, Lotte Friis) e anche negli 800, pur senza medaglia (quarta), ha riscritto le misure del tempo nel Vecchio Continente. E’ una rinascita, anzi una nuova vita per Simona, uscita delusa dai due quarti posti ai Giochi di Parigi 2024, e ora libera dai vecchi freni: dall’amata Roma, ha deciso di prendere il largo. E’ partita ieri per l’Australia per allenarsi per tre mesi al St Peters Western di Brisbane col coach D…
Uno squalo di nome Quadarella. «Non chiamatemi più “veleno”, non ne posso più». Era il soprannome che mamma Marzia le diede per sintetizzare la cattiveria agonistica della sua bambina. Una vita fa. Simona è ormai in un’altra dimensione: la nuotatrice romana, 27 anni, campionessa del mezzofondo azzurro, dopo la separazione con l’allenatore di sempre e col fidanzato convivente, ha tradotto il dolore in record e voglia di altre rotte. Ai mondiali di Singapore l’estate scorsa ha divorato i 1500 stile d’argento con un primato europeo che ha affondato per 7 secondi il precedente (2013, Lotte Friis) e anche negli 800, pur senza medaglia (quarta), ha riscritto le misure del tempo nel Vecchio Continente. E’ una rinascita, anzi una nuova vita per Simona, uscita delusa dai due quarti posti ai Giochi di Parigi 2024, e ora libera dai vecchi freni: dall’amata Roma, ha deciso di prendere il largo. E’ partita ieri per l’Australia per allenarsi per tre mesi al St Peters Western di Brisbane col coach Dean Boxall, già destinazione in passato di Thomas Ceccon e Alberto Razzetti.
Cosa ha messo in valigia? «Il costume da mare. La pasta, anche se penso di trovarla lì. E un po’ di coraggio. Non sono mai stata in Australia, non sono spaventata, ma sento che è una cosa importante, sono curiosa».
Ceccon le ha dato consigli? «Sì, lui e Razzetti mi hanno raccontato un po’, mi hanno detto che si sono trovati molto bene e mi hanno tranquillizzata. Abiterò in un appartamento trovato da me (con lei, anche la livornese Sara Franceschi, ndr).
Perché ha scelto di partire adesso? «Quando succedono delle cose nella vita, apri gli occhi. Ho voglia di fare qualcosa di diverso e se non lo faccio in quest’anno di transizione, non mi ricapita più. Mi trovo molto bene a Roma e all’Aniene, una squadra che è la mia famiglia. Però ho bisogno di cambiare e vedere una realtà diversa, fare un’esperienza nuova, mi aiuterà a crescere, più dal punto di vista personale che tecnico, visto che in tre mesi non è che divento Katie Ledecky. Lo prendo un po’ come il mio Erasmus natatorio. All’Università vado lenta, mi mancano tre esami alla laurea alla Link Campus, in comunicazione digitale. Da Boxall troverò le più forti, da Pallister a O’Callaghan».
Boxall è l’ex tecnico anche di Ariarne Titmus, colpita dal suo ritiro a soli 25 anni? «Sì, penso che nessuno se lo aspettasse, è giovane. Ma dipende da come vivi lo sport, forse lei lo ha fatto in un modo particolare. Oltre ad aver vinto tutto».
Come si fa a durare vincendo? «Non c’è un segreto, tranne quello di non sentirsi mai arrivati perché se sei sazio non ti migliori più, non hai più stimoli e obiettivi».
Quanto contano le sconfitte? «A me hanno aiutato a reagire».
Mai pensato: chi diavolo me lo fa fare? «Sì, l’ho pensato dopo le Olimpiadi di Tokyo e Parigi. Ma alla fine in acqua rinasco».
Per orgoglio? «Sì. E anche perché noi investiamo tanto, rinunciamo a parte della gioventù e, se questa è la vita che ho scelto, perché mollare?»
A Los Angeles 2028 ci pensa? «Ogni tanto, ma è ancora lontano, ci sono altre cose da fare nel mezzo».
Si è separata dal suo coach storico Christian Minotti, si allena con Gianluca Belfiore. Come procede? «Con Gianluca mi sono trovata molto bene. Sono sincera, non me lo aspettavo. Sapevo che avrebbe potuto funzionare visto che lo conoscevo già, però non pensavo filasse tutto così liscio, è stata una bella sorpresa. Questo mi dà speranza per il futuro, voglio rimanere con lui per i prossimi anni. Continuo a sentire Minotti, mi scrive complimenti per i risultati, mi fa un enorme piacere. E’ stata una separazione forte dopo 15 anni di lavoro insieme, è una persona importante della mia vita, sono cresciuta con lui, mi ha aiutata a diventare l’atleta che sono. Lasciandoci, mi ha aperto la porta per progredire ancora».
Infatti: è rinata ai Mondiali a Singapore, peraltro poco dopo la fine di un amore importante. Una forma di rivalsa? «Sì, non volevo che la fine della mia storia intaccasse una parte così importante della mia vita e compromettesse i miei Mondiali, anche se all’inizio lo stava facendo, visto che non stavo benissimo. Ma alla fine i record sono il frutto di una serie di fattori, anche il cambio di preparazione mi è servito. Il nuoto è un termometro per me: se va bene, il resto viene da sè. Ho capito che posso fare anche da sola, non c’è per forza bisogna di qualcuno accanto. Non mi manca nulla: ho il mio nuoto, la mia indipendenza, la famiglia, gli amici, ho la salute».
Dopodomani termina la sospensione per Benedetta Pilato e Chiara Tarantino, punite con tre mesi di stop per il furto di oli essenziali al duty free di Singapore. E’ una vicenda che ha influito sulla squadra? «No, non c’è stata nessuna ripercussione particolare, siamo sempre state tutte abbastanza amiche tra di noi, io sono amica di entrambe, spero che questa vicenda non abbia conseguenza su di loro quando torneranno in nazionale. Come giudico i fatti? Non lo faccio, a me dispiace per quello che successo, sicuramente loro hanno sbagliato ma hanno anche capito di aver sbagliato».