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Chebet, la regina madre e il suo tempo migliore: “Mi fermo per un figlio”

L'arrivo vincente di Beatrice Chebet nei 5000 ai Mondiali di Tokyo

 

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Due ori olimpici, due mondiali, due primati sui 5mila e sui 10mila: la keniana a 25 anni annuncia la gravidanza
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Life first. L’età dell’oro (e degli ori) non esiste più. O almeno non è più così dominante. Oggi è il tempo della scelta, anche lo sport si deve fare da parte perché le medaglie non dicono e non sono tutto. Sempre più atlete vincenti decidono di dare priorità alla vita e interrompono la stagione delle gare. Quest’anno in pista non vedremo il suo «sorriso assassino». Si ferma la corsa (ma riprenderà nel 2027) della regina del mezzofondo. La keniana Beatrice Chebet è soprannominata così perché ha una volata che uccide. Nello sforzo non s’ingrugnisce, anzi vi sorride mentre vi supera e vi lascia lì. È tra le più forti fondiste di sempre: prima donna ad abbattere la barriera dei 29 minuti nei diecimila metri (28’54”14), prima a scendere sotto i 14’ nei cinquemila (13’58”06 sempre a Eugene). Non solo: due ori olimpici a Parigi 2024 (prima donna del Kenya ad aggiudicarsi i 10 mila) e due titoli mondiali a Tokyo 2025. Niente male per una piccola venticinquenne che, cresciuta con la nonna, av…

Life first. L’età dell’oro (e degli ori) non esiste più. O almeno non è più così dominante. Oggi è il tempo della scelta, anche lo sport si deve fare da parte perché le medaglie non dicono e non sono tutto. Sempre più atlete vincenti decidono di dare priorità alla vita e interrompono la stagione delle gare. Quest’anno in pista non vedremo il suo «sorriso assassino». Si ferma la corsa (ma riprenderà nel 2027) della regina del mezzofondo. La keniana Beatrice Chebet è soprannominata così perché ha una volata che uccide. Nello sforzo non s’ingrugnisce, anzi vi sorride mentre vi supera e vi lascia lì. È tra le più forti fondiste di sempre: prima donna ad abbattere la barriera dei 29 minuti nei diecimila metri (28’54”14), prima a scendere sotto i 14’ nei cinquemila (13’58”06 sempre a Eugene). Non solo: due ori olimpici a Parigi 2024 (prima donna del Kenya ad aggiudicarsi i 10 mila) e due titoli mondiali a Tokyo 2025. Niente male per una piccola venticinquenne che, cresciuta con la nonna, aveva iniziato a correre dietro alla sorella più grande, Sandra, anche lei atleta.

Sposata con il suo tecnico, Chebet diventerà madre

Chebet, che a settembre è stata promossa sergente della polizia, avrebbe dovuto difendere il titolo (ne ha vinti due) sabato ai campionati del mondo di cross country a Tallahassee in Florida, ma pochi giorni fa ha annunciato il ritiro dalla competizione. Nessuna spiegazione precisa se non quella che non vede l’ora di vivere il «prossimo capitolo della sua vita». Poi l’annuncio: diventerà madre. Beatrice è sposata con Peter Bii che è anche il suo allenatore e in Kenya una moglie che non fa figli (per scelta) è una donna sbagliata. Anche se sei un’atleta di fama mondiale non puoi sottrarti all’essere madre, tutte le altre compagne di squadra lo sono. E questo è anche il motivo per cui alcune di loro scelgono di vivere all’estero, fuori da certi retaggi culturali, come la maratoneta Hellen Obiri che si è trasferita a Denver in Colorado.

Una stagione senza grandi appuntamenti

Chebet, che è la grande avversaria di Nadia Battocletti, ha scelto comunque la stagione giusta perché quest’anno l’atletica non ha grandi appuntamenti mondiali. Anche se in molti hanno criticato la sua decisione: ma come, te ne vai nel momento in cui avresti potuto regalare allo sport altri record? Ma come ha scritto lei nel messaggio: «Ho inseguito traguardi, medaglie e sogni. Ora è il momento dell’amore». Se è uscita allo scoperto è anche perché nello sport mondiale oggi un’assenza importante, non motivata, scatena subito dubbi e sospetti. Ma è anche vero che le atlete hanno imparato che le loro priorità meritano rispetto, non solo sacrificio. Se prima si aspettava la fine della carriera (Sara Simeoni, Federica Pellegrini) ora si cerca di programmare maternità e avvenimenti importanti (Valentina Vezzali nella scherma, Jenny Barazza, Simona Gioli e Serena Ortolani nel volley).

La storia di Lizzie Deignan

La ciclista Lizzie Deignan ai primi di ottobre 2021 entrò nella storia alzando le mani insanguinate sul traguardo del velodromo più famoso del mondo: aveva vinto da mamma la prima Parigi-Roubaix femminile dopo una fuga solitaria di ottanta chilometri. Tutti si accorsero delle piaghe. «Non ho usato i guanti, volevo sentire il pavé». Disse anche: «Lo sponsor, Santini, mi ha fatto le congratulazioni. Ma le altre reazioni non sono state belle, sono arrivata a un punto in cui sentivo quasi di dovermi scusare. Sembrava che fosse un tradimento del contratto, perché io la gravidanza l’avevo voluta e scelta. Riuscire a combinare sport e famiglia mi ha reso molto orgogliosa, e spero di spingere altre donne a fare lo stesso. È qualcosa che fa parte della vita di molte di noi e dovrebbe essere festeggiato, incoraggiato e sostenuto». Inglese di Otley, Lizzie aveva vinto molto anche con il cognome di prima, il suo: Armitstead. Un argento olimpico ai Giochi di Londra, due Coppe del Mondo e un Mondiale. Nel 2016 si era sposata con Philip Deignan, un corridore irlandese che, quando Lizzie diventò mamma, nel settembre del 2018, decise di lasciare il professionismo e di rimanere lui a casa con la piccola Orla. «Elizabeth è molto più brava di me in bicicletta». A settembre 2022 Lizzie ha avuto il secondo figlio, Shea. «È stata una decisione emotiva, ma logica, quella di rendere la nostra famiglia più grande». Si è ritirata a luglio, a quasi 37 anni, annunciando di aspettare il terzo figlio. Auguri. Come suggerisce Beatrice ci sono altri modi di continuare a vincere e come ricorda Lizzie: «Un’atleta felice è un’atleta migliore».

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