✕

Pianosi, il campione di tutto: “Volevo essere Valentino Rossi, lo imito sul kite”

Riccardo Pianosi, 20 anni, festeggia il titolo mondiale al Sardinia Grand Slam 

Ascolta l'audio

A vent’anni oro mondiale ed europeo assoluto e juniores nella stessa stagione: “Andavo al Gp di Misano, la moto mi segue ovunque. Sono andato a 43 nodi: se cadi ti fai male, l’acqua diventa come asfalto. Ma io mi sento come se stessi volando”
3 minuti di lettura

Si chiude il 2025, e l’Italia vola a quaranta nodi. Oltre alle nazionali di volley o a Mattia Furlani, alla judoka Alice Bellandi o al nuotatore Simone Cerasuolo, lo sport azzurro scopre di aver un campione del mondo a sorpresa in una disciplina dei Giochi di Los Angeles. Oro mondiale assoluto e juniores, oro europeo assoluto e juniores, e soli vent’anni di età. Si chiama Riccardo Pianosi, è di Pesaro e l’aria dei motori l’ha respirata sin da piccolo: “Volevo essere Valentino Rossi” assicura. Ha cercato la velocità, e l’ha trovata: non sull’asfalto, ma sul mare, oltre i quaranta nodi del kite surfing che unisce una tavola da surf a una barra e un aquilone. Velocità da Luna Rossa, senza lo scafo a fare da protezione. Alla sua età è già sposato, davanti alla sua casa di Quartu Sant’Elena è diventato campione del mondo nel Sardinia Grand Slam, titolo a cui ha aggiunto quello iridato giovanile, l’europeo assoluto e youth: nessuno ci era mai riuscito nelle classi olimpiche.

…

Si chiude il 2025, e l’Italia vola a quaranta nodi. Oltre alle nazionali di volley o a Mattia Furlani, alla judoka Alice Bellandi o al nuotatore Simone Cerasuolo, lo sport azzurro scopre di aver un campione del mondo a sorpresa in una disciplina dei Giochi di Los Angeles. Oro mondiale assoluto e juniores, oro europeo assoluto e juniores, e soli vent’anni di età. Si chiama Riccardo Pianosi, è di Pesaro e l’aria dei motori l’ha respirata sin da piccolo: “Volevo essere Valentino Rossi” assicura. Ha cercato la velocità, e l’ha trovata: non sull’asfalto, ma sul mare, oltre i quaranta nodi del kite surfing che unisce una tavola da surf a una barra e un aquilone. Velocità da Luna Rossa, senza lo scafo a fare da protezione. Alla sua età è già sposato, davanti alla sua casa di Quartu Sant’Elena è diventato campione del mondo nel Sardinia Grand Slam, titolo a cui ha aggiunto quello iridato giovanile, l’europeo assoluto e youth: nessuno ci era mai riuscito nelle classi olimpiche.

Riccardo Pianosi in azione 

Riccardo Pianosi, suo padre Patrick, che lavora per una holding olandese specialità nella sicurezza dei trasporti all’interno di treni, navi e aerei, sostiene che ha smesso di farle da coach quando lei disse: “Basta, torniamo a fare padre e figlio”.

“È stato un allontanamento graduale, ho iniziato a partecipare agli allenamenti della federazione, tornavo a casa da papà, poi ho conosciuto Cagliari, mi sono trasferita, ho incontrato la mia futura moglie Giorgia Speciale che ho sposato il 29 agosto scorso: è una campionessa di windsurf, ma ora sta scoprendo il kite”.

Suo padre è convinto che i padri allenatori fanno solo danni.

“All’inizio lui mi mancava, ma poi è stato giusto così: andando avanti insieme il lato emotivo ed emozionale avrebbe influito nei momenti decisivi”.

Il futuro campione del mondo com’è arrivato al kite?

“Mio padre è stato uno dei pionieri in Italia. In Egitto ha aperto scuole che sono state chiuse quando siamo nati io e mia sorella, al Blue Lagoon di Marsa Alam ce n’è una ancora attiva. Sono cresciuto andando in vacanza sul kite, con mio padre a farmi da istruttore. A tre-quattro ero già in spiaggia con una veletta. Quando sono stati introdotti i foil ho capito che potevo fare strada, anche se le prime gare sono andate molto male, i primi due anni ho faticato passando dalla tavola tradizionale a questo coso che volava e andava dieci volte più veloce. Ho imparato ad andarci sbattendo la faccia, ai Mondiali del 2022 si sono allineati i pianeti col primo podio dopo anni in cui non entravo mai tra i primi dieci. Da quel momento sono arrivate le vittorie”.

Ha trovato la formula magica?

“Mi sono sbloccato intervenendo sui materiali, sui settaggi, sulla preparazione atletica”.

In un attimo è arrivato alle Olimpiadi, poi al titolo mondiale in “casa”.

“Peccato aver sfiorato il podio a Marsiglia, nel posto meno ventoso del mondo… A Quarto invece è stata una battaglia piena di reclami, ma entusiasmante: i miei avversari sanno che non ho vinto in casa perché viaggiamo tanto e io mi alleno poco in Sardegna”.

È cresciuto a Pesaro, negli anni in cui tutto il mondo associava la sua città a Valentino Rossi. Sentiva questa influenza?

“Assolutamente sì, anch’io sono appassionato di motori com’è giusto che sia. Andavo a vedere la MotoGp a Misano, da sempre giro con una moto che carico sul furgone e mi segue ovunque. Volevo essere Valentino: lo incrociavo nella mia palestra, lo ammiravo e cercavo di imitarlo nell’allenamento e nella disciplina”.

Cerca di imitarlo anche sul kite?

“Non possiamo avvicinarci a quella velocità, ma l’adrenalina è la stessa: a 40 nodi l’acqua diventa come asfalto. Abbiamo casco, giubbotto impact, protezionali minimali rispetto all’abbigliamento della moto o alla protezione di una barca: se cadi ti fai male, perdi il senso dell’orientamento. Non mi è mai capitato qualcosa di serio, al massimo una costola incrinata. Consiglio a chi è attratto di partire dalla tavola tradizionale, e provare solo quando si ha la padronanza di un mezzo non rischioso”.

A che velocità è andato?

“A 43 nodi e mezzo, qui a Cagliari. Ho provato paura, perché non ero in controllo totale: ho chiuso gli occhi, quando li ho riaperti ero ancora vivo”.

Se uno immaginasse di essere lei, cosa potrebbe provare?

“Appena ti stacchi dall’acqua senti un’accelerazione come se stessi volando. Non rimbalzi sulle onde, sei stabile su una specie di binario. Quando inizi a prendere velocità, le prime volte, hai un minimo di paura perché non senti più nulla sotto. Nel momento in cui capisci lo strumento che hai a disposizione arrivano le emozioni: e sono fortissime”.

Leggi i commenti