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Camossi, l’intervista: “Io e Jacobs ritroveremo la magia, obiettivo Los Angeles”

Marcell Jacobs e Paolo Camossi

 

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A tre anni dalla rottura l’allenatore azzurro torna con il campione olimpico del 2021: il disgelo a Tokyo durante gli ultimi Mondiali
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Ancora insieme. Riavanti tutta. Si riunisce la coppia d’oro della velocità azzurra. Dopo una separazione di due anni. L’annuncio è di pochi giorni fa. Ma come tutti i matrimoni che si ricompongono, nessuno è più quello di prima e c’è da decidere: cosa vogliamo e dove si vive da te o da me? Paolo Camossi, 52 anni, tecnico delle Fiamme Azzurre, è di nuovo allenatore di Marcell Jacobs, 32 anni a settembre, due volte campione olimpico (100 metri e staffetta 4x100) e primatista europeo con 9”80. L’avventura tecnica a stelle e strisce di Marcell con il coach Raina Raider è finito.

Jacobs si è trasferito in Florida, lei vive a Roma. Come funzionerà.

«Credo negli incontri ravvicinati e non nelle relazioni a distanza. Per cui in inverno mi muoverò io, andrò per un periodo in America, diciamo tre volte, anche se dobbiamo ancora fissare il programma e in primavera Marcell mi raggiungerà in Italia. La decisione di continuare fino a Los Angeles 2028, dopo un momento un po’ di sconforto, è sua. L’h…

Ancora insieme. Riavanti tutta. Si riunisce la coppia d’oro della velocità azzurra. Dopo una separazione di due anni. L’annuncio è di pochi giorni fa. Ma come tutti i matrimoni che si ricompongono, nessuno è più quello di prima e c’è da decidere: cosa vogliamo e dove si vive da te o da me? Paolo Camossi, 52 anni, tecnico delle Fiamme Azzurre, è di nuovo allenatore di Marcell Jacobs, 32 anni a settembre, due volte campione olimpico (100 metri e staffetta 4x100) e primatista europeo con 9”80. L’avventura tecnica a stelle e strisce di Marcell con il coach Raina Raider è finito.

Jacobs si è trasferito in Florida, lei vive a Roma. Come funzionerà.

«Credo negli incontri ravvicinati e non nelle relazioni a distanza. Per cui in inverno mi muoverò io, andrò per un periodo in America, diciamo tre volte, anche se dobbiamo ancora fissare il programma e in primavera Marcell mi raggiungerà in Italia. La decisione di continuare fino a Los Angeles 2028, dopo un momento un po’ di sconforto, è sua. L’ha presa da solo. Non c’è nessuno che da fuori può aiutarti a ritrovare le motivazioni. Né moglie, né amici».

Mancano tre anni al 2028. E tre inverni, mesi cruciali per la preparazione. Lei ha già un altro incarico di responsabile dei salti: come farà?

«Vengo da una famiglia che ha sempre sofferto d’insonnia. Poche ore a notte mi bastano. In più ho altri programmi con le Fiamme Azzurre da portare a termine. Riprendere a lavorare con Marcell mi lusinga, è un 31enne che può ancora correre forte, quando si matura si gestiscono meglio le cose scomode della pista e si capiscono meglio le scelte da fare».

Marcell in primavera si allenerà a Roma o a Desenzano?

«A Roma, non so ancora quale campo sceglieremo. Ma voglio stare vicino all’Istituto di Scienza dello sport dove hanno apparecchiature della valutazione della performance e personale molto qualificato. Non c’è da inventare l’acqua calda, ma bisogna trovare la giusta temperatura per una buona doccia, e magari aggiungerci qualcosa».

Jacobs ai Mondiali di Tokyo è uscito in semifinale (10”16.) Ai Giochi di Parigi vinti da Lyles (9”79) è finito quinto in 9”85.

«Lui si accende nelle gare, è molto combattivo, ma ve ne siete accorti tutti, correva in maniera diversa. A Parigi è partito bene, sul finale però ha perso energie ed è stato risucchiato. Si è indurito negli ultimi metri, lo ha riconosciuto anche lui, non si è decontratto. Quella era la sua parte forte, scivolare via. Era la sua magia, la sua specialità vincente, ma gli è riuscita a metà e ha perso la medaglia. Ora dobbiamo ritrovare la scorrevolezza di prima, quel tocco leggero e rapido che lo aveva reso campione».

Potrebbe risalire sul trono europeo quest’anno.

«Sembrerà strano ma il nostro orizzonte non guarda a una medaglia agli Europei di Birmingham di agosto, quello che vogliamo è ritrovare il suo sprint per il ’28. Parteciperemo agli appuntamenti stagionali e anche alle staffette, ma ecco il tutto e subito non è nei nostri piani».

Chi ha fatto il primo passo?

«Ci siamo rivisti ai Mondali di Tokyo davanti a un’improbabile pizza giapponese. Abbiamo parlato per più di due ore, ma non di atletica: di vita, di quanto sia cara l’America quando vai a fare la spesa al supermercato, mi ha raccontato che suo figlio fa motocross e mi ha detto che si sentiva spento, io gli ho parlato dei miei progetti. Non abbiamo toccato aspetti tecnici. Mi ha chiesto consigli. Ci siamo risentiti. A volte senti dire: è stato il destino a separarli, noi non potevamo far lasciare al destino. In questi due anni c’era stato un allontanamento vero, io sono stato a fare un’esperienza in Cina, lui si è trasferito con la famiglia a Jacksonville. Certo potevamo sempre telefonarci e parlare dei nostri figli, ma non l’abbiamo fatto. Avevamo proprio bisogno di un distacco, di fare i nostri percorsi».

Con chi si relazionerà da allenatore di Marcell dopo tante incomprensioni? E la comunicazione sarà più trasparente?

«Con Di Mulo, responsabile della velocità, e con chi nominerà e deciderà la federazione. Quanto al passato è vero: siamo stati un clan troppo chiuso. Al male, ma soprattutto al bene».

Jacobs in America non ha più accesso a strutture e ad agevolazioni.

«Dai filmati che mi manda lo vedo allenarsi su due bellissime piste di diverso colore. E so che i dottori Billi e Petrucci si stanno attivando per la ricerca dei fisioterapisti. La voglia di riaccendere i razzi c’è».

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