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Orietta Bertò e quella quasi omonimia: “Finché la stone va... I nostri sogni d’oro nel curling”

Paolo Ioriatti e Orietta Bertò 

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Oggi l’esordio in coppia con Paolo Ioriatti alle Paralimpiadi: “Mi chiamo Orietta come la cantante, hanno scelto le mie nonne. Ci ispiriamo a Constantini-Mosaner”
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Orietta Bertò e Paolo Ioriatti saranno i primi azzurri in gara alle Paralimpiadi: oggi, alle 19, la sfida alla Corea del Sud nel doppio misto del wheelchair curling. Trentini entrambi, fanno coppia sul ghiaccio dal 2020. Il loro motto è “finché la stone va, lasciala andare”.

Facile immaginare perché, Orietta Bertò.

«Le mie nonne erano innamorate di Orietta Berti, per questo hanno scelto questo nome per me. Ci scherziamo su, è divertente portarlo in giro per il mondo».

49 anni, prima Paralimpiade.

«Emozione enorme, condivisa con Paolo: è lui che mi calma, io sono un vulcano. Ma odio il freddo. A Cortina il pubblico riscalderà sicuramente l’atmosfera, come con Stefania Constantini e Amos Mosaner».

Sono il vostro modello?

«Sono una coppia fantastica e hanno un modo assai simile al nostro di andare in campo: logica e strategia. Ci vuole la precisione di un giocatore di biliardo e l’arguzia dello scacchista. E poi, noi giochiamo in sedia a rotelle, muoviamo la stone con una sorta di m…

Orietta Bertò e Paolo Ioriatti saranno i primi azzurri in gara alle Paralimpiadi: oggi, alle 19, la sfida alla Corea del Sud nel doppio misto del wheelchair curling. Trentini entrambi, fanno coppia sul ghiaccio dal 2020. Il loro motto è “finché la stone va, lasciala andare”.

Facile immaginare perché, Orietta Bertò.

«Le mie nonne erano innamorate di Orietta Berti, per questo hanno scelto questo nome per me. Ci scherziamo su, è divertente portarlo in giro per il mondo».

49 anni, prima Paralimpiade.

«Emozione enorme, condivisa con Paolo: è lui che mi calma, io sono un vulcano. Ma odio il freddo. A Cortina il pubblico riscalderà sicuramente l’atmosfera, come con Stefania Constantini e Amos Mosaner».

Sono il vostro modello?

«Sono una coppia fantastica e hanno un modo assai simile al nostro di andare in campo: logica e strategia. Ci vuole la precisione di un giocatore di biliardo e l’arguzia dello scacchista. E poi, noi giochiamo in sedia a rotelle, muoviamo la stone con una sorta di manico allungato, chiamato extender. Niente spazzate, se il tiro è sbagliato addio».

Orietta Bertò 

Perché il curling?

«Dopo l’incidente stradale che mi è capitato a 21 anni, con lesione midollare, ho trovato la forza per continuare a praticare attività fisica. Inizialmente avevo scelto la handbike. Tra i membri di questo gruppo ho incontrato anche Paolo Ioriatti. Mi ha appassionato lui. Ci alleniamo a Cembra. Nella pedana accanto alla nostra di solito ci sono Mosaner e i suoi compagni. Ora vogliamo l’oro, ma il wheelchair curling è cresciuto moltissimo negli ultimi anni: tra le otto coppie, almeno sei possono vincere».

Sarà la Paralimpiade invernale più grande di sempre.

«È un mondo cresciuto a dismisura negli ultimi anni. E il messaggio si è globalizzato: lo sport è vita, coinvolgimento, emozione».

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