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Paralimpiadi, niente atleti portabandiera alla cerimonia di apertura

L'arrivo della fiaccola delle Paralimpiadi in Piazza del Duomo a Milano (lapresse)
L’Ipc: “Decisione dovuta alla lontananza dai campi delle gare”. Atleti bloccati dal conflitto, attesa per l’iraniano Khatibi. La Germania diserterà la cerimonia
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L’israeliana Sheina Vaspi è arrivata, per lei è stato facile. Era già in Italia, ha partecipato a prove di para-sci alpino anche in Valtellina, quando ha raggiunto il villaggio di Cortina ha posato con la mascotte Milo e celebrato la festività del Purim. È ancora atteso invece l’iraniano Abolfazl Khatibi, specialista nel para-cross-country: come la sua collega israeliana partecipa alle quattordicesime Paralimpiadi invernali che cominciano oggi, con un prologo di prove della discesa e partite di curling che anticipano la cerimonia inaugurale di venerdì all’Arena di Verona.

Ma la situazione internazionale non concede certezze, e il raduno di tutti gli atleti è tutt’altro che scontato. Anche questa volta l’evento che dovrebbe promuovere l’inclusione sociale per 1,3 miliardi di persone con disabilità, l’incontro tra 660 atlete e atleti provenienti da 55 nazioni, è oscurato dalla guerra. Sembra un incubo che torna, ma anche quattro anni fa, dopo le Olimpiadi di Pechino a cui Vladimir …

L’israeliana Sheina Vaspi è arrivata, per lei è stato facile. Era già in Italia, ha partecipato a prove di para-sci alpino anche in Valtellina, quando ha raggiunto il villaggio di Cortina ha posato con la mascotte Milo e celebrato la festività del Purim. È ancora atteso invece l’iraniano Abolfazl Khatibi, specialista nel para-cross-country: come la sua collega israeliana partecipa alle quattordicesime Paralimpiadi invernali che cominciano oggi, con un prologo di prove della discesa e partite di curling che anticipano la cerimonia inaugurale di venerdì all’Arena di Verona.

Ma la situazione internazionale non concede certezze, e il raduno di tutti gli atleti è tutt’altro che scontato. Anche questa volta l’evento che dovrebbe promuovere l’inclusione sociale per 1,3 miliardi di persone con disabilità, l’incontro tra 660 atlete e atleti provenienti da 55 nazioni, è oscurato dalla guerra. Sembra un incubo che torna, ma anche quattro anni fa, dopo le Olimpiadi di Pechino a cui Vladimir Putin aveva presenziato nella tribuna d’onore, un conflitto è scoppiato nei pochi giorni che separavano i Giochi dalle Paralimpiadi. Allora l’aggressione dell’Ucraina, oggi l’attacco degli Usa e di Israele all’Iran.

Se nel 2022 la conseguenza più clamorosa fu l’esclusione degli atleti russi e bielorussi, stavolta il problema è riunire tutta la famiglia sportiva quando il traffico aereo mondiale è privato dello snodo del Golfo. Il Cio ha chiesto di garantire “la sicurezza degli atleti”. “La chiusura dello spazio aereo in Medio Oriente sta influenzando l’arrivo di alcuni stakeholder” ha annunciato l’Ipc, il comitato paralimpico che subisce la situazione internazionale, ma ha provveduto con una sua decisione ad arroventare il clima molto prima dell’attacco a Teheran.

Il no di nove nazioni

L’ultima a protestare è la Germania: sostenuta dal governo, la sua delegazione non parteciperà alla cerimonia d’apertura. Assente anche la ministra dello Sport tedesca Christiane Schenderlein, del team tedesco appariranno solo contributi video preregistrati. Così la Germania si unirà al boicottaggio di Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Olanda, Repubblica Ceca e ovviamente Ucraina, a cui tutti vogliono esprimere solidarietà astenendosi dalla sfilata. Perché, con una decisione votata a maggioranza nello scorso autunno, l’Ipc ha permesso a russi e bielorussi di gareggiare con la propria bandiera, l’inno, le divise ufficiali con i colori nazionali. Uno strappo rispetto al Cio che ha ammesso solo pochi atleti come “neutrali”. Dai tempi di Sochi 2014 non si vedeva la sigla RUS, scomparsa prima per lo scandalo doping di stato, poi per l’invasione dell’Ucraina: riapparirà per i sei atleti russi che hanno avuto una wild card.

Niente atleti portabandiera alla cerimonia di apertura

Alla cerimonia di apertura nessun atleta farà da portabandiera per il proprio Paese. Lo ha deciso l’Ipc spiegando che si tratta di una scelta dovuta solo “alla lontananza dai campi delle gare del giorno dopo". Al posto degli atleti ci saranno dei volontari. Immagini degli atleti portabandiera registrate in questi giorni andranno comunque in onda nella trasmissione televisiva della cerimonia.

La tuta con la Crimea e i territori occupati

Per ironia della sorte, o forse per provocazione mirata, l’Ucraina è stata nuovamente bloccata per aver forzato la neutralità dei Giochi. Come a Cortina Vladyslav Heraskevych non poté indossare nella gara di skeleton il casco con gli atleti morti nel conflitto e fu squalificato per il suo rifiuto di usarne un altro, stavolta la pietra dello scandalo è stata una tuta. Destinata non alle gare ma alle cerimonie, quindi altamente simbolica: infatti rappresentava la mappa dell’Ucraina con tutti i territori occupati, compresa la Crimea. Niente da fare, il design è “troppo politico”: Kiev sfilerà con un’altra divisa. Il presidente paralimpico ucraino Valeriy Sushkevych parla di “tradimento”. Quanto sarà difficile parlare di sport, delle gare a Milano, Cortina, Tesero, dell’hockey che torna a Santa Giulia e dello sci di nuovo sulla Olympia delle Tofane di Federica Brignone, quando venerdì si celebrerà un’apertura con troppe sedie vuote?

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