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Ceccon, l’intervista: “Australia addio, mi alleno per Los Angeles tra signore che fanno aquagym”

Thomas Ceccon

 

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Il campione vicentino, primatista mondiale sui 100 dorso, ha chiuso l’esperienza a Brisbane. “Mi sono rivisto in McGrath nel bosco, un atleta ha diritto a stare per conto suo”. Venerdì debutto a Losanna, poi la Cina
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È al suo esordio internazionale a pancia in su. Venerdì a Losanna e la prossima settimana al China Swimming Open a Shenzhen dove sul dorso si confronterà con i migliori del mondo. Thomas Ceccon, 25 anni, veneto, unico primatista mondiale dell’Italia delle piscine (51”60 sui 100 dorso nel 2022) riparte dopo l’esperienza invernale in Australia dove era già stato l’anno scorso.

Come è andata questa seconda volta?

«Bello, ma stancante. Gli australiani rispetto a noi curano di più la parte atletica: palestra, corsa, spinning. Stavolta in porzioni ancor più generose. E con il gruppo di Dean Boxall sempre sveglia presto. Ho preso casa, ho cucinato, ho affittato un’auto, in modo da essere più indipendente. L’esperienza mi è servita, ma non penso più di ritornare in Australia. Per …

È al suo esordio internazionale a pancia in su. Venerdì a Losanna e la prossima settimana al China Swimming Open a Shenzhen dove sul dorso si confronterà con i migliori del mondo. Thomas Ceccon, 25 anni, veneto, unico primatista mondiale dell’Italia delle piscine (51”60 sui 100 dorso nel 2022) riparte dopo l’esperienza invernale in Australia dove era già stato l’anno scorso.

Come è andata questa seconda volta?

«Bello, ma stancante. Gli australiani rispetto a noi curano di più la parte atletica: palestra, corsa, spinning. Stavolta in porzioni ancor più generose. E con il gruppo di Dean Boxall sempre sveglia presto. Ho preso casa, ho cucinato, ho affittato un’auto, in modo da essere più indipendente. L’esperienza mi è servita, ma non penso più di ritornare in Australia. Per me è un capitolo chiuso».

Si è sentito rivalutato ai Giochi dallo sciatore che fugge nel bosco?

«Più che altro ho solidarizzato con lui. Che altro può fare un atleta quando le cose vanno male? Sei primo, inforchi, tutto finito. Quattro anni buttati via in pochi secondi. Ben vengano i boschi, solo che in piscina non ci sono e dall’acqua devi uscire per forza per respirare. Non è che se sei norvegese non ti puoi disperare. Resti un essere vulnerabile, va bene non si fa così, hai sbagliato, ma come individuo avrai anche diritto a un momento privato lontano dalle telecamere oppure è vietato? Che gusto c’è a frugare nelle lacrime io proprio non lo capisco».

Il pisolino di Ceccon alle Olimpiadi di Parigi 

McGrath voleva solo piangere da solo nel bosco e prendersi un po’ di tempo.

«E a me lo dice? Anche io a Parigi quando mi fotografarono come un homeless disteso sotto la panchina volevo solo riassettare i miei pensieri. E così diventai il simbolo della protesta: l’uomo che dorme sul prato. Eravamo andati male nella staffetta, avevo bisogno di ritrovarmi, troppi ronzii nella testa. Io non ci vedo compassione nel voler condividere sempre tutto».

È andato a vedere qualche gara dei Giochi invernali?

«Sì, mi sono appassionato soprattutto al pattinaggio di figura. Dal vivo è tutta un’altra cosa: c’è molta adrenalina e parte atletica, i pattinatori vanno molto più veloci di quello che mi aspettavo, anche le trottole i salti sono frenetici. Quando finiscono gli esercizi sono tutti stremati e senza fiato».

Ceccon sul podio dopo l'oro nei 100 dorso agli Europei in vasca corta di Lublin

 

Cosa si aspetta dal suo esordio stagionale in vista degli Europei di Parigi?

«Di poter buttare giù un programma di gare, di avere delle risposte cronometriche in modo da avere idee più chiare su quali specialità affrontare. Ho sempre detto che voglio ampliare il mio orizzonte, mi piace la modalità Phelps, faccio il tifo per i versatili, non per gli specialisti. Quindi vedremo cosa aggiungere o tagliare nel dorso o nel delfino, staffetta a parte. Per poi puntare a Los Angeles 28».

Gli ultimi Giochi hanno dimostrato che non c’è una sola via che porta al successo: c’è chi si aliena e chi si butta nella vita.

«Vero. C’è chi ha bisogno di isolarsi da tutto e da tutti e chi vuole fare a modo suo per non perdere la testa e la voglia. Magari è salutare anche fermarsi per un po’ e poi continuare. Io scelgo la via di mezzo, credo che il compromesso possa essere una buona soluzione anche per evitare di bruciarsi in fretta. Le cose vanno concordate, non accetterei un allenatore che mi voglia imporre i suoi ritmi, ci deve essere dialogo, la possibilità di dire questo non mi va oppure cerchiamo di adattarlo. Siamo ragazzi, ho diritto a trovare piacere in quello che faccio e non solo sacrificio, l’acqua deve essere un po’ tua, non solo un destino che gli altri hanno scelto per te».

Tra gli azzurri però c’è stata polemica tra chi si allena in casa e chi per conto suo all’estero.

«Bisogna essere consapevoli del percorso che si sceglie. Sara Curtis al primo anno universitario si è trasferita in Virginia. Ci vuole coraggio a rischiare così tanto e a scegliere l’America. Ma si vede che ne era convinta, anche perché o si cambia o si resta sempre gli stessi e frequentare più mondi non fa mai male. Sempre che tu sappia arricchirti dell’esperienza. Io stesso a 17 anni mi sono trasferito a Verona».

Ora non esageri: da Thiene a Verona sono 84 chilometri. E sua mamma è con lei.

«Sì, ma ho comprato casa e cerco di cavarmela. Lo sforzo c’è stato. E a proposito di Verona io condivido uno spazio in piscina con tre gruppi di signore che alle 9.30 entrano per fare aquagym. Non voglio essere maleducato, ma il loro programma prevede anche una musica alta. E a me che mi sto allenando mi deconcentra molto. Questa cosa va cambiata, non posso prepararmi così per le Olimpiadi».

In Cina il meeting è remunerato?

«Sì, ma il nuoto resta un mondo piccolo. Con pochi investimenti e sponsor. L’anno scorso la Coppa del Mondo è partita da Carmel in Indiana, con la presenza al pomeriggio di 150-200 spettatori. Così non si va avanti, lo sport resta quello che è, una pratica ideale per grandi e bambini, ma a livello professionistico non attira attenzione, interesse e investimenti. Ho visto che a Milano si è molto parlato di tenere stabilmente un palazzo del ghiaccio, ma nessuno fa notare che non esiste una piscina olimpica di 50 metri. La stanno costruendo nella zona del Cardellino, sarà a dieci corsie, ma per ora non c’è. Alla fine noi al nuoto diamo gli anni migliori della nostra vita, ma come siamo ricambiati?».

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