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Mei: “L’atletica è lo sport dell’integrazione. Non faccio previsioni, ma Dosso può prendere l’oro”

Zaynab Dosso ai mondiali di Tokyo

 

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Oggi iniziano i campionati mondiali a Torun. Il presidente federale: “Vincere e difficilissimo, a Parigi hanno preso medaglie 43 paesi”
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È la settimana del Mondiale indoor di atletica e l’Italia si presenta con almeno cinque big da medaglia: Battocletti, Dosso, Fabbri, Diaz e Furlani si sono imbarcati per Torun con aspettative altissime. “Mai la nostra atletica ha avuto tanta forza e tanto rispetto in campo internazionale”. Stefano Mei, presidente dal 2021, è l’artefice del miracolo del track&field azzurro.

Un’ascesa improvvisa e travolgente.

“Il merito è da assegnare alle società che sul territorio fanno un grandissimo lavoro. La Fidal persegue l’ottenimento del risultato investendo massicciamente, cosa che non veniva fatta prima, sulle risorse umane. Ha creduto nei ragazzi e nel lavoro che le società portavano avanti. E abbiamo fatto sì che tecnici fossero messi nelle condizioni ideali. Sosteniamo …

È la settimana del Mondiale indoor di atletica e l’Italia si presenta con almeno cinque big da medaglia: Battocletti, Dosso, Fabbri, Diaz e Furlani si sono imbarcati per Torun con aspettative altissime. “Mai la nostra atletica ha avuto tanta forza e tanto rispetto in campo internazionale”. Stefano Mei, presidente dal 2021, è l’artefice del miracolo del track&field azzurro.

Un’ascesa improvvisa e travolgente.

“Il merito è da assegnare alle società che sul territorio fanno un grandissimo lavoro. La Fidal persegue l’ottenimento del risultato investendo massicciamente, cosa che non veniva fatta prima, sulle risorse umane. Ha creduto nei ragazzi e nel lavoro che le società portavano avanti. E abbiamo fatto sì che tecnici fossero messi nelle condizioni ideali. Sosteniamo le 150 società che performano meglio. È un fatto meritocratico. Era il circolo virtuoso che volevamo ottenere investendo molto sull'attività ad alto livello”.

Come si sviluppa un circolo virtuoso in uno sport?

“Noi siamo un paese strano, nel quale non c'è cultura dello sport, viviamo di fiammate, di passioni: facciamo frequentare ai nostri figli il tennis, il calcio o l'atletica a seconda dei risultati che vediamo, dei grandi campioni che riempiono le nostre mattine e le nostre serate in tv. Non è la scuola a far crescere uno sport, purtroppo, ma la visibilità che quello sport ha”.

È lo spirito di emulazione.

“È così. E poi, restando all'atletica, va aggiunta la nostra capacità di attrarre gli italiani di seconda generazione. L'atletica è lo sport che più si confà all'integrazione, in quanto è facilmente accessibile: metti un paio di scarpe, un paio di calzoncini e poi corri. I nostri 300 mila tesserati fanno tutti attività. Se andiamo a vedere quanto costa fare un corso di tennis completo di calcio, lo si capisce. Io credo che fare atletica costi a una famiglia non più di 300 euro all'anno”.

E poi fare atletica è diventato cool.

“Verissimo. Fino a 30-40 anni fa dell’atletica si sottolineavano solo la fatica, gli allenamenti duri, la ripetitività. Ora l’atletica è di moda, è cool per i ragazzi che vedono in tv i loro beniamini. Siamo competitivi in tantissime discipline. Non era mai successo prima. Non avevamo mai strusciato il podio in Coppa Europa, ad esempio. Ora abbiamo vinto le ultime due edizioni. Niente come la Coppa Europa tasta il polso a un intero movimento”.

Quante medaglie si aspetta dai Mondiali indoor?

“Dopo le Olimpiadi di Parigi non voglio più parlare di numero di medaglie. All’epoca dissi che potenzialmente avremmo potuto vincere otto medaglie, in effetti ne abbiamo prese tre e abbiamo portato a casa cinque quarti posti. Quindi, evito. Chiaramente le punte a Torun sono Nadia Battocletti, Mattia Furlani, Leo Fabbri, Andy Diaz, Zaynab Dosso, Andrea Dellavalle”.

Vincere nell’atletica resta la cosa più difficile del mondo?

“A Parigi hanno preso medaglie 43 paesi. Non c'è nessun altro sport che distribuisce così equamente. È chiaro che è più difficile. Nell'atletica si può vincere e fare benissimo, ma si può anche fare benissimo e arrivare quarti”.

La vittoria di Dosso nei 60 sarebbe epocale quasi come i 100 di Jacobs a Tokyo.

“L’anno scorso è stata seconda, tra l’argento e l’oro c’è una differenza immensa. Ma lei può farcela, ha il miglior tempo stagionale”.

E da Kelly Doualla che si aspetta?

“Deve fare un percorso molto più molto più lungo degli altri, perché non ha ancora 17 anni. Non mi aspetto niente. Mi aspetto solo che si diverta alla sua prima esperienza in nazionale A. Deve cominciare a conoscere i suoi compagni di squadra. Spero che loro possano accompagnarla per tanti anni. Anzi, sarà lei ad accompagnarli per tanto, tantissimo tempo”.

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