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Battocletti: “Il mio oro dopo il Ramadan, quante botte in pista”

Nadia Battocletti, 25 anni, dopo l'oro mondiale indoor dei 3000 (agf)

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La campionessa del mondo dei 3000 indoor racconta il suo trionfo: “Digiunare trenta giorni ti prosciuga ma non ho superato i limiti. In queste gare devi stare attenta a non cadere, ho sentito il tonfo di Hailu. Mamma si è spaventata per me, papà è abituato a vedermi soffrire. In Nazionale ci conosciamo da sempre, abbiamo tifato, è stato divertente. Al Golden Gala punterò al record europeo nei 5000”
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Nadia Battocletti, quanto è stato bello e difficile?

"Tanto, anche il giorno dopo la fine dei Mondiali. Due orette di sonno nella notte viaggiando in aereo, poi di corsa a Trento a fare una risonanza per un problema fisico che ho da tempo. E la gara, i 3000, il mio primo titolo mondiale, per di più indoor: ho proprio sentito il tonfo quando è caduta l’etiope Freweyni Hailu, mi è spiaciuto un sacco".

Si è parlato di una gara che sembrava una danza nel caos.

"Mi ci sono immersa anch’io, ogni tanto venivo toccata dalle altre ragazze, correttamente, ovvio. È come in autostrada, basta un piccolo rallentamento e si forma la coda due chilometri più giù. Anche nella corsa bisogna sempre stare attenti, soprattutto nelle indoor, quando siamo in tante su una pista molto più piccola, con le curve paraboliche e i contatti continui. Bisogna stare nella posizione giusta per non cadere".

La volata vincente di Nadia Battocl…

Nadia Battocletti, quanto è stato bello e difficile?

"Tanto, anche il giorno dopo la fine dei Mondiali. Due orette di sonno nella notte viaggiando in aereo, poi di corsa a Trento a fare una risonanza per un problema fisico che ho da tempo. E la gara, i 3000, il mio primo titolo mondiale, per di più indoor: ho proprio sentito il tonfo quando è caduta l’etiope Freweyni Hailu, mi è spiaciuto un sacco".

Si è parlato di una gara che sembrava una danza nel caos.

"Mi ci sono immersa anch’io, ogni tanto venivo toccata dalle altre ragazze, correttamente, ovvio. È come in autostrada, basta un piccolo rallentamento e si forma la coda due chilometri più giù. Anche nella corsa bisogna sempre stare attenti, soprattutto nelle indoor, quando siamo in tante su una pista molto più piccola, con le curve paraboliche e i contatti continui. Bisogna stare nella posizione giusta per non cadere".

La volata vincente di Nadia Battocletti (agf)

Alle Olimpiadi di Parigi ebbe compassione di sua madre Jawhara, ex ottocentista, temeva di averla spaventata correndo all’interno col rischio di farsi male quando vinse l’argento nei 10000.

"Stavolta è andata anche peggio, perché ci sono state delle cadute, e io sono passata ancora all’interno. Mia mamma mi ha detto: “Ho faticato a guardare, mi sono quasi sempre coperta gli occhi per la paura”. È stata una gara pesante".

E suo padre Giuliano, ex mezzofondista e maratoneta, quattro titoli italiani, ha avuto paura anche lui?

"Papà la vede con un altro occhio, più da tecnico, da esperto. È più abituato a vedermi soffrire. Anche mamma sa cosa vuol dire correre, ma in me vede più la bimba: come si dice, cuore di mamma".

Lei è uno dei simboli di questa nazionale di atletica giovane, brillante, vincente: c’è un segreto?

"Ci conosciamo tutti, siamo in nazionale da sempre. Siamo più o meno tutti coetanei, quindi diciamo che ci capiamo. Facciamo discipline diverse, ma i sacrifici e le difficoltà sono le stesse. Siamo una bella squadra, e soprattutto in questi Mondiali ci siamo divertiti tantissimo: tutti insieme a tifare l’un per l’altro".

Come ha vissuto queste giornate al di là dell’atletica?

"Mi sono goduta le gare, la città con la mia famiglia. Lo sport in tv, la Sanremo, i grandissimi risultati di Pirovano e Goggia. Che fonte di ispirazione è stata per me Federica Brignone alle Olimpiadi. Stiamo vivendo proprio delle belle pagine di sport".

Lei corre in pista, in montagna, nelle indoor, nel fango del cross: a quando lo sci alpinismo?

(ride) "Ma sì, cambiamo sport. Faccio tante specialità, e sono felice di aver ottenuto subito un grande risultato nelle indoor perché non mi entusiasmano così tanto. Il tentativo è andato bene e devo ringraziare la mia famiglia e il mio staff per quello che siamo riusciti a fare. Quel che esce in pista è merito di Nadia, ma anche di un team attivo sugli allenamenti, sui test e sulla parte sanitaria".

(agf)

Ha anche dimostrato che il Ramadan è gestibile in vista di un grande evento, puntualmente vinto.

"Sicuramente mi ha affaticato, mi ha arrecato disturbo. Ero in deficit su tutto, la difficoltà del Ramadan è che tu non digiuni un giorno, ma trenta, quindi asciughi il tuo corpo di tutte le riserve. Ma non c’è stato mai un momento in cui ho superato il limite del mio corpo. Venivo visitata dal mio staff, abbiamo monitorato la tipologia degli alimenti, dei pasti da fare, l’orario dell’allenamento, controllato che l’idratazione fosse perfetta. Ho lavorato con Enervit per scegliere quale fosse l’integratore ideale. Proteine, carboidrati, aminoacidi, aminoacidi essenziali, vitamine, ferro. Strategie che mi hanno permesso di portare a termine il Ramadan con fatica, ma senza esasperare le condizioni del mio lavoro".

La chiamano “tape woman”, per i cerotti di kinesio taping applicati sulle gambe: sembra il soprannome di una supereroina.

"Sì, effettivamente ci sta. Sono una delle atlete che lo usa in maniera più consistente ed insistente. Soprannome azzeccato".

L’atletica sta cambiando, è in arrivo quest’anno l’Ultimate Championships, torneo per supercampioni che potrebbe togliere visibilità ai Mondiali.

"L’Ultimate no, le stagioni stanno diventando sempre più lunghe. Arrivare un altro anno a fine settembre è troppo. Quindi no, quest’anno non sarà nei miei piani".

E nei suoi piani ci sarà il record europeo dei 5000 dell’olandese di origine etiope Sifan Hassan?

"Sì, questo è l’obiettivo. Ovviamente il primo tentativo sarà al Golden Gala, e sarà una bello scenario: mi piace correre all’Olimpico, in uno stadio tutto italiano".

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