Dai, l’hanno frainteso. Lui voleva citare Boogie di Paolo Conte, quella meravigliosa strofa: Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti. Ma, accidenti, si è dimenticato la frase prima («poi si rifugiò nel nulla») e gli è uscito il disprezzo per lo sport azzurro che vince: «Quelli sono dilettanti, possono fare come pare a loro, far giocare i giovani, lo sci e le altre discipline sono sport di Stato con atleti dipendenti». Il calcio professionistico invece ha altre logiche e infatti stadi obsoleti, cultura sportiva sottozero, premi a chi inganna l’arbitro, tifoserie horror, perdoni a chi falsifica i conti, a chi fa invecchiare i giovani a colpi di tattica e non di tecnica. Ma sì, i dilettanti possono permettersi di alzare la testa, hanno impianti, piste, piscine sotto casa, servizi a disposizione, si sa, i professionisti invece no, giocano a un altro gioco, cari miei. Questo ha lasciato intendere Gabriele Gravina, presidente federale del calcio dall’ottobre 2018. Il mondo dei d…
Dai, l’hanno frainteso. Lui voleva citare Boogie di Paolo Conte, quella meravigliosa strofa: Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti. Ma, accidenti, si è dimenticato la frase prima («poi si rifugiò nel nulla») e gli è uscito il disprezzo per lo sport azzurro che vince: «Quelli sono dilettanti, possono fare come pare a loro, far giocare i giovani, lo sci e le altre discipline sono sport di Stato con atleti dipendenti». Il calcio professionistico invece ha altre logiche e infatti stadi obsoleti, cultura sportiva sottozero, premi a chi inganna l’arbitro, tifoserie horror, perdoni a chi falsifica i conti, a chi fa invecchiare i giovani a colpi di tattica e non di tecnica. Ma sì, i dilettanti possono permettersi di alzare la testa, hanno impianti, piste, piscine sotto casa, servizi a disposizione, si sa, i professionisti invece no, giocano a un altro gioco, cari miei. Questo ha lasciato intendere Gabriele Gravina, presidente federale del calcio dall’ottobre 2018. Il mondo dei dilettanti, quello che per Gravina gode di libertà e di vizi inimmaginabili, gli ha subito risposto confermando le sue impressioni. Non s’era mai visto nello sport azzurro una rivolta così decisa e una reazione così veloce. La judoka Alice Bellandi, oro a Parigi, vince per atterramento: «Bel pagliaccio». E Marcell Jacobs: «Mi alleno da dilettante con mentalità da professionista. Forse ho sbagliato sport». Il maratoneta Iliass Aouani, bronzo ai Mondiali di Tokyo: «Forse in Italia agli sport dilettantistici è ora di riservare l’attenzione che 95 pagine di giornale su 100 dedicano solo al calcio». Arianna Fontana, campionessa di short track (Gravina l’ha definita una sciatrice), l’azzurra più vincente nella storia dei Giochi: «Talento, forza e passione in questo Paese non mancano, lo abbiamo dimostrato con 40 medaglie a Parigi e 30 medaglie a Milano Cortina». Lo spiritoso marciatore Massimo Stano, oro olimpico a Tokyo: «È un’affermazione Gravina». La nuotatrice Lisa Angiolini, argento europeo nella rana: «Negli altri sport nessuno si sente autorizzato a sminuire il lavoro altrui per coprire le proprie mancanze». La pugile Irma Testa, bronzo olimpico a Tokyo, molla il ko sindacale: «I veri professionisti siamo noi che gareggiamo e vinciamo per la maglia e il nostro Paese, guardando giocatori milionari fare brutte figure. Io mi alleno più di un calciatore e guadagno meno dei loro cuochi o delle loro tate». Il nuotatore Domenico Acerenza, oro nella staffetta mondiale di fondo: «Numero 1. Ora potete farvi le vacanze da professionisti». Simone Alessio, bronzo nel taekwondo a Parigi: «Il professionismo non si basa solo su quanti soldi prendi o su chi te li dà, ma da quanto rendi la tua carriera professionale». Il lunghista Mattia Furlani: «Non è solo un insulto al calcio, ma anche allo sport italiano». Più complesso il discorso del nuotatore Gregorio Paltrinieri, 5 medaglie olimpiche: «Sono rimasto sconcertato, non potevo crederci, è un presidente federale, lavora per lo sport, in qualche modo ci rappresenta. Quando perdo non punto mai il dito contro altri. Tra l’altro tra di noi ci facciamo il tifo a vicenda, indipendentemente da quale sia il tuo sport. È un’affermazione che crea divisioni, nessuno ne sentiva il bisogno, ma soprattutto mi dispiace che screditi il lavoro degli altri per sentirsi superiore».
Le proteste degli atleti
L’ex calciatrice e allenatrice Carolina Morace (europarlamentare del Movimento 5 Stelle): «Fa ancora più riflettere sentire il presidente Gravina parlare di dilettantismo, sport di Stato e confronti non equi con le altre discipline in forte crescita. Gli altri sport progrediscono perché hanno una visione, una programmazione e un progetto serio, è quello che manca al calcio italiano». Ironico Pietro Sighel, azzurro dello short track, oro agli ultimi Giochi invernali: «Se può aiutare qualche calciatore, mi metto a disposizione per fare cambio». Il biathleta Tommaso Giacomel: «Se il calcio è professionismo allora Sinner è un amatore, avanti così». Gimbo Tamberi, oro olimpico di salto in alto a Tokyo cita il presentatore Corrado e posta una foto modificata della nazionale di calcio con i volti di molti campioni dello sport: «Dilettanti allo sbaraglio». Molto confidenziale Luigi Busà, olimpionico di karate a Tokyo: «Meglio se non parlavi, con i soldi che girano nel calcio trovare alibi è ridicolo, noi cosiddetti dilettanti abbiamo portato l’Italia in alto, pagando le gare di tasca nostra». Nell’epoca dell’intelligenza artificiale c’è chi dubita e il canottiere Stefano Oppo chiede: «L’ha detto davvero?». La pattinatrice Francesca Lollobrigida tra figlio, marito, allenamenti e due ori alle Invernali non ha tempo da perdere, posta la foto di Gravina e sotto la scritta: «Sono una dilettante». Anche il mezzofondista Yeman Crippa ironizza: «Questa mattina sono andato a correre per diletto». Lo segue il maratoneta Eyob Faniel: «200 chilometri a settimana, per 12 mesi l’anno, meglio restare in silenzio». La velocista Anna Bongiorni: «Almeno la decenza di tacere?». Dai, campioni, era il 1° aprile. Scherzo da dilettante.