✕

Aouani: “Gravina offensivo, il calcio sport per aristocratici dove si va avanti per conoscenze”

Iliass Aouani (foto Fidal) 

Ascolta l'audio

Intervista al primatista italiano di maratona, bronzo ai Mondiali di Tokyo, sulle esternazioni dell’ex presidente della Figc
2 minuti di lettura

Uno tra i primi a rispondere via social alle esternazioni di Gravina su “sport dilettantistici” e “atleti di Stato” è stato Iliass Aouani, primatista italiano di maratona, terzo ai Mondiali di Tokyo, una storia di immigrazione dal Marocco, la vita a Ponte Lambro, una laurea in ingegneria civile negli Usa, una passione infinita per la corsa, due fratelli ex calciatori.

Cosa l’ha colpita in quello che ha detto l’ex presidente della Figc?

“La mia reazione era allineata con quella di praticamente tutti gli sportivi che hanno esternato i loro pensieri. Quelle di Gravina sono parole che ritengo molto offensive nel contenuto e soprattutto nel tono usato nei confronti di atleti che dedicano tutta la loro vita al perseguimento dell'eccellenza e che questa eccellenza la r…

Uno tra i primi a rispondere via social alle esternazioni di Gravina su “sport dilettantistici” e “atleti di Stato” è stato Iliass Aouani, primatista italiano di maratona, terzo ai Mondiali di Tokyo, una storia di immigrazione dal Marocco, la vita a Ponte Lambro, una laurea in ingegneria civile negli Usa, una passione infinita per la corsa, due fratelli ex calciatori.

Cosa l’ha colpita in quello che ha detto l’ex presidente della Figc?

“La mia reazione era allineata con quella di praticamente tutti gli sportivi che hanno esternato i loro pensieri. Quelle di Gravina sono parole che ritengo molto offensive nel contenuto e soprattutto nel tono usato nei confronti di atleti che dedicano tutta la loro vita al perseguimento dell'eccellenza e che questa eccellenza la raggiungono. Basti vedere i risultati delle Olimpiadi invernali, ma anche di quelle estive, dei Mondiali di atletica indoor, degli ultimi Mondiali outdoor. Sono e siamo atleti che dedicano l'intera esistenza e sacrificano praticamente tutto all'inseguimento di un grande obiettivo”.

I calciatori fanno meno di tutto questo, dice?

“No, ma la Figc è una federazione che riceve un'attenzione sproporzionata rispetto ai risultati che raccoglie. E invece di fare autocritica e assumersi le responsabilità parla delle altre, che i risultati li portano con molte meno risorse tra l'altro con difficoltà enormi”.

Aouani con il bronzo vinto a Tokyo (afp)

Il suo gruppo sportivo, le Fiamme Azzurre, e gli altri gruppi sportivi militari non vi coprono d’oro, ovviamente.

“Lo stipendio è assolutamente normale, da impiegati. Nonostante questo, conosco tante persone che praticano questi sport definiti dilettantistici con un approccio da veri e propri professionisti. Persone che hanno un secondo lavoro e che comunque raggiungono risultati degni di lode. L'atletica è uno sport democratico, nel senso che sono i tuoi risultati a definire il tuo valore. Il calcio agli occhi di un osservatore sembra ormai uno sport per aristocratici in cui non si va avanti per il talento ma per conoscenze, raccomandazioni. C’è chi ti copre le spalle, questo va bene per chi vuole fare i suoi interessi. Alla fine di tutto il calcio mostra le sue crepe su questi palcoscenici”.

Perché l’Italia del calcio non va a un Mondiale a 48 squadre?

“Non è un problema di talento, perché di talento ne siamo pieni. È un problema più complessivo. I miei fratelli facevano calcio e mi hanno raccontato tutti i difetti che ha il sistema. Molto spesso si sacrifica l'allenamento tecnico per favorire quello fisico, con l’obiettivo di vincere a livello provinciale e regionale e di conseguenza prendersi titoli, sovvenzioni, soldi”.

A che livello hanno giocato i suoi fratelli?

“Mio fratello Zayd ha vinto i campionati provinciali e si era qualificato con la sua squadra per i regionali, ma mi raccontava di come ci fosse un disegno che guardava solamente al risultato nell'immediato. Lo sport è anche pazienza, programmazione, disciplina nel tempo”.

Cosa insegna il grande successo dell’atletica azzurra degli ultimi anni?

“Che il talento c’è, ma va cercato soprattutto nelle zone popolari, tra le persone che hanno fame di emergere, che vedono nello sport un canale per emanciparsi. Nel calcio non funziona così: il talento si perde o non viene rintracciato”.

C’è al fondo un problema di cultura sportiva, in senso generale.

“Prendiamo la Francia. Il suo giornale sportivo principale, l’Equipe, tutti i giorni ha una disciplina diversa in prima pagina, anche sport assolutamente lontani dal grande pubblico. Tutti gli sport godono di attenzione, al di là dei soldi che producono e dei risultati che hanno”.

La sua è una vita totalmente votata all’atletica.

“Assolutamente sì. Nel nostro sport ogni singolo dettaglio rappresenta la differenza tra il centrare il tuo obiettivo o il non centrarlo. Quella di professionista, come ho scritto nella storia Instagram, è un'attitudine, cioè eseguire con etica, con disciplina, competenza, responsabilità, un lavoro. Le etichette non servono a niente. Vale ciò che fai. Gravina si riferiva certamente alla diversa organizzazione del calcio, dei contratti, del sistema complessivo. Ma è stato il tono a essere sbagliato. Vincere è difficile per tutti. Fare autocritica è ancora più difficile”.

Dove la rivedremo in gara?

“Sto lavorando su distanze come i 10.000 per poi puntare a una grande maratona in autunno: Berlino, Chicago, New York. Una major. Per un italiano sarebbe qualcosa di incredibile".

Leggi i commenti