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Fontana, l’intervista: “Non sono sazia, ho in mente tante cose. È presto per dire basta”

(ansa)

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La campionessa azzurra di short track ricevuta insieme agli altri atleti olimpici e paralimpici da Leone XIV in Vaticano
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CITTA’ DEL VATICANO – «Rappresentare il tricolore è prima di tutto un privilegio». Ne è convinta Arianna Fontana, campionessa di short track, ricevuta ieri insieme agli altri atleti olimpici e paralimpici da Leone XIV in Vaticano. Nel pomeriggio una delegazione di azzurri è stata ricevuta dalla premier Meloni a Palazzo Chigi.

Fontana, cosa ha detto al Papa?

«Avremmo potuto dirgli tantissime cose però il tempo era molto limitato, lo abbiamo ringraziato per il supporto perché è molto vicino allo sport. E poi gli ho regalato un pensiero da casa, una medaglietta in pietra ollare, la nostra pietra tipica valtellinese».

Il Papa ha invitato a vivere lo sport come un momento di incontro in un periodo di guerra: sono parole che condivide?

«Assolutamente sì, lo sport è una scuola di vita perché…

CITTA’ DEL VATICANO – «Rappresentare il tricolore è prima di tutto un privilegio». Ne è convinta Arianna Fontana, campionessa di short track, ricevuta ieri insieme agli altri atleti olimpici e paralimpici da Leone XIV in Vaticano. Nel pomeriggio una delegazione di azzurri è stata ricevuta dalla premier Meloni a Palazzo Chigi.

Fontana, cosa ha detto al Papa?

«Avremmo potuto dirgli tantissime cose però il tempo era molto limitato, lo abbiamo ringraziato per il supporto perché è molto vicino allo sport. E poi gli ho regalato un pensiero da casa, una medaglietta in pietra ollare, la nostra pietra tipica valtellinese».

Il Papa ha invitato a vivere lo sport come un momento di incontro in un periodo di guerra: sono parole che condivide?

«Assolutamente sì, lo sport è una scuola di vita perché ci sono avversari ma non siamo mai nemici. Lo sport insegna a vincere senza sminuire i tuoi avversari, mantenendo sempre il rispetto».

Un momento dell'udienza di Papa Leone con gli atleti olimpici e paralimpici di Milano-Cortina (ansa)

Lei ieri al Quirinale ha detto delle parole che hanno visibilmente toccato il presidente Mattarella: come si è sentita?

«È sempre emozionante andare al Quirinale e questa Olimpiade è stata veramente ricca di tantissimi momenti indimenticabili. Come ho detto, per me il presidente Mattarella ha rappresentato un po’ tutti i nostri sostenitori italiani, tutti i fan, è stato il nostro fan numero uno, se possiamo dire così. Ci è stato veramente vicino, ci ha sostenuto e l’ha fatto in modo semplice e umano: è venuto al villaggio, ha telefonato a me e ad altri atleti, ci ha dedicato tempo a bordo pista e a bordo campo, ha tifato, ha condiviso le nostre tensioni, ha gioito con noi. È stato molto bello vederlo e ha veramente rappresentato quello che tutti gli italiani hanno vissuto durante le Olimpiadi».

A 35 anni cosa c’è nel suo futuro? È arrivato il momento di voltare pagina?

«Ho in mente tante cose, sto cercando di lasciare aperte tutte le porte. Mi sto godendo il momento, non ho pensato se continuare, se smettere, non ho la pressione di dover decidere. Ho pensato che magari dopo queste Olimpiadi mi sarei svegliata dicendo: “Bon, Arianna, sei soddisfatta, puoi smettere”, ma non ho quella sensazione. Però non ho neanche la sensazione di rimettermi in pista subito».

Arianna Fontana riconsegna il tricolore a Mattarella (ansa)

Avere in casa un marito allenatore, in questo senso, aiuta?

«Facilita le cose, sicuramente».

Arianna Fontana dopo l'oro nella staffetta mista

 

Che effetto le fa essere l’atleta più medagliata della storia italiana?

«È una forte emozione perché mi fa capire che il percorso partito da Torino 2006 ha avuto senso: è stato lungo, è stato faticoso, ma se tutte le scelte che ho fatto in questi vent’anni mi hanno portato dove sono oggi, qualche decisione buona l’ho presa».

L’Italia olimpica viene ricevuta al Quirinale e in Vaticano da Mattarella e da papa Leone, negli stessi giorni in cui il calcio italiano viene escluso dai Mondiali, con le parole di Gravina sugli sportivi dilettanti.

«Non penso che ci sia un motivo particolare per cui noi siamo qua e loro no. Il focus per me è l’uso nello sport della parola professionisti e della parola dilettanti: è una definizione fatta anni fa in un contesto diverso e che forse oggi bisognerebbe rivisitare».

Fontana al Meazza per Inter-Genoa

 (lapresse)

Lo spirito sportivo è molto evidente nelle Olimpiadi e nelle Paralimpiadi, pensa lo sia anche in sport dominati dal business?

«Sicuramente è fondamentale avere quella fame, quella voglia di rappresentare il tricolore. Rappresentare il proprio paese è prima di tutto un privilegio e bisogna sempre farlo con le più alte intenzioni possibili. Noi ci mettiamo sempre anima e corpo. Non so esattamente come sia la situazione nel calcio, non sta a me dire cosa funziona, cosa non funziona, cosa bisogna fare. Però spero che magari i calciatori riescano a vedere quello che facciamo noi e prendere un po’ di d’ispirazione anche in quello che facciamo».

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