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Stefano Mei: “La microspia in sede alla Fidal non è un affare interno. L’atletica ha tanti nemici”

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Il presidente federale parla dopo il ritrovamento di una cimice nella stanza del segretario generale: “Invidiati perché vinciamo”
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Stefano Mei giura di essere tranquillo: perché «non abbiamo niente da nascondere». Perché «da quando gareggiavo so che chi vince è sempre molto invidiato, si può dare fastidio a qualcuno». E perché è convinto che la storia della microspia trovata nella stanza del segretario generale della Federazione di atletica leggera (Fidal), Alessandro Londi, di cui Repubblica ha dato conto ieri, presto avrà uno sviluppo: «Si capirà tutto, di questo sono certo».

Cosa capirà, presidente?

«Non è possibile che sia una cosa interna, non ce n’è proprio il motivo. Comunque quello che c’è dietro questa microspia verrà fuori».

Si sarà fatto un’idea? Che storia è questa? Chi vi sta spiando?

«Primo punto: io, che sono l’unico titolato in quanto rappresentante legale della Federazione, ho saputo di tutta questa storia per caso. Nessuno mi ha avvisato. L’ho scoperto perché mi hanno detto che c’era la Polizia nella sede della Federazione».

Eppure lei è un poliziotto.

«Appunto, strano no? Invece di informarmi h…

Stefano Mei giura di essere tranquillo: perché «non abbiamo niente da nascondere». Perché «da quando gareggiavo so che chi vince è sempre molto invidiato, si può dare fastidio a qualcuno». E perché è convinto che la storia della microspia trovata nella stanza del segretario generale della Federazione di atletica leggera (Fidal), Alessandro Londi, di cui Repubblica ha dato conto ieri, presto avrà uno sviluppo: «Si capirà tutto, di questo sono certo».

Cosa capirà, presidente?

«Non è possibile che sia una cosa interna, non ce n’è proprio il motivo. Comunque quello che c’è dietro questa microspia verrà fuori».

Si sarà fatto un’idea? Che storia è questa? Chi vi sta spiando?

«Primo punto: io, che sono l’unico titolato in quanto rappresentante legale della Federazione, ho saputo di tutta questa storia per caso. Nessuno mi ha avvisato. L’ho scoperto perché mi hanno detto che c’era la Polizia nella sede della Federazione».

Eppure lei è un poliziotto.

«Appunto, strano no? Invece di informarmi hanno preferito chiamare il 113. Ci tengo però a dire che la Federazione non ha presentato alcun esposto o denuncia. Eppure saremmo i soli titolati a farlo. Nei prossimi giorni sentiremo i nostri legali».

Londi è accanto a lei da quando si è insediato. Ma dicono che i rapporti tra di voi si sono pesantemente incrinati.

«Si dicono tante cose… La verità è che la Fidal dà fastidio a tanti».

Restiamo su Londi: è vero che state trattando la sua buonuscita da tempo e che proprio in queste ore si dovrebbe concretizzare?

«Si dice da mesi ma poi non è stato concretizzato nulla. Noi siamo pronti ma la soluzione deve essere condivisa. Per il momento non c’è nessun accordo, vediamo cosa accadrà nelle prossime ore».

Ma perché avete litigato?

«Nessuna lite».

Però strana questa storia della microspia proprio in un momento così teso… La Fidal non è un posto qualunque.

«In che senso?».

La storia di Equalize con il fratello di un olimpionico, Giacomo Tortu, che rischia il processo per aver fatto spiare Marcell Jacobs, un altro compagno olimpico e suo compagno di squadra, non è bella.

«Mi sembrano due storie diverse».

Perché quella microspia?

«Non lo so. Ma lo scopriremo molto presto. Se è accaduto veramente qualcosa, tutto ciò avrà dei responsabili».

Potrebbe essere un’inchiesta dell’Autorità giudiziaria.

«Potrebbe certo. Ma, ancor più per la mia storia professionale, non posso che restare in un silenzio rispettoso».

Ma potrebbe essere anche una storia di spionaggio interno.

«Non lo credo. Ripeto: non è possibile che sia una cosa interna. Vedremo. Io dico soltanto una cosa: che, non me ne voglia Angelo Binaghi, ma la Federazione di atletica è la più vincente degli ultimi anni. Nessuno ha vinto come noi perché nel tennis o in altri sport ci può essere un atleta che vince, ma da noi invece sono tanti, donne e uomini, giovani e meno giovani, è la rivoluzione di un movimento. E in questi casi si attirano le invidie di tanti. Dobbiamo essere più forti. Lo saremo anche questa volta».

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