Schwazer: “Terzo al mondo, tra turni in hotel e nascondino coi figli. Gli Europei? Parliamone”
di Mattia ChiusanoAlex Schwazer, è il giorno più bello da quando la fermarono alla vigilia delle Olimpiadi di Rio de Janeiro?
“Forse ho raggiunto un livello mai toccato, se non avessi trovato vento avrei ottenuto un tempo ancora migliore, con tre minuti in meno. Ma quel che è successo in Germania vale ancora di più di quel che facevo da professionista. Perché oggi non vivo solo di marcia come una volta, sono un amatore, e la soddisfazione pensando a tutti i sacrifici miei e di chi mi sostiene è enorme”.
Nella nuova specialità olimpica della marcia, la maratona di 42,195 chilometri, dietro ai giapponesi Motofumi Suwa e Hiroto Jusho il terzo più veloce del mondo è un nome leggendario: Alex Schwazer. Mai arreso, nemmeno a 41 anni, diciotto dopo l’oro nella 50 km ai Giochi di Pechino 2008, dieci dopo la controversa squalifica di otto anni che lo li…
Alex Schwazer, è il giorno più bello da quando la fermarono alla vigilia delle Olimpiadi di Rio de Janeiro?
“Forse ho raggiunto un livello mai toccato, se non avessi trovato vento avrei ottenuto un tempo ancora migliore, con tre minuti in meno. Ma quel che è successo in Germania vale ancora di più di quel che facevo da professionista. Perché oggi non vivo solo di marcia come una volta, sono un amatore, e la soddisfazione pensando a tutti i sacrifici miei e di chi mi sostiene è enorme”.
Nella nuova specialità olimpica della marcia, la maratona di 42,195 chilometri, dietro ai giapponesi Motofumi Suwa e Hiroto Jusho il terzo più veloce del mondo è un nome leggendario: Alex Schwazer. Mai arreso, nemmeno a 41 anni, diciotto dopo l’oro nella 50 km ai Giochi di Pechino 2008, dieci dopo la controversa squalifica di otto anni che lo liberò pochi giorni dopo la fine delle iscrizioni per Parigi 2024 e ha ispirato un docu-film di Netflix. Vicino a Francoforte, a Kelsterbach, il marciatore altoatesino ha ottenuto il terzo crono mondiale dell’anno e il migliore europeo in 3h01’55’’.
Come ha fatto a preparare da amatore una delle migliori prestazioni del mondo?
“Agli Assoluti di mezza maratona di inizio marzo ad Alessandria ho sentito che posso dare ancora tanto a livello fisico. Mi sono detto, perché non provare anche la distanza completa? In queste cinque settimane sono andato due volte a settimana in pista a Lana, il mercoledì e il sabato, per allenamenti lunghi a cui non mi sottoponevo più da dieci anni. E non ho avuto problemi”.
E gli altri giorni che faceva?
“Lunedì e martedì sono giorni normali per me: lavoro otto o nove ore, e nella pausa pranzo o al mattino cerco di infilare un allenamento. All'Hotel Palace di Merano mi occupo dello Sport Lab in cui facciamo valutazioni biomeccaniche, posturali, metaboliche, cognitive sugli ospiti. Il mercoledì al mattino facevo l'allenamento lungo, poi in hotel avevo il turno pomeridiano, seguito la sera da un altro allenamentino. Tornavo a casa a Racines e il giovedì mi dedicavo solo alla famiglia. La sera rientravo a Merano e ripetevo la stessa routine del lunedì e del martedì. Poi di nuovo allenamento lungo. Domenica, di nuovo famiglia, da mia moglie Kathrin”.
I suoi figli sono piccoli, anche lì deve mettere impegno.
“Faccio i compiti con Ida, la più grande (nata nel 2017, ndr), che però ama la scuola e ha poco bisogno di aiuto. Le piace disegnare, colorare, fare giochi da tavolo. A Noah (nato nel 2020, ndr) piacciono invece le macchinine, e i giochi in giardino, quindi ci sfidiamo spesso a nascondino”.
Cambierà la sia vita dopo una prestazione del genere?
“Per me il tempo in famiglia è molto, molto importante. Ci tengo che il tempo trascorso con loro sia di qualità. Per questo non posso sempre preparare una gara come quella di domenica”.
In Germania è venuto Sandro Donati, suo allenatore ai tempi di Rio 2016 che le è sempre rimasto accanto nei momenti più difficili.
“È stato molto emozionante, perché dopo tanti anni siamo rimasti sempre uniti. È bello dopo un risultato così scoprire che abbiamo superato tante difficoltà insieme, e siamo ancora qui a dire la nostra”.
Il suo allenatore ora è Domenico Pozzovivo, protagonista di tante edizioni del Giro, tornato anche lui alle corse.
“Nella stessa giornata è finito terzo al Giro dell'Appennino. Mi trovo molto bene con lui: abbiamo le stesse idee sugli allenamenti, sulle metodologie, e non siamo più giovanissimi…”.
Ma come si fa a non pensare agli Europei di Birmingham dopo la sua gara?
“L’ultima grande manifestazione che ho preparato sono state le Olimpiadi di Parigi, perché speravo che mi accorciassero la squalifica. Da quel momento la mia attività serve solo per capire quel che sono in grado di fare, non per preparare una gara. Lunedì torno al lavoro in hotel, ho altro a cui pensare, non certo alla marcia e agli Europei: con questo spirito vorrei andare avanti”.
E se la invitassero a ripensarci?
“Ho partecipato a tutti i grandi eventi del mio sport, sono soddisfatto. Non voglio togliere il posto a nessuno, e l'atletica italiana ha tantissimi atleti forti, molto più giovani di me. Non posso lasciare il lavoro, quindi niente raduni in altitudine. Ma se la federazione ne vuole parlare, se ci sono i presupposti, io sono disponibile. Parliamone”.